!function(f,b,e,v,n,t,s){if(f.fbq)return;n=f.fbq=function(){n.callMethod? n.callMethod.apply(n,arguments):n.queue.push(arguments)};if(!f._fbq)f._fbq=n; n.push=n;n.loaded=!0;n.version='2.0';n.queue=[];t=b.createElement(e);t.async=!0; t.src=v;s=b.getElementsByTagName(e)[0];s.parentNode.insertBefore(t,s)}(window, document,'script','https://connect.facebook.net/en_US/fbevents.js');

Quora: “Ecco cosa ci differenzia da Yahoo Answers”

Jeans, camicia fuori dai pantaloni e scarpe da tennis. Adam D’Angelo, CEO e co-fondatore di Quora, sembra un 32enne come tanti, eppure la sua azienda vale quasi 2 miliardi di dollari. Lui però non sembra essersi montato la testa e con estrema serenità ed un pizzico di entusiasmo ci racconta l’arrivo in Italia del famoso […]


Jeans, camicia fuori dai pantaloni e scarpe da tennis. Adam D'Angelo, CEO e co-fondatore di Quora, sembra un 32enne come tanti, eppure la sua azienda vale quasi 2 miliardi di dollari. Lui però non sembra essersi montato la testa e con estrema serenità ed un pizzico di entusiasmo ci racconta l'arrivo in Italia del famoso portale che permette agli utenti di porre qualsiasi tipo di domanda.

La qualità prima di tutto

"Ho cercato di capire cosa avessero sbagliato i siti web che propongono una formula simile. Ci sono dei piccoli blog che offrono risposte di qualità ma la maggior parte dei prodotti che sono riusciti a conquistare migliaia di utenti hanno ora un livello qualitativo molto basso. E questo li rendi praticamente inutili", mi dice Adam mentre cerca di spiegarmi perché dovrei optare per Quora piuttosto che porre le mie domande su Yahoo Answers.

Il punto focale del prodotto nato grazie agli sforzi di D'Angelo e di Charlie Cheever è quindi la qualità. Non solo delle domande – che statisticamente risultano molto più sensate e culturalmente interessanti rispetto a quelle che trovate sul sito della concorrenza – ma soprattutto dei differenti responsi. Grazie ad un sistema di valutazione delle risposte, ad una costante moderazione e ad avanzati algoritmi, Quora mette in risalto le opinioni più interessanti, utili ed approfondite e permette agli esperti di ogni settore di trovare facilmente nuove curiosità da soddisfare. Per Adam è una specie di circolo virtuoso basato sull'onestà e sulla curiosità degli utenti che consente a chiunque di espandere la propria conoscenza.

"Non so se abbiamo lo stesso impatto di Wikipedia sulla cultura generale delle persone ma penso che il nostro apporto sia in continuo aumento", mi racconta il co-fondatore di Quora. D'Angelo però ci tiene ad evidenziare un'importante differenza tra il suo prodotto e l'enciclopedia online: mentre quest'ultima tende all'anonimato e all'imparzialità, il suo sito web vuole esaltare le competenze del singolo. Ecco perché su Quora non solo siete chiamati ad usare il vostro nome reale ma anche ad aggiungere i vostri titoli di studio, le vostre aree di interesse e le vostre esperienze lavorative. Tutto questo consente agli utenti di costruirsi una reputazione basata su ciò che effettivamente conoscono e sanno fare, dando loro maggior credibilità anche nel mondo del lavoro.

A testimoniare poi l'impegno di Adam e compagni c'è anche l'appeal che Quora esercita sui personaggi famosi, tra cui il Primo Ministro canadese Justin Trudeau, l'ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton, il CEO di TED Chris Anderson e l'autore di The Martian Andy Weir. Di fronte a questo elenco non ho potuto fare a meno di chiedere ad Adam come siano riusciti a coinvolgere tutte queste personalità di spicco: "Alcuni di questi personaggi noti hanno un intero staff che si occupa di aiutarli a raggiungere un determinato obiettivo. Per Hillary Clinton, ad esempio, era la vittoria alle elezioni presidenziali. Sono quindi loro che ci hanno contattato e a qual punto abbiamo cercato di capire come collaborare. Non è però così per tutti. Alcuni sentono conoscenti ed amici parlare di Quora e decidono di iscriversi proprio come farebbe chiunque altro".

L'arrivo in Italia

L'italiano non è la prima lingua ad essere stata implementata all'interno di Quora dopo il suo debutto in inglese, ma è sicuramente quella meno utilizzata. Insomma, lo spagnolo viene usato da circa 500 milioni di persone in tutto il mondo e il francese da più di 300 milioni, mentre la nostra lingua viene parlata da 85 milioni di esseri umani, pochi se paragonati a quanti invece conoscono l'arabo, il cinese, l'hindi o il portoghese.

Perché quindi optare per l'Italia? "Penso che il motivo principale sia stato il fatto di essere già propensi all'espansione verso il mercato europeo. Inoltre, ci sono persone in Italia che parlano inglese e questo ha permesso ad alcuni di loro di utilizzare Quora prima del suo arrivo nel vostro Paese. Direi che è stata quindi una combinazione di questi due fattori che ha reso il tutto più semplice per noi. Se avessimo optato per l'arabo – e, credimi, vogliamo assolutamente includerlo – avremmo dovuto affrontare diversi problemi, a partire dal fatto che la scrittura è da destra verso sinistra. Sarebbe stato molto più impegnativo. – mi spiega pazientemente Adam – E poi c'è l'aspetto culturale. L'Italia dà molto valore all'apprendimento e questo la rende compatibile con il nostro prodotto. Non so se è così per tutte le altre lingue ma credo che lo scopriremo con il tempo."

A questo punto mi sono chiesta perché creare una versione italiana del sito invece di tradurre le domande e le risposte già presenti, proprio puntando su quella schiera di utenti bilingue che usano Quora già da anni. A soddisfare la mia curiosità ci pensa nuovamente il CEO dell'azienda: "Ci abbiamo pensato e forse implementeremo questa cosa in futuro, ma penso che gli italiani abbiamo una visione del mondo leggermente diversa rispetto a coloro che parlano nativamente inglese e soprattutto potrebbero voler porre quesiti specifici sulla politica o sulla cucina italiana ad esempio. Insomma, è un Paese diverso con una cultura differente. Non volevamo imporre la nostra."

Il futuro di Quora

Ma qual è il futuro di questo portale che punta tutto sulla qualità di ciò che offre?

"Ci stiamo internazionalizzando. Per ora ci stiamo concentrando sull'Europa ma poi ci piacerebbe raggiungere anche il resto del mondo. Questo ci permetterà di avere più utenti, più domande ma soprattutto più risposte. Tutto ciò ci consentirà di migliorare nell'inviare i quesiti giusti alle persone che possono fornire i riscontri più adeguati. Ecco perché ci stiamo focalizzando anche sull'apprendimento automatico, cosa che migliorerà a sua volta l'esperienza degli utenti aiutandoli ad ottenere le informazioni che cercano".

Prima di salutare Adam provo a chiedergli quali sono invece i suoi progetti vista la giovane età. D'Angelo è infatti passato da CTO (Chief Technology Officer) di Facebook a CEO di una società che vale milioni di dollari e non mi sembra il tipo disposto a fermarsi: "Per ora voglio concentrarmi su Quora. – mi risponde invece Adam – Voglio traghettare Quora verso il futuro perché credo che possa avere davvero un grande impatto sul mondo".

Ma alla pratica, come si usa?

Vi ho raccontato quali sono i suoi punti di forza, perché è arrivato in Italia e quali progetto ha il suo CEO per il futuro, ma come fare per provarlo? Semplice: Quora è disponibile da pochi giorni anche in italiano, è raggiungibile a questo indirizzo ed utilizzarlo è facilissimo. Tutto ciò che dovete fare è iscrivervi, completare il vostro profilo selezionando i settori che vi interessano e – se volete – inserendo le vostre esperienze lavorative e il vostro titolo di studio.

Una volta finito, non vi resta che esplorare il sito, porre le vostre domande e rispondere a quelle poste dagli altri utenti. Attenzione però: qui non si tratta di fornire un riscontro con l'obiettivo di guadagnare punti come succede su Yahoo Answers, ma di aiutare qualcun altro. Quindi prendetevi tempo, rilassatevi e date il vostro contributo.


Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
                   










 
Sì, iscrivimi alla newsletter!
close-link