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Com’è vivere 40 giorni in una grotta senza smartphone e luce?

L'esperimento "Deep Time" studia le reazioni di 15 volontari che hanno vissuto in una grotta per 40 giorni

Vi siete mai immaginati come sarebbe vivere senza smartphone, senza orologio e senza luce solare? Probabilmente un vero e proprio Inferno. Eppure, a quanto pare, il nostro corpo sarebbe in grado di adattarsi anche ad una situazione tanto complessa. A dimostrarlo è il recente esperimento “Deep Time“, condotto dagli scienziati dell’Human Adaption Institute con l’intento di capire come le persone possano adattarsi a cambiamenti drastici delle proprie condizioni di vita. E comprendere come condizioni estreme possano influire sul nostro senso del tempo.

Per 40 giorni consecutivi, infatti, un gruppo di quindici volontari tra i 27 e i 50 anni ha vissuto nella grotta di Lombrives senza telefoni, orologi e luce solare. In più, le condizioni di vita all’interno della grotta non erano delle migliori, data la temperatura di 10° e l’umidità pari al 100%. Nonostante questo, uomini e donne sono riusciti ad affrontare l’isolamento dormendo in tenda, producendo energia elettrica pedalando su una bicicletta e utilizzando un pozzo profondo 44 metri per reperire l’acqua. Ma non sono affatto riusciti a mantenere il senso del tempo. Vediamo perchè.

Vivere senza smartphone: i risultati dell’esperimento “Deep Time”

L’idea di vivere senza smartphone, orologi e luce solare in una grotta nel sud-est della Francia non è poi così allettante. Eppure, l’esperimento “Deep Time” ha dimostrato che è possibile adattarsi a condizioni di vita tanto estreme, ma non senza perdere il senso del tempo. Per riuscire a capire quale fosse il momento giusto della giornata in cui mangiare o dormire, i volontari si sono dovuti affidare al proprio orologio biologico. Ma, nonostante questo, riuscire a comprendere il passare del tempo non è stato affatto facile. Al termine dei 40 giorni, ad esempio, uno dei volontari ha dichiarato di pensare che ne fossero trascorsi appena 23. E quasi tutti i partecipanti hanno dichiarato di percepire che nella grotta il tempo scorresse più lentamente.

vivere senza smartphone

Ma non è stata solo l’assenza di un orologio a influire sulle condizioni di vita dei 15 volontari. L’isolamento prolungato e l’assenza totale di contatto con il mondo esterno hanno avuto ripercussioni molto diversi sui partecipanti all’esperimento. John Francois, insegnante di matematica di 37 anni, ha dichiarato di aver avuto “impulsi viscerali” ad andarsene. Ma i due terzi dei volontari, invece, sembra aver apprezzato una vita isolata. “Per una volta nella vita è come se avessimo potuto prenderci una pausa. Non si sentiva la fretta di fare nulla e sarei rimasta nella grotta qualche giorno in più per terminare le attività iniziate. Ma è stato bellissimo tornare all’aperto e sentire di nuovo il canto degli uccellini“. Così ha commentato Marina Lançon, una delle sette donne che hanno partecipato all’esperimento.

Le conseguenze di adattarsi a condizioni di vita estreme

Per tutta la durata dei 40 giorni, in collaborazione con i laboratori di Francia e Svizzera, gli scienziati dell’Human Adaption Institute hanno monitorato i modelli di sonno, le interazioni sociali e le reazioni comportamentali dei volontari attraverso appositi sensori. Tra questi, ad esempio, un termometro minuscolo inserito all’interno di una capsula, che i partecipanti hanno ingoiato all’inizio dell’isolamento. In questo modo le temperature corporee dei partecipanti sono state trasmesse direttamente ai computer dei ricercatori, almeno fino a quando il termometro non è stato espulso. Inoltre, le attività cerebrali e cognitive dei partecipanti sono state analizzate anche prima dell’inizio dell’esperimento, così da poter essere comparate con i dati raccolti all’interno della grotta.

In fondo, uno studio sull’isolamento in tempi di pandemia era proprio quello di cui avevamo bisogno. Ma è chiaro che l’idea di vivere senza smartphone, orologi o luce dà tutta un’altra accezione a questa ricerca. “Il nostro futuro, come esseri umani si evolverà. Dobbiamo imparare a capire meglio come il nostro cervello è in grado di trovare nuove soluzioni, in qualunque situazione“, così ha commentato l’esperimento Christian Clot, Direttore del progetto “Deep Time”, che ha scelto di essere tra i volontari isolati nella grotta. E se ci pensate, il nostro cervello ha già trovato soluzioni a molte situazioni difficili in questo ultimo anno. Ed è chiaro che sia interessante riuscire a capire come e perchè questo succede.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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