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Anthony Levandowski: alla fine dovrà pagare $179 milioni a Google


Anthony Levandowski, uno tra gli ingegneri più desiderati della Silicon Valley, è stato alla fine condannato colpevole all’accusa di furto di segreti commerciali legati ai progetti di Google per cui ha lavorato. Per concludere questa disputa legale, iniziata dall’agosto dell’anno scorso, dovrà pagare “soltanto” $ 179 milioni.

Prima del processo

Partiamo dal principio della vicenda: sin dal 2004 Levandowski ha fatto parlare di sé nell’ambito della guida automatizzata, avendo costruito, insieme ad altri ingegneri della Università di Berkeley, una motocicletta a guida autonoma. Nel 2007 Levandowski si è unito a Google per lavorare su Google Street View. Mentre lavorava ancora su Google, ha creato altre società che portavano avanti progetti secondari, che, comunque, sono stati successivamente acquistati da Google.

Levandowski ha lavorato sull’auto a guida autonoma di Google fino a gennaio 2016, quando è partito per fondare Otto, una società che produce kit a guida autonoma per grandi camiom. Otto fu acquisito da Uber alla fine di luglio 2016,  a quel punto Levandowski assunse la guida delle operazioni automobilistiche senza conducente di Uber. Diede le sue dimissioni da Google, senza preavviso, proprio in questi anni e questo alla grande azienda statiunitense non è andato molto giù. Infatti, poco prima di lasciare la sede Google a Mountain View, l’azienda dalla bigG ha accusato Levandowski di aver scaricato e portato con sè 14 mila file con informazioni cruciali sulle vetture autonome.

levandowski furto google uberLevandowski VS Google. Alla fine ha vinto Google

Secondo le accuse, Otto avrebbe sfruttato le informazioni per i propri progetti, finendo poi nelle mani di Uber in seguito all’acquisizione. Il colosso del ride sharing ne avrebbe così beneficiato, sostanzialmente sfruttando il sistema già sviluppato da bigG.

Un tribunale ha decretato che Levandowski aveva intrapreso una concorrenza sleale e aveva violato il contratto con Google. Sebbene Levandowski abbia contestato la sentenza, alla fine ha vinto Google.

Levandowski potrebbe non dover pagare personalmente i soldi, poiché questo tipo di responsabilità potrebbe ricadere sul suo datore di lavoro. Tuttavia, Levandowski ha presentato oggi personalmente la bancarotta del Capitolo 11, affermando che il presunto debito di $ 179 milioni supera di gran lunga il suo patrimonio, che stima tra $ 50 milioni e $ 100 milioni.

 


Elisa Erriu

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"Lo scrivere" è il suo mestiere. Ma oltre alla coltre delle sue varie esperienze giornalistiche e dei suoi Master, c'è un mondo fatto di fantasy, anime, film, videogame, musica, Ichnusa, My Little Pony e oggettistica del Re Leone (l'originale!). Attenzione: se pronunciate per tre volte il suo nome giapponese, apparirà alle vostre spalle.
                   










 
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