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A che punto è il vaccino italiano di ReiThera contro il Covid-19

Il vaccino Made in Italy tra speranze e ritardi. E con un recente stop della Corte dei conti

Andiamo alla scoperta di tutto quello che c’è da sapere su Grad-Cov-2, il vaccino italiano di ReiThera.

Il siero aveva fatto parlare di sé soprattutto all’inizio del 2021. Ma un recentissimo intervento della Corte dei conti che ne ha bocciato l’investimento mette in forte dubbio la commercializzazione del siero, almeno nel futuro prossimo.

Chi è ReiThera

ReiThera è una società fondata nel 2007, la cui sede è situata nel tecnopolo di Castel Romano, in provincia di Roma. L’azienda è di proprietà della svizzera Keiles, con sede a Basilea, ma il suo staff è interamente italiano.

Reithera si occupa principalmente dello sviluppo, della produzione e della fase di test di prodotti biofarmaceutici per terapie avanzate, dedicate alla prevenzione e cura di malattie infettive o genetiche.

Quando nasce il vaccino di ReiThera

Già nella primavera del 2020 ReiThera aveva dichiarato di lavorare a “un nuovo vaccino per prevenire l’infezione da virus Sars-Cov-2 responsabile di Covid, basato su un nuovo vettore adenovirale in grado di indurre risposta immunitaria protettiva di tipo umorale e cellulare”.

Come funziona il vaccino di ReiThera

Il vaccino di ReiThera, il cui nome è Grad-Cov-2, si basa su un vettore virale non replicante, cioè un virus ingegnerizzato in laboratorio, incapace di creare un’infezione e di replicarsi. È un Adenovirus estratto da un gorilla, utilizzato per trasportare l’informazione genetica della proteina Spike del Coronavirus. Ossia il guscio – diciamo così – del patogeno, che si lega al recettore ACE-2 delle cellule umane, inserendovi l’RNA virale.

In sintesi, siamo protetti se gli anticorpi attaccano la proteina Spike e impediscono al virus di agganciarsi alle nostre cellule. E il vaccino di ReiThera lo fa appunto attraverso il vettore virale innocuo, la cui proteina una volta in circolo viene riconosciuta dal sistema immunitario come anomala e stimola la produzione di anticorpi.

Reithera

La sperimentazione allo Spallanzani

È dell’agosto dello scorso anno la fase di sperimentazione del vaccino di ReiThera, grazie a novanta pazienti volontari dell’Istituto Spallanzani di Roma. Era la cosiddetta fase uno, che ha dato un’ottima risposta immunitaria nel 90% dei partecipanti al trial.

L’azienda romana poche settimane fa aveva dichiarato di essere impegnata nelle fasi due e tre della sperimentazione clinica del Grad-Cov-2. La presidente Antonella Folgori aveva detto: “Ci stiamo adattando ad un contesto sanitario, epidemiologico e sociale in rapida evoluzione. Ci avvarremo del parere e delle linee guida dettate dalle agenzie regolatorie”.

La fase uno aveva ingenerato un grande ottimismo, al punto che lo scorso gennaio la presidente aveva considerato la concreta possibilità di avere pronte per la primavera (cioè adesso) milioni di dosi del siero.

Il finanziamento di gennaio

A gennaio l’entusiasmo era massimo anche perché risale ad allora il contratto tra il ministero dello Sviluppo economico, Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, con a capo l’ex commissario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri) e l’azienda.

Grad-Cov-2 era entrato nella fase due a marzo, ma adesso sta andando incontro a non pochi problemi e rallentamenti.

Lo Spallanzani si defila

Per il Grad-Cov-2, il vaccino italiano creato da ReiThera, ultimamente le cose non sembrano procedere per il verso giusto. Anzitutto, l’Istituto Spallanzani ha abbandonato il progetto, finora senza aver dato nessuna motivazione. Quello che è certo è che l’istituto non ha messo a disposizione ulteriori volontari oltre ai novanta della fase uno.

reihera Grad-Cov-2

Lo stop della Corte dei conti

La ricerca per il Grad-Cov-2 avrebbe dovuto essere finanziata con 81 milioni di euro, di cui 41 a fondo perduto, provenienti da Invitalia.

Ma i giudici contabili hanno fermato il finanziamento, e prorogato a data da destinarsi la fase tre. Non si contesta nulla dal punto di vista scientifico, ma viene insinuato il dubbio sull’utilizzo del denaro pubblico. Che, spiega la Corte dei conti, deve sostenere unicamente tutte le operazioni necessarie allo sviluppo del vaccino. E non “le finalità generali di rafforzare la consistenza patrimoniale dell’impresa”. Pare infatti che ReiThera avesse chiesto di utilizzare parte dei sussidi per acquistare un immobile da quattro milioni di euro a Castel Romano.

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Le dichiarazioni

Così si è espresso il generale Figliuolo: “Sul tema Reithera c’è stato lo stop del finanziamento perché la società sta aspettando lo scientific advice dell’Ema, che è la conditio sine qua non per andare alla terza fase. È chiaro che è importantissimo avere autonomia di produrre vaccini ma ai fini della campagna vaccinale abbiamo quattro vaccini, presto cinque con l’arrivo del tedesco Curevac, che chiaramente ci mette al sicuro per le somministrazioni. Il nostro vaccino Reithera è più in un ottica di medio e lungo termine ed è fortemente attenzionato dal ministero dello Sviluppo economico”.

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti non vuole abbandonare il progetto: “Se i risultati scientifici della seconda fase sono buoni, certamente faremo uno sforzo per salvare il progetto di ReiThera”.

E intanto, in un webinar, il direttore medico dell’azienda romana, Roberto Camerini, ha precauzionalmente spostato in avanti la probabile data della commercializzazione del Grad-Cov-2. “Nel terzo o quarto semestre del 2023”, ha detto.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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