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The Office: comicità da ufficio – Perché guardarla?

Parliamo di una delle comedy più influenti della storia recente

Probabilmente conoscete già The Office indirettamente per i tantissimi meme nati dalle sue scene più iconiche. Forse avete anche visto qualche sequenza, magari una di quelle dei celebri scherzi fatti da Jim a Dwight. Vi è venuta voglia di scoprire questo show, avete accarezzato l’idea ma non avete mai avuto voglia di iniziarlo davvero. Ebbene, la nostra rubrica Perché guardarla? serve anche a questo: darvi la spinta per iniziare un viaggio straordinario.

The Office, di cosa parla?

La premessa di The Office sta tutta nel suo titolo: la vita d’ufficio, quella tanto noiosa ma anche caratterizzata da eventi bizzarri o semplicemente buffi. Tutto parte da uno show inglese (tenetelo a mente, servirà più tardi), creato da due geni della comicità come Ricky Gervais e Stephen Merchant. L’idea era proprio quella di narrare i rapporti tra i colleghi di un’azienda, nella loro complessità e varietà.

Il principio resta anche nel remake americano dello show. Qui ci troviamo a Scranton, cittadina della Pennsylvania (curiosità: è il luogo di nascita del Presidente Biden) nella sede locale della Dunder Mifflin, un’azienda di dimensioni contenute che si occupa di carta.

L’ufficio è popolato di tanti lavoratori differenti. Si va dal rigido Dwight al più rilassato Jim, innamorato perso della receptionist Pam eternamente fidanzata con il rozzo magazziniere Roy, passando per l’indolente Stanley, il bizzarro Creed (il personaggio più esilarante per chi vi scrive), Toby, Darryl, Oscar, Phyllis, Meredith e molti altri ancora. Soprattutto, la sede di Scranton della Dunder Mifflin è territorio di Michael Scott, l’impacciato Regional Manager che domina lo show.

Come anticipato, alla base di tutto c’è il tentativo di mettere in scena le dinamiche tipiche di un ufficio. Proprio per questo non ci troviamo in una grande compagnia o in una qualsiasi altra location particolarmente caratteristica. The Office è un ritratto della vita abituale di un’azienda, con tutte le sue esilaranti sfumature, il più vicino possibile a quella che i suoi spettatori vivono ogni giorno.

Un team di massimo livello

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Ereditare un progetto nato dalla mente di due maestri della scrittura come Gervais e Merchant non era certamente un compito facile. La storia dei remake televisivi statunitensi di progetti britannici è lunga e costellata di fallimenti. Fortunatamente però la versione americana di The Office ha potuto raccogliere una serie di grandi autori, che proseguiranno con successo nella propria carriera, influenzando profondamente l’intrattenimento d’oltreoceano.

Quel principio di rappresentare la vita d’ufficio di cui si parlava più sopra è tradito e sostenuto allo stesso tempo. Da una parte infatti i dipendenti della Dunder Mifflin vivono una serie di eventi che difficilmente si ritrovano nelle compagnie del mondo reale. Non ci sono molte aziende che organizzano una serata casinò nel magazzino o che hanno un capo che prepara delle pseudo-Notti degli Oscar per premi aziendali. Tuttavia, la chiave sta nei rapporti ed è lì che The Office centra il punto.

Al di là degli eventi bizzarri che ogni tanto attraversano e delle esagerazioni legate alla narrazione, ognuno di noi può ritrovare caratteristiche chiave dei propri colleghi di lavoro tra i personaggi della Dunder Mifflin. Il capo importuno, il collega stakanovista all’estremo, quello più pigro, quella ossessionata dai propri gatti e sempre pronta a giudicare… Ognuno dei personaggi incarna una di queste figure, che gli spettatori riconoscono dalla propria vita quotidiana.

Però (e qui si trova la forza di The Office) non si tratta solo di stereotipi. Ognuno di questi personaggi, anche il meno approfondito, anche quello che con il tempo si è estremizzato maggiormente, ha in sé un’umanità e numerose sfumature. E così, quell’ufficio che non dovrebbe essere ‘speciale’, lo diventa e gli spettatori si affezionano a questa grande famiglia allargata che è la Dunder Mifflin.

Il merito è anche del cast

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Chiaramente una parte fondamentale del successo va anche agli interpreti. Un po’ perché tutti sono in qualche modo anche autori dello show, tra quelli che effettivamente fanno il ‘doppio lavoro’ e quelli che forniscono il proprio contributo tramite l’improvvisazione (di cui The Office fa largo uso). Un po’ perché effettivamente questa serie è stata una fucina di grandi talenti pronti a esplodere.

Interpreti come John Krasinski, Rainn Wilson, Jenna Fischer, Craig Robinson, Kate Flannery, Creed Bratton, Ed Helms e molti, molti altri hanno dato davvero vita ai propri personaggi. Sono riusciti davvero a renderli memorabili e iconici, conquistando i cuori degli appassionati. Soprattutto (non lo abbiamo sottolineato abbastanza finora) hanno reso esilarante questo show.

Questo complesso mix di umanità e risate rende The Office davvero una perla delle comedy moderne. È difficilissimo riuscire a limitarsi nel citare le sequenze esilaranti che ha regalato al proprio pubblico, spesso intrecciate a momenti toccanti. Tra appassionati si possono passare ore a ricordare battute entrate nella storia, perfettamente costruite per generare una risata.

In tutto questo merita una menzione speciale Steve Carell, una stella in procinto di esplodere all’epoca della prima stagione. La sua interpretazione di Michael Scott è stato il collante che ha permesso di tenere in piedi la serie, creando un legame fortissimo con gli spettatori, tra i suoi momenti più alti e più bassi. Non sorprende la sua continua candidatura ai Golden Globe (con una vittoria all’attivo) proprio per questa sua performance.

The Office, istruzioni per l’uso della prima stagione

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Insomma, ora avete un’idea del perché dovreste iniziare al più presto a vedere questo show e speriamo di essere stati convincenti. Tuttavia, c’è un aspetto che è importante mettere in chiaro prima che schiacciate play: all’inizio odierete tantissimo The Office (salvo rare eccezioni, chiaramente).

La prima stagione di questo show infatti è estremamente acida e dura da digerire. L’umorismo si basa in gran parte sull’imbarazzo generato da Michael Scott, fattore che lo rende un personaggio al limite del sopportabile. Questo potremmo definirlo un ‘problema di traduzione’: l’idea iniziale era infatti restare il più possibile fedeli alla versione britannica, tanto che il pilot è un remake quasi perfetto di quello originale. Ma la televisione americana è diversa da quella inglese (ve l’abbiamo già raccontato) e semplicemente non poteva funzionare.

Il consiglio quindi è quello di tenere duro, superare quei sei episodi iniziali che vi faranno dubitare del nostro consiglio o di quello dei vostri amici e ignorare le perplessità. Con la seconda stagione sentirete da subito un cambio di passo profondo, un nuovo stile, addirittura dei nuovi colori. Solo a quel punto The Office sarà davvero iniziato e potrete giudicarlo. E ne sarete conquistati per sempre.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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