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Quentin Tarantino si racconta alla Festa del Cinema di Roma 2021

Regista e sceneggiatore di culto, Quentin Tarantino ha saputo rivoluzionare il cinema di genere intervenendo, con modalità del tutto inedite e sicuramente innovative, sull’intreccio della storia, sconvolgendo sistematicamente la tradizionale linearità del racconto. Il successo arriva sin dal suo esordio con Le iene, prosegue con Jackie Brown, Kill Bill vol. 1, Kill Bill vol. 2, Bastardi senza gloria e arriva fino al suo ultimo lavoro, C’era una volta a… Hollywood. Le sceneggiature originali di Pulp Fiction e Django Unchained gli sono valse due Oscar. 

La Festa del Cinema di Roma celebra il genio di Quentin Tarantino con il Premio alla Carriera e con un Incontro Ravvicinato che lo ha visto dialogare con il pubblico della Festa. “C’è stato un momento della mia vita in cui guardavo qualsiasi film italiano. E ho dedicato gli anni migliori della mia carriera a realizzare la mia versione di questi film. Per questi motivi ricevere il Premio alla Carriera alla Festa del Cinema di Roma è fantastico!”, ha dichiarato Quentin Tarantino.

Quentin Tarantino si racconta alla Festa del Cinema di Roma 2021

Quentin Tarantino

Durante la conferenza stampa che ha visto protagonista assoluto proprio Tarantino, il regista statunitense ha risposte alle domande parlando delle tematiche più svariate, a partire da un possibile Kill Bill 3, al personaggio dei suoi film con il quale andrebbe più d’accordo, con la sua risata esuberante e contagiosa, si è raccontato e non ha perso l’occasione per far discutere e parlar di sé. “Sono cresciuto leggendo libri basati sui film che ho letto da ragazzo” ha dichiarato il regista. “Leggevo romanzi tratti da film mai visti. Poi ho pensato, è una grande figata, perché non faccio la stessa cosa per uno dei miei film?”.

Da quel momento per Tarantino è stato subito chiaro il suo romanzo sarebbe dovuto essere su C’era una volta a Hollywood: “Avevo tantissimo materiale perché avevo fatto una lunga ricerca sui personaggi, cose che sapevo non sarebbero mai arrivate sullo schermo ma che mi servivano per capire chi erano; è una novelization del mio film”.

Quentin Tarantino riceve il premio alla carriera

Quentin Tarantino

Il cinema è morto? Secondo Tarantino, che ha una sala a Los Angeles, il New Beverly, che da quando ha riaperto fa sempre il tutto esaurito, non è proprio così: “Sono stato molto fortunato a fare C’era una volta… a Hollywood nel 2019″. Parlando proprio di cinema, Tarantino alla domanda su quale film avrebbe cancellato dalla storia del cinema e quale persona ucciderebbe senza alcuna conseguenza, ha dichiarato di aver un grosso problema con il film Nascita di una nazione: “Uno dei motivi è che ha fatto rinascere il Ku Klux Klan nel Ventesimo secolo; avevano il controllo del Sud e tanti neri ed ebrei furono uccisi. Il Ku Klux Klan non sarebbe rinato se non fosse stato per per quel film”.

Nel corso della Festa del Cinema di Roma 2021, ha trovato spazio un lungo incontro del pubblico della manifestazione con Quentin Tarantino, che per l’occasione ha ricevuto anche il Premio alla Carriera della rassegna romana: il regista statunitense si è concesso per circa 90 minuti a un viaggio nella sua carriera.

“Il primo film che ricordo di aver visto è Più micidiale del maschio, un film di agenti segreti inglesi con protagonista Richard Johnson del 1964 o 1965. Avevo più o meno 5 anni e non avevo nessuna idea di cosa stavo guardando. C’era una scena quasi sadomaso, con una persona rapita e tenuta prigioniera. Rimasi molto intrigato, ma la parte politico-sessuale mi sfuggi completamente. Negli anni ’90, cominciai la mia collezione di film e all’improvviso mi apparve proprio Più micidiale del maschio. Quando l’ho visto, a un certo punto mi sono ricordato cosa stava per succedere e mi sono detto: era proprio il mio primo film!”

“Ho sempre avuto fin dall’inizio un’opinione abbastanza alta di me stesso, soprattutto per la mia capacità di scrittura dei dialoghi. All’inizio mi consideravo più uno sceneggiatore, poi col passare del tempo sono arrivato alla conclusione di essere un regista in grado di catturare cosa scrive lo sceneggiatore”.

Durante l’incontro viene proiettata una celebre scena di Jackie Brown con Robert De Niro e Bridget Fonda, cosa che ha portato il regista a parlare del suo processo di scelta degli attori: “Per questa scena inizialmente non avevo in mente Robert De Niro e Bridget Fonda. A volte può capitare di scrivere pensando a un attore, altre volte no. Fa parte del rapporto che si stabilisce fra me e il foglio di carta, poi il progetto evolve da solo. Devo dire che in genere funziona meglio se scrivo la sceneggiatura pensando a un attore già famoso”.

“Prendiamo per esempio il caso di Hans Landa, interpretato da Christoph Waltz in Bastardi senza gloria. Probabilmente il risultato non sarebbe stato così articolato e ricco se mi fossi messo a scrivere pensando a un particolare attore. Mentre scrivevo, non mi ero reso conto che Landa fosse un vero genio dal punto di vista linguistico. Era necessario avere un attore con le stesse caratteristiche. Quindi mi sono chiesto: ho scritto un ruolo che nessun attore potrà mai interpretare? Poi ho trovato Waltz. Se avessi pensato a qualcuno, il personaggio sarebbe stato limitato”.

“Un esempio opposto è quello di King Schultz in Django Unchained. Dopo aver lavorato con Waltz, ho scritto il personaggio per lui, perché sapevo esattamente ciò che era in grado di fare, il tipo di voce, il timbro e il ritmo. Questo è accaduto anche con Samuel L. Jackson, perché dopo aver fatto Pulp Fiction avevo in testa la sua voce. C’è sempre bisogno di trovare un compromesso, perché è chiaro che se scrivi con in mente un particolare attore valorizzi i suoi punti di forza e scrivi in modo tale da farli emergere e da dare più impatto al personaggio. Questo però significa anche evitare di includere aspetti per i quali pensi che quell’attore non abbia le qualità giuste. Questo limita un po’ l’impatto, perché c’è il rischio di non lasciarsi trasportare dal personaggio stesso”.

Quentin Tarantino ha poi parlato della sua venerazione per Sergio Leone, tale da indurlo a riferirsi al regista italiano per le inquadrature molto ravvicinate: “La chiamo direttamente una Sergio, che non è questa specifica inquadratura, perché per essere una Sergio deve essere un primissimo piano molto ravvicinato. Francamente trovo che sia assurdo chiedere i 10 film preferiti di un decennio. Forse i primi 3, ma è comunque una cosa che non si può prendere sul serio. L’eccezione è Il buono, il brutto, il cattivo, che è sempre in tutte le mie liste perché è effettivamente il mio film preferito. Non mi dilungo sul perché, lo è e basta”.

“Ci ho messo 8 anni per convincere le altre persone del fatto che sono un regista. Dentro di me, appena ho capito cosa fosse un regista ho saputo che era quella la mia strada. Già da ragazzino ero legato al mondo del cinema e volevo farne parte. Mia mamma e il mio patrigno dicevano che sarei diventato un regista già quando ero ancora un bambino. Anche quando volevo fare l’attore, gli eroi per me erano sempre i registi: volevo fare un film con quel particolare regista. Quando ho iniziato a studiare recitazione, ho trovato compagni che sapevano molto meno di me, perché a me interessava il cinema, mentre loro erano interessati solo a loro stessi. Per me era troppo poco fare l’attore, quel film doveva essere mio”.

Quentin Tarantino ha parlato dello scontro finale fra Calvin Candie e King Schultz in Django Unchained:
“Ogni volta che rivedo quella scena, mi ricordo che Leonardo DiCaprio cadendo ha sfiorato un mobile con la testa. Ogni volta mi sembra che manchi ancora meno prima di colpirlo. Durante le riprese della scena a tavola, a un certo punto è successo un incidente: Leo ha letteralmente distrutto un bicchiere sbattendolo sul tavolo. È stato molto interessante vedere la sua reazione, che è stata straordinaria. Noi della troupe abbiamo trattenuto il fiato, pensando che si mettesse a urlare, ma lui è un attore magnifico e per due minuti ha gestito la cosa, addirittura giocherellando con questo sangue. Questo episodio ha portato Leo a raggiungere livelli straordinari in quei 2 minuti”.

The Hateful Eight è stata la prima (e ultima) collaborazione di Quentin Tarantino con Ennio Morricone:
“È un sogno che si è realizzato, perché Morricone è stato il mio compositore preferito in assoluto. Da tanto tempo usavo la sua musica, e lui mi ha fatto sapere che sarebbe stato disponibile per una colonna sonora. Per The Hateful Eight mi sono reso conto che c’era bisogno di una colonna sonora originale, mentre solitamente scelgo una specifica musica. Se lui mi avesse detto di no, avrei fatto come al solito”.

“Mandai a Ennio la sceneggiatura tradotta in italiano. Ero a Roma per il David di Donatello, arrivai prima apposta per incontrarlo a casa sua. Lui mi chiese quando avrei iniziato a girare il film. Per la sua sorpresa, io gli ho detto che era già finito e che avevo bisogno della colonna sonora. Ennio mi ha risposto che purtroppo era impegnato. Poi però mi ha detto che aveva in testa un tema che poteva essere quello principale e me l’ha descritto. Riflettendo, mi ha detto che il tempo per comporre tutta la colonna sonora non c’è l’aveva ma per il tema in versioni diverse sì”.

“Stava lavorando sulla colonna sonora che aveva già composto per La cosa di John Carpenter e mi ha detto che poteva arrivare a una decina di minuti. Mi ha detto che era stata usata solo la parte del tema principale di Carpenter col sintetizzatore, per cui si poteva trovare qualche soluzione. La sera dei David, Ennio mi ha detto che ce la poteva fare e che aveva qualche tema in mente per arrivare a 25 minuti o addirittura a 40 con qualche arrangiamento alternativo. Poi ha aggiunto che si potevano utilizzare dei brani composti per Carpenter ma mai usati, e così è andata. È stato un vero gigante, posso dire solo questo”.

Quentin Tarantino ha parlato del suo amore per il cinema di genere italiano: “Ho avuto la fortuna di crescere negli anni ’70, quando regolarmente si vedevano i film dei registi italiani che sfruttavano il filone del cinema di genere. Questo è continuato negli anni ’80 quando si trovavano facilmente anche le VHS, per esempio quelle dei vari cloni di Rambo. Mettendo da parte gli spaghetti western, ho notato che quando gli italiani mettevano in campo queste dinamiche di genere lo facevano molto meglio degli americani. Il cinema italiano aveva la grandezza di spingere fino all’estremo, con la musica e col sesso dell’estremo. Erano film quasi teatrali”.

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