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Twitter vorrebbe TikTok
Il nuovo capitolo della Guerra Fredda Digitale fra Washington e Pechino ha un nuovo attore tra le file


Twitter compra TikTok? Al momento è solo una indiscrezione, ma le possibilità sono concrete, prima che la stessa applicazione venga bloccata dal governo statunitense. Reuters ha riferito che la popolare piattaforma di microblogging ha discusso con la società madre di TikTok ByteDance di una possibile vendita.

Twitter compra TikTok?

TikTok, il Social Network più in voga tra i giovani è stato messa al bando dal presidente Trump. L’azienda cinese ha infatti solo 40 giorni per accettare di vendere la parte statunitense. Rischierebbe, infatti, di vedere bloccati i suoi servizi all’interno del territorio a stelle e strisce.

Il problema per Twitter, sempre secondo Reuters, saranno i possibili finanziamenti. A differenza di Microsoft, anch’esso in corsa per l’acquisto del Social, il valore di Twitter non è così rilevante. Se Twitter vuole superare l’offerta dell’azienda dietro Windows, Office e Xbox, deve ottenre il supporto dei partner finanziari prima della scadenza del 15 settembre. Reuters ha nominato la società di private equity Silver Lake come un potenziale partner che potrebbe aiutare Twitter a concludere l’accordo.

Al momento Twitter ha deciso di non commentare con una nota ufficiale l’indiscrezione lanciata in questi giorni. Allo stesso tempo, l’ordine esecutivo e la potenziale vendita non sono affatto certe anche perché TikTok avrebbe in programma una contestazione nei confronti della Casa Bianca. Il motivo è il blocco ricevuto da più di qualche mese.

La genesi del ban di TikTok

A luglio il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva dichiarato a Fox News che gli americani dovrebbero usare TikTok solo “se vogliono le proprie informazioni private nelle mani del Partito Comunista Cinese“. Sebbene TikTok raccolga informazioni sugli utenti del proprio social network, lo fa seguendo linee guida simili a quelle di Facebook o Twitter. La differenza sostanziale è che il Congresso americano può interrogare Zuckerberg e soci per controllare che non dia informazioni personali degli utenti ad altri governi. Bytedance, l’azienda dietro TikTok, è invece un’agenzia cinese. Ed il governo americano ha il sospetto (non confermato da alcun dato reso noto alla stampa) che possa dare informazioni al governo cinese.

Quindi la questione non riguarda la privacy ma le relazioni americane con la Cina. Che non sono mai state tanto delicate. Huawei ha dichiarato di non poter produrre processori Kirin per via delle sanzioni statunitensi. Cina e USA si lanciano bordate diplomatiche sulle rispettive proteste (quelli di Hong Kong e quelle contro la violenza della polizia in America).

In questo contesto, Trump ha prima minacciato e poi calendarizzato la chiusura di TikTok negli Stati Uniti. Se entro metà settembre l’amministrazione americana non viene rassicurata sul rischio spionaggio, niente più TikTok Dance per gli adolescenti d’oltreoceano.

Trump giovedì scorso (6 agosto) ha ufficialmente firmato l’ordine esecutivo con cui bloccare a partire le transazioni fra TikTok e la compagnia madre ByteDance. Nell’ordine il Presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti prendono una “azione aggressiva contro i proprietari di TikTok per proteggere la nostra sicurezza nazionale”.

Il ruolo di Microsoft

Oltre a Twitter, la candidata migliore all’acquisto di TikTok sembra essere Microsoft. Il CEO Satya Nadella avrebbe già avuto contatti con Bytedance e avrebbe anche parlato con Trump, che ne ha discusso con i giornalisti sul prato della Casa Bianca prima di salire sul suo elicottero. In quell’intervista Trump avrebbe detto che si aspetta che il Tesoro americano viene ricompensato per l’acquisto, anche se non si sa bene in che modo.

Traduciamo un estratto della trascrizione pubblicata da TechCrunch, in cui Trump dice: “Ho davvero detto che se lo compri, qualunque sia il prezzo, va a chiunque lo possieda, che immagino sia la Cina, essenzialmente, ma ancora più di tutto il resto, dico che una parte molto sostanziosa del prezzo deve andare al Tesoro degli Stati Uniti. Perché stiamo rendendo la realizzazione di quest’accordo possibile. Adesso loro non hanno nessun diritto, a meno che noi non glieli diamo“.


Stefano Regazzi

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Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.
                   










 
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