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Il futuro è degli smartwatch o degli orologi tradizionali?

Il punto sul boom degli smartwatch: fenomeno passeggero o destinato a durare? Le differenze con gli orologi tradizionali

Quali saranno gli orologi del futuro? Allacceremo al polso smartwatch con funzionalità sempre più avveniristiche e gli orologi tradizionali verranno relegati a oggetti di antiquariato?

Oppure quella degli smartwatch è una moda destinata alla rapida obsolescenza, mentre gli orologi tradizionali hanno alcune caratteristiche tali da assicurarsi una vita pressoché eterna? Cerchiamo di scoprirlo assieme.

Gli orologi del futuro: il boom degli smartwatch

Ogni amante della tecnologia, ancor più se pone una certa attenzione alla propria forma fisica, è pronto a scommettere sul rilascio di smartwatch con funzionalità sempre più varie e sorprendenti.

Modelli attuali, che danno la possibilità di effettuare pagamenti contactless o di tracciare un elettrocardiogramma, mostrano solo in parte le potenzialità di questi wearable. Ma facciamo un passo indietro.

smartphone vs orologio tradizionale

Gli smartwatch: cosa sono, cosa fanno

Lo smartwatch è un orologio intelligente, che assomma al classico quadrante (ma in questo caso è meglio dire schermata) che mostra l’ora ulteriori funzionalità. E proprio su queste ulteriori funzionalità, che assecondano le esigenze sociali ed estetiche, si sta sviluppando un mercato sempre più affollato e competitivo.

Se i primi modelli (molti dei lettori ricorderanno alcuni Casio e Seiko degli anni Ottanta del Novecento) erano dotati di calcolatrice e, nei casi più fortunati, di alcuni semplici giochi, oggi siamo davvero in un’altra dimensione.

Portiamo al polso autentici computer, con app, funzioni radio, audio e video, che offrono la possibilità di rispondere alle chiamate e in alcuni casi hanno un sistema operativo proprietario.

Smartwatch e wellness

La moda degli smartwatch sta certamente avendo un validissimo alleato nella diffusione dello sport vissuto più come wellness che come pratica agonistica.

Spieghiamoci meglio. Ogni disciplina sportiva annovera sempre, naturalmente, appassionati amatori che si allenano con assiduità e intensità. Per loro, i più importanti brand di settore continuano a mettere sul mercato orologi ad hoc per monitorare con grande precisione le prestazioni.

Ma oggi lo sport sta avendo una curiosa diffusione sociale: sempre più persone fanno movimento, ma a un’intensità sempre più bassa. È il trionfo del wellness, per cui lo sport è visto come una commistione di attività fisica, pratica esistenziale ed esibizione estetica. Ed ecco che gli smartwatch si mostrano come l’ideale prolungamento tecnologico di questo fenomeno: con un solo strumento è possibile monitorare la qualità del sonno, l’oscillazione dei battiti cardiaci, la temperatura corporea, il consumo di calorie, i passi percorsi durante la giornata e in alcuni modelli anche i cicli del respiro.

Gli smartwatch, dunque, avranno davanti a sé un futuro sempre più roseo, grazie al fatto che la tecnologia offrirà soluzioni sempre più sofisticate? Oppure, proprio perché sono legati a filo doppio con l’attuale moda del benessere a portata di clic, subiranno un rapido declino?

Gli orologi del futuro saranno loro, o l’interesse verso gli smartwatch si esaurirà, a favore degli immortali orologi tradizionali?

orologio tradizionale

Il caso degli orologi al quarzo

Viene in mente un esempio. Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso hanno fatto irruzione sul mercato gli orologi al quarzo, che funzionavano grazie a una batteria. L’Astron Seiko, lanciato nel 1969, è stato il pioniere di una moda che ha bruciato le tappe, in virtù anche all’economicità dei prodotti, ma che in poco più di un decennio si è pressoché esaurita. Perché?

Perché il basso costo dei prodotti, assieme a un’estetica spesso modesta e a una meccanica approssimativa, hanno allontanato gli autentici appassionati di orologeria da un’ubriacatura collettiva. Che tra il 1970 e il 1983 ha fatto patire ai costruttori di orologi meccanici quella che è stata chiamata esplicitamente la crisi del quarzo.

Gli smartwatch potranno effettuare una parabola simile? Sì e no, crediamo noi. Sì se si paragona la loro fattura a quella degli orologi tradizionali. No, tuttavia, se si pensa – come abbiamo già scritto – che gli smartwatch sono strettamente collegati a una modalità di vita che non sembra davvero prossima a mutare.

Chi è sottoposto a un’esistenza frenetica e frastagliata avverte infatti due esigenze: quella di tenere tutto sotto controllo, se possibile attraverso un solo strumento, e quella di controllare con una certa sistematicità la propria condizione psicofisica. Cosa c’è di più appagante di un wearable che risponda a entrambi i bisogni?

Gli orologi del futuro: e i modelli meccanici?

Gli orologi meccanici, ricordiamolo, possono essere a carica manuale o automatica (tramite il movimento naturale del polso). Se tenuti in carica con costanza, la loro durata è potenzialmente eterna. Ma chi lo adopera più, oggi, un orologio tradizionale? Tralasciando smartwatch e sportwatch, si può leggere l’ora su qualunque dispositivo, a partire dallo smartphone.

È vero. Ma è vero anche quanto ha scritto Umberto Eco in “Non sperate di liberarvi dei libri”, uscito nel 2009 (il libro porta anche la firma di Jean-Claude-Carrière). Il volume era apparso quando molti lettori erano spaventati dall’entrata in scena dei primi e-book. Eco scriveva una frase fulminante: “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici: una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio.”

Benissimo: la frase si adatta anche all’orologio tradizionale. Il meccanismo è semplice: tre lancette che segnano ore, minuti e secondi. E non è migliorabile. Poi, si può discutere del contorno.

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Conclusione (provvisoria)

Quindi, la previsione è che gli smartwatch godranno ancora di buona salute piuttosto a lungo. Probabilmente se ne arresterà l’impeto solo quando la tecnologia non saprà davvero più cos’altro far stare all’interno dello strumento. Ma verrà davvero mai, quel giorno?

D’altro canto l’orologio tradizionale, che magari perderà sempre di più la sua funzione primitiva di oggetto da utilizzare per verificare che ore siano, continuerà a essere (e semmai sarà sempre di più) un baluardo dell’essenzialità, dell’eleganza, della qualità compositiva per quanto riguarda sia i materiali che la meccanica.

Gli appassionati dell’orologeria tradizionale pensano: la tecnologia vada pure dove vuole. Se io leggo l’ora, voglia leggerla su un bell’oggetto.

Perciò ci sentiamo di concludere così: se potessimo sbirciare cosa accadrà tra duecento anni, non saremo sicuri di ritrovare ancora gli smartwatch al polso degli esseri umani. Gli orologi tradizionali, molto probabilmente, sì.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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