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Attenti agli acquisti da UK: ora si pagano dazi e oneri doganali

Gli effetti imprevisti (ma prevedibili) della tanto chiacchierata Brexit

Come funzionano gli acquisti online dopo la Brexit? Insomma, sarà capitato a molti di voi di acquistare dal Regno Unito. Che fosse per un cambio particolarmente favorevole della sterlina, una qualche offerta brillante di una catena inglese o semplicemente perché il mercato britannico spesso offre una varietà di prodotti molto più ampia, ci sono un sacco di ragioni per comprare qualcosa dall’altra sponda della Manica. Con la diffusione del commercio online, tutto è diventato più facile e accessibile. O almeno, lo era fino a ora. Gli effetti della cosiddetta Brexit sono infatti arrivati fino a qui, con conseguenze piuttosto pesanti per i clienti italiani (e più in generale europei) che acquistano dall’Inghilterra.

Come funzionano gli acquisti online dopo la Brexit?

panorama di londra con bus rossiLa storica votazione per la Brexit si è tenuta in Inghilterra ormai diversi anni fa. Correva infatti l’anno 2016 quando si è tenuto il tanto discusso referendum, che ha visto il 52% della popolazione scegliere di uscire dall’Unione Europea. In questi anni le istituzioni (e diversi Primi Ministri britannici) hanno portato avanti le trattative per rendere effettiva questa decisione.

Lasciare l’Unione Europea infatti, non è una decisione particolarmente semplice da attuare, soprattutto dopo anni di convivenza. È stato necessario ridefinire tutta una serie di regolamenti e fra questi spicca chiaramente la circolazione delle merci, che è quello che interessa a noi. Se prima i beni attraversavano la dogana in maniera sostanzialmente ‘indolore’, ora che le trattative si sono finalmente concluse e le nuove misure sono in vigore la questione è più complicata. In estrema sintesi, dopo la Brexit acquistare online un bene proveniente dall’Inghilterra non è troppo diverso da uno prodotto negli Stati Uniti o in Cina.

La situazione è ancora diversa se il bene parte dall’Irlanda del Nord, per cui sono state approntate misure speciali. Per semplicità (e per maggiore frequenza di casi) ci riferiremo alle regole relative a Inghilterra, Scozia e Galles nell’articolo.

Ci sono diverse variabili da tenere in considerazione. La prima e più importante è il valore della merce. Se questo è inferiore a 135,00 £ (indicativamente 150,00 €, ma il cambio è di natura variabile) sarà necessario pagare l’IVA, calcolata sul totale di prezzo e spese di spedizione. In sostanza, se acquistiamo un prodotto per 90,00 € con 10,00 € di corriere, il nostro totale dopo il passaggio in dogana potrebbe toccare quota 122,00 €.

E se invece comprassimo qualcosa di più costoso, oltre la soglia di 135,00 £? Beh, la situazione diventa ancora più intricata, perché bisogna aggiungere i dazi doganali al conto. Questi sono una tariffa aggiuntiva, la cui entità dipende dal tipo di prodotto. Ogni categoria di bene ha infatti delle regole precise, consultabili sui siti delle dogane. Si tratta comunque di un costo in percentuale (spesso intorno al 5%), che va ad aggiungersi a quella sopracitata.

C’è poi da tenere in conto il cosiddetto onere per il vettore. Si tratta di un costo aggiuntivo (diverso dalle semplici spese di spedizione) richiesto da chi si occupa del trasporto. Ogni compagnia ha le proprie regole a riguardo, ma in generale esistono diversi scaglioni di valore della merce a cui corrispondono altrettanti costi. In linea di massima non sono previsti per la fascia più bassa, salendo fino a 10-15,00 € per quelle più alte.

Facciamo un po’ di conti…

lavagna piena di calcoli matematiciConfusi? Proviamo a chiarire la questione “acquisti online dopo la Brexit” con un esempio. Avete trovato una PlayStation 5 sul sito di una catena di negozi di elettronica del Regno Unito. Considerato quanto sia diventata rara la console nelle ultime settimane, decidete di acquistarla. Costa 449.99 £ che per semplicità convertiremo in 500,00 € tondi tondi, più 10,00 € di spedizione.

Il passaggio in dogana comporterà l’aggiunta di un dazio del 4%, sul cui risultato si calcolerà l’IVA al 22% e infine gli oneri del vettore (diciamo 5,00 €). Il totale sarà quindi 652,09 €, ben 142,09 € in più rispetto al prezzo di partenza, che dovrete versare al corriere quando vi consegnerà l’ambito pacco.

In tutto questo poi non abbiamo tenuto conto di un costo che è più difficile quantificare, ma che ha senza dubbio il suo impatto: quello delle tempistiche di consegna. Se prima della Brexit, come si diceva, il superamento del confine dell’Inghilterra era praticamente automatico, ora non è più così. L’uscita dall’unione doganale comporta la necessità di controlli approfonditi. La sola applicazione del dazio può richiedere per esempio una verifica dell’effettiva appartenenza del prodotto alla categoria dichiarata.

Cosa significa questo? Che se prima un bene poteva facilmente partire dall’Inghilterra e arrivare in Italia in tempi brevi, per effetto della Brexit ora queste tempistiche si allungheranno. E sia chiaro che non si tratta di una differenza trascurabile: si parla di giorni e giorni di attesa che si aggiungono. E intanto voi siete lì, davanti al vostro televisore, già con le mani riscaldate pronti per farle correre sul pad che fremete.

Con Brexit l’Inghilterra paga il costo di andare contro la corrente

tazza di té su bandiera del regno unitoAl di là delle battute, è chiaro che le conseguenze di Brexit per l’Inghilterra e la sua economia vanno ben oltre il mondo dei videogiochi. Perché se in fondo se una console si consegna in due o sette giorni, il danno non è così grave. Se invece parliamo di beni deperibili, come quelli alimentari o i fiori, la situazione è diversa. Un’attesa troppo lunga in dogana li rovinerà, facendo perdere loro di valore, o comporterà spese extra per garantirne la conservazione.

Questi (e molti altri) sono i costi che il Regno Unito paga per la sua scelta di andare contro la corrente. Brexit è infatti un processo che va nella direzione opposta a quella che, più o meno attivamente, sta prendendo il resto del mondo.

La tecnologia e il progresso hanno permesso di ridurre le distanze e ora sono sempre di più le relazioni tra i Paesi. I confini nazionali si fanno più sfumati e abbiamo accesso a culture diverse, entriamo in contatto con realtà di ogni tipo e questo ha evidenti ricadute anche sull’economia.

Quello che l’Inghilterra ha fatto con Brexit non è un semplice tentativo di rallentare questo processo di avvicinamento, ma di andare contro di esso. Una decisione che si poteva raccontare in modi diversi prima del voto e che ancora oggi può essere vista come sconsiderata o dettata da un desiderio di libertà e autoaffermazione.

Un 50 e 50 insomma, un po’ come il lancio in aria di un penny (e quasi le percentuali del referendum). Ma da che parte cadrà la moneta? Sarà solo la prova sperimentale a dare una risposta. Ora la moneta è in aria e si sta avvitando su sé stessa. Forse ha già superato l’apice del suo volo e sta tornando a terra, pronta a mostrare l’esito del lancio, forse no.

E anche se fare una previsione in questi tempi turbolenti è difficile, viene da chiedersi quanto i clienti europei saranno disposti a sopportare di pagare sovrapprezzi ingenti e difficili da quantificare all’acquisto oltre che tempi di consegna dilatati. E ancora quanto ci metteranno le grandi aziende del Regno Unito a trasferire le proprie sedi centrali sul Continente? Forse ancora più importante, quanto tempo ci vorrà prima che realtà dell’Unione Europea approfittino dell’occasione per sostituire quelle britanniche?

La moneta è in aria, non resta che attendere.

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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