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Procacciare il cibo ai tempi del Coronavirus: con il Food Delivery basta muovere un dito.


I riders, quelle mitologiche creature metà umane e metà mezzi di trasporto sgangherati, potrebbero essere eroi di una pandemia, una qualsiasi. Ovviamente gli eroi che non ci meritiamo, ma di cui potremmo avere urgente bisogno. Immaginateli sfrecciare per strade desertiche, tra negozi sbarrati e semafori lampeggianti. Qualcuno ci ha fatto addirittura un gioco in merito a postini in un mondo lontano lontano… Ed è piaciuto! Soltanto loro saranno in grado di sfamarci, visto che in questo “ipotetico caso” i supermercati e altri luoghi di approvvigionamento cibo, sarebbero vuoti o, peggio, pieni di zombie di gente con mascherine. Perciò, ecco, improvvisamente non vi sembra più così male pensare di far fare agli altri il lavoro sporco della spesa e farvi portare tale bene primario direttamente a casa, vero? Vediamo insieme come sfruttare al meglio il food delivery, questo fantastico dono nel caso sfortunato capitasse una pandemia (…o in ogni caso!).

Io non tocco te. Tu non tocchi me.

Abbiamo un caso lampante con l’epidemia di Coronavirus in Cina: McDonald’s Corp, Starbucks Corp e altre società di fast-food stanno aumentando i servizi di ritiro e consegna “senza contatto”.

I clienti ordinano da remoto, da mobile oppure da computer, i dipendenti sigillano i pasti in sacchetti, il tutto preparato con guanti e mascherine. Sul sito web di McDonald’s affermano che il fattorino consegnerà il pacco “ponendolo in un posto speciale, comodo per il ritiro”, evitando in questo modo ogni possibile contatto col cliente.

Yum-China- food delivery coronavirusPer la consegna, Starbucks suggerisce ai clienti di ordinare un caffè tramite la sua app e quindi di aspettare fuori dal bar fino a quando non ricevono un avviso di ritiro. Gli ordini vengono posizionati sui tavoli appena dentro gli ingressi del caffè.

Attualmente, i fattorini che devono consegnare i pasti, lasciano i pacchi sugli ingressi degli edifici, dopo aver disinfettato i sacchetti. Il cliente prende il sacchetto, lo porta a casa, si lava le mani e mangia serenamente. Ci sono stati casi in cui il rider deponesse il cibo sul retro del ciclomotore, in attesa che il cliente lo prendesse. O ancora, alcuni clienti si fanno consegnare il pacco usando l’ascensore. Qui sotto abbiamo un altro esempio di come i fattorini potrebbero far arrivare la pizza ai clienti.

pizza food delivery coronavirus pandemiaCiascuno fattorino porta carte d’identità che dimostrano che loro (e le persone che hanno prodotto e confezionato il loro cibo) sono stati sottoposti a scansione della temperatura corporea, per dimostrare che non hanno la febbre.

Questo è ciò che sta avvenendo adesso in Cina, per proteggere lavoratori e clienti. La paura da Coronavirus ha cambiato i consumi alimentari proprio nel Paese da cui è partita l’epidemia, facendo crescere il business delle consegne di cibo a domicili, secondo quanto afferma Meituan, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

In Italia porteranno ancora la pizza d’asporto?

Ma arriviamo alle domande importanti: qua in Italia ci porteranno ancora la pizza d’asporto (specificando di non portarla come in Breaking Bad)? Perché in alcune parti del Bel Paese il servizio di food delivery è andato in tilt, se non addirittura calato drasticamente.

Il panico sta colpendo il mondo del Food Delivery come una catastrofe. Il calo degli ordinativi del 80/100% da ieri sera sta producendo una “messa a risposo” della gran parte dei Riders veronesi“, affermano da Riders Union CISL Verona.

Altrove, invece, troppe richieste. Amazon Prime Now, solitamente impeccabile nel rispettare gli orari di consegna, è bloccato e si sta lavorando “per rafforzare il servizio”, comunicano da Amazon.spese-casa-amazon-pam-esselunga

Non va meglio in casa Esselunga, nota per portare a casa la spesa: l’applicazione mobile è in crash da domenica scorsa pomeriggio, mentre le spedizioni a casa sono arrivate a toccare i tre giorni d’attesa. “Purtroppo siamo stati travolti da questo aumento improvviso – rende noto l’azienda –, e al momento ci è impossibile garantire tempi più rapidi“. Da Carrefour, invece, pur tra grandi difficoltà il servizio, sta proseguendo con adeguata rapidità:Online come nei punti vendita – spiega l’ufficio stampa –, nel fine settimana è stato registrato un picco di richieste notevole. Specialmente in Lombardia siamo andati in overbooking, ma la logistica sta lavorando a pieno regime e sta riuscendo a evadere gli ordini. Di questo virus si parla ormai da un mese: eravamo preparati“.

Minore impatto sulle piattaforme di food delivery che si avvalgono di rider (e possono quindi trasportare soltanto quantità limitate). Glovo, per esempio, fa sapere di non aver accusato particolari sovraccarichi. Stesso dicasi per Uber Eats, che però lavora solo in minima parte con i supermercati. Lo scenario viene comunque monitorato in tempo reale.

In poche parole, siamo salvi. La pizza, in un modo o nell’altro, possiamo ancora mangiarla.

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Elisa Erriu

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"Lo scrivere" è il suo mestiere. Ma oltre alla coltre delle sue varie esperienze giornalistiche e dei suoi Master, c'è un mondo fatto di fantasy, anime, film, videogame, musica, Ichnusa, My Little Pony e oggettistica del Re Leone (l'originale!). Attenzione: se pronunciate per tre volte il suo nome giapponese, apparirà alle vostre spalle.
                   










 
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