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The Social Network compie 10 anni. Abbiamo bisogno di un sequel?
Il film ha raccontato il lato oscuro di Facebook quando ancora tutti ne erano innamorati


The Social Network ha debuttato al cinema il primo ottobre del 2010, dieci anni fa. All’epoca nessuno avrebbe pensato che un film su una delle aziende di maggior successo della Silicon Valley potesse diventare una delle pellicole più apprezzate del decennio che era appena iniziato. Eppure Esquire lo ha definito il Quarto Potere dell’era di internet, Vulture crede che sia più attuale ora di quando è uscito e lo stesso sceneggiatore del film pensa che un sequel sia necessario.

The Social Network, mito dell’origine

“Ok, probabilmente diventerai un vero mago dei computer non mi stupirebbe, ma passerai la vita a pensare che non piaci alle ragazze, perché sei un nerd, ma io posso dirti dal profondo del cuore che non sarà per questo, non piacerai perché sei un grande stronzo.” 

Questo sono le parole pronunciate da un’impeccabile Rooney Mara nei panni di Erica, la fittizia ex ragazza di Mark Zuckerberg che lo lascia e lo spinge a chiudersi nella sua camera, ubriacarsi e inventare Facebook. Più o meno. In mezzo ci sono anni di sviluppo software e battaglie legali, raccolte fondi e udienze in tribunale. L’autore Aaron Sorkin diceva chiaramente di non essere interessato al processo tecnologico. “L’invenzione in sé è molto moderna ma la storia è vecchia quanto il tempo stesso. I temi sono l’amicizia, la lealtà, la gelosia, la classe sociale e il potere“.

the social network zuckerberg

Quindi riguardando The Social Network non dobbiamo aspettarci un film che faccia un racconto dettagliato del passato, non più di quanto possiamo aspettarci che i Padri Fondatori americani rappassero come in Hamilton. Quello che è importante è capire se la storia che racconta sia vera, non serve che sia attendibile e precisa. Il senso ultimo di The Social Network è che riguarda il potere, non l’informatica.

Dieci anni dopo possiamo dire che più di qualsiasi innovazione tecnologica, quello che davvero è cambiato per Facebook è che non è più solo un’azienda di successo. È un titano.

The Social Network
  • Sony Pictures
  • 8013123037152
  • Eisenberg,Garfield (Actor)

Da un grande potere…

In dieci anni dall’uscita del film la percezione dell’azienda è cambiata completamente. Molte recensioni all’epoca parlavano di una demonizzazione del genio di Zuckerberg. Su Fortune David Kirkpatrick la definì “orribilmente ingiusta”. Oggi forse diremmo la stessa cosa ma per ragioni opposte. All’epoca, in pieno amore per la Silicon Valley e le possibilità economiche di queste start up dopo la crisi del 2008, richiamare l’attenzione su i tradimenti e i litigi alla genesi di Facebook sembrava un atto aggressivo. Tutti i geni sono maleducati, lasciate stare il ragazzo.

Oggi invece sappiamo che le accuse di tradimento dell’amico Eduardo Saverin o le feste con Sean Parker non contano molto. Il fatto che Zuckerberg sia o meno una bella persona perde importanza in confronto al potere enorme che gestisce. Ora Facebook deve decidere se rimuovere video fuorvianti del Presidente degli Stati Uniti e stabilire regole per le elezioni europee. Le decisioni di Zuckerberg impattando l’andamento della democrazia nel mondo, non il futuro di un gruppo di studenti di Harvard.

The Social Network

Nel film Sorkin mette in bocca a Sean Parker le parole: “un milione di dollari non è fico. Sai cos’è fico? Un miliardo”. Oggi Facebook di miliardi ne fattura 70 ogni anno, con un valore in borsa vicino ai 300 miliardi (anche se ci sono giganti anche più ricchi). Con un potere così immenso, le conseguenze sono molto più significative. Quando Zuckerberg sbagliava al college la sua ex gli dava dello stronzo, oggi quando sbaglia vengono falsate elezioni e rischiano il lavoro in milioni.

The Social Network merita un sequel

Sorkin ha ragione. Sospettiamo che gli capiti spesso di sentirsi dire “devi fare un sequel del film su Facebook”. Le notizie sul gigante dei social si susseguono, Zuckerberg è apparso più di una volta al Senato degli Stati Uniti e al Parlamento Europeo. C’è materiale per scrivere duecento libri. Però forse non un copione. Le storie da romanzo o da cinema hanno al centro il dramma umano, Facebook ormai è qualcosa di più. Imputare responsabilità a Zuckerberg come persona sarebbe riduttivo, attaccare il CEO sarebbe noiosamente troppo tecnico.

In The Social Network non c’erano eroi o cattivi. Solo un gruppo di ragazzi viziati e un po’ misogini che hanno creato un sito per votare le ragazze online e hanno finito per diventare ricchi. L’unico dei ragazzi a diventare multimiliardario ora ha responsabilità che nessuno potrebbe gestire. Poco meno di un terzo della popolazione mondiale usa un prodotto Facebook, nessun imperatore o presidente ha mai avuto quel potere. Non è il materiale adatto per una storia che faccia fare il tifo per il protagonista: quale potrebbe essere il lieto fine per un miliardario con una splendida famiglia e un potere senza precedenti? L’unico arco narrativo sarebbe verso la tragedia e Facebook sembra “troppo grande per fallire”.

La scena finale di The Social Network vede Jesse Eisemberg nei panni di Zuckerberg seduto per terra con il laptop in mano. Manda una richiesta di amicizia su Facebook al personaggio interpretato da Rooney Mara, la sua ex che tanto l’aveva ferito. Continua ad aggiornare la pagina, impaziente.

zuckerberg eisemberg

L’essere umano dietro quel computer forse è rimasto uguale, forse è felice. Non lo sappiamo. Quello che sappiamo per certo è che distinguere lui dalla figura di uno degli uomini più potenti al mondo oggi sembra impossibile.

Ma Sorkin e Fincher sono fra i migliori storyteller al mondo, se qualcuno può fare un sequel di The Social Network, sono loro.

 


Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.
                   










 
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