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Byton, ci sono problemi: ferma la produzione per sei mesi
Non solo il COVID-19 tra i problemi finanziari dell'azienda cinese di auto elettriche


La casa automobilistica cinese Byton ha dichiarato a The Detroit Bureau e The Verge che sta interrompendo le operazioni per “almeno” sei mesi a causa problemi finanziari dovuti alla pandemia di COVID-19. Questo si traduce in licenziamenti di massa per i dipendenti cinesi che lavorano in sede. Secondo l’azienda dedita alla produzione di auto elettriche di lusso solo un “piccolo team” che resterà attivo.

Byton, addio al SUV EV M-Byte?

La decisione arriva nonostante Byton possa contare sul supporto del colosso automobilistico First Car Works controllato dallo stato cineee. Quest nonostante la casa automobilistica sia riuscita a superare molti dei suoi rivali sul mercato grazie all’implementazione di una fabbrica completa e una manciata di veicoli elettrici prodotti per superare i test normativi. Con i mercati automobilistici picchiata, tuttavia, la società è riuscita a spedire le auto prodotte ne tanto meno a trovare abbastanza clienti per continuare la produzione.

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Byton non ha dichiaro esplicitamente che ciò ritarderebbe l’uscita del suo primo EV, il SUV M-Byte , ma congelare gran parte della produzione potrebbe rendere difficile il suo lancio come nelle previsioni. infatti l’azienda aveva intenzione di iniziare con i preordini alla fine del 2020 ed effettuare le prime consegne entro il 2021. Come osserva il The Detroit Bureau, ciò è potenzialmente pericoloso per il marchio quando FordVolkswagen e altre case automobilistiche di spessore potrebbero portare avanti i loro piani che prevedono un’elettrificazione di massa dei modelli in arrivo sul mercato. Sebbene Byton possa ancora avere un pubblico interessa in alcuni mercati, rischia di essere sopraffatto da marchi più affermati in luoghi come Europa e Nord America. 

L’idea del nuovo SUV elettrico è stata comunque accolta molto bene dal mercato. Per questo motivo non sarà una sorpresa se qualche altra casa automobilistica “più in forma” acquisisca i brevetti per lanciare il modello in tutto il mondo.


Carlo Moiraghi

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