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Lo smart working nella pubblica amministrazione sta per finire

Cosa cambierà per i dipendenti pubblici

L’era dello smart working nella pubblica amministrazione si sta avviando a conclusione.

O almeno, il lavoro in presenza negli uffici delle PA tornerà a essere predominante, a differenza di quanto sta accadendo ormai dal marzo del 2020, ai tempi del primo e più duro lockdown.

Le regole potrebbero cambiare anche in virtù di un correttivo che probabilmente sarà introdotto nel decreto green pass.

Il testo sarebbe a oggi allo studio dei tecnici. E in sostanza prevedrebbe un mutamento di prospettiva e di priorità tra il lavoro da remoto e quello in presenza.

Smart working e pubblica amministrazione: cosa cambierà

I dettagli del correttivo sono sconosciuti, perché si stanno definendo proprio in questi giorni.

L’idea alla base sarebbe comunque quella del cambiamento del rapporto di subalternità: la regola diventerebbe il lavoro in presenza, e l’eccezione sarebbe rappresentata dallo smart working.

A stabilire modi e tempi del lavoro agile sarebbero i dirigenti di ogni singola amministrazione, a seconda delle esigenze organizzative di ogni ambiente. E di quelle specifiche di chi farà richiesta di lavorare da remoto.

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La posizione di Renato Brunetta

In questo senso, la posizione del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta è sempre stata chiara.

Nonostante il decreto proroghe avesse annullato le percentuali minime di smart working nelle pubbliche amministrazioni (fissato al 50%, diventato poi il 60%), i monitoraggi hanno indicato che le PA erano dominate dal lavoro a distanza anche in alcune funzioni centrali.

Renato Brunetta ha dichiarato la sua netta preferenza per il lavoro in presenza. Commentando le positive stime Istat del Pil per il secondo trimestre del 2021 (+2,7% sul primo trimestre, +17,3% annuo), il ministro ha detto: “Potrebbe essere addirittura superiore, se si ripristinerà la modalità ordinaria di lavoro in presenza, tanto nel pubblico quanto nel privato. Partendo dalla scuola, con il rientro in classe di insegnanti e alunni. Un ritorno in presenza necessario anche per rendere pienamente effettive le riforme già attuate, come la semplificazione dell’accesso al superbonus 110%, nell’interesse di cittadini, famiglie e imprese”.

Smart working e green pass

Lo smart working nelle pubbliche amministrazioni rimarrebbe dunque in una forma semplificata sino al prossimo 31 dicembre, mentre da settembre dovrebbero riprendere le trattative per i rinnovi contrattuali.

Il nodo della questione sul lavoro da remoto è però rappresentato dal green pass. Il massiccio ritorno al lavoro in presenza da parte dei dipendenti pubblici implicherebbe l’obbligo del certificato verde. Da ciò deriverebbe un’altra questione, quella legata ai controlli e alle sanzioni.

L’argomento è scottante, e in previsione della prossima riapertura delle scuole ha acceso la protesta dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. Sono proprio i presidi, infatti, le figure deputate al controllo dei pass del personale scolastico. Dopo una dura lettera indirizzata al premier Mario Draghi e al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il ministero dell’Istruzione e quello della Salute starebbero approntando un’app che semplificherà le procedure di verifica della validità dei green pass.

Il problema politico

La fine dello smart working nelle pubbliche amministrazioni è anche subordinata a un discorso politico.

La riacquisizione del lavoro in presenza dovrà passare attraverso il dialogo con i sindacati. E poi ci sono le polemiche della quota di politici vicina ai no vax. Oltre alle resistenze di chi (anche all’interno della maggioranza) ha un punto di vista morbido rispetto all’obbligo della vaccinazione e del possesso della documentazione verde.

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I pareri discordi

L’idea, condivisa anche dal ministro della salute Roberto Speranza, è quella di introdurre l’obbligo di green pass per i dipendenti pubblici a partire da ottobre.

Misura che vede favorevole la senatrice di Forza Italia, Roberta Toffanin, vicepresidente della Commissione Finanze. Toffanin ha detto: “Lo stop da fine settembre al lavoro in smart working nella pubblica amministrazione, voluto con fermezza dal ministro di Forza Italia Renato Brunetta, è fondamentale per una reale e più efficace ripartenza.

Il rientro negli uffici dei dipendenti pubblici porterà infatti, secondo un report all’esame del governo, una maggiore crescita aggiuntiva del 2 per cento in un anno rispetto al 6 già previsto. Trenta miliardi in più di Pil che contribuiranno a quello che si annuncia come un vero e proprio nuovo boom economico”.

Di parere opposto l’opinione di Marco Carlomagno, segretario generale della Federazione dei lavoratori pubblici, secondo cui “il lavoro agile è una straordinaria opportunità e in questi mesi si è dimostrato indispensabile non solo per prevenire il contagio, ma soprattutto per modernizzare le nostre amministrazioni, il loro modo di lavorare e di rapportarsi con i cittadini, rendendo più semplici, accessibili e fruibili i servizi resi alla collettività”.

I dubbi di Carlomagno non riguardano solo l’aspetto epidemiologico. “Dal punto di vista strutturale si rischia di innescare un ritorno al passato, ripristinando modelli organizzativi burocratici e ipergerarchici che allontanerebbero sempre più la PA dal Paese, mortificando le tante professionalità presenti e i processi innovativi innescati in questi mesi”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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