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Clubhouse: arrivano i pagamenti diretti per i creatori

Gli utenti possono andare sulla pagina del creatore e sostenerlo direttamente, senza che la piattaforma intaschi percentuali

Clubhouse lancia una nuova e attesa opzione per i pagamenti: da oggi un piccolo gruppo sperimentale di utenti può spedire soldi ai creatori delle stanze audio o agli speaker, senza lasciare la piattaforma. La nuova funzione si chiama Clubhouse Payments e l’azienda l’ha chiamata “la prima di molte funzionalità che permettono ai creatori di essere pagati direttamente nella piattaforma”.

Clubhouse introduce la possibilità dei pagamenti per i creatori

Il social network audio ha raggiunto il valore incredibile di un miliardo di dollari in solo un anno: non è più una startup o un esperimento social ma una realtà nel panorama del social media. Per continuare la propria crescita verticale, ora Clubhouse sta cercando delle strategie di monetizzazione. Ma da quanto detto da Paul Davison, co-fondatore dell’azienda, non hanno alcuna intenzione di utilizzare forme di pubblicità sulla piattaforma. Invece, punta sui pagamenti diretti verso la vera ricchezza della di Clubhouse: i creatori di contenuti.

Come funzionano i pagamenti su Clubhouse

Per pagare i vostri creatori e speaker preferite, lasciando una specie di “mancia virtuale“, dovete semplicemente andare sulla pagina profilo del creatore. Se questi ha abilitato la funzione nelle proprie impostazioni, dovete solamente toccare “Invia denaro“. A questo punto dovete registrare una carta di credito o debito e poi inserire la cifra che volete elargire.

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Credit: Clubhouse

La cosa più interessante è che il pagamento va al 100% ai creatori. O quasi: la persona che riceve la mancia deve pagare una piccola tassa di operazione al partner per i pagamenti, Stripe. Ma Clubhouse non trattiene nessuna percentuale.

Quindi, come spiega il CEO di Stripe Patrick Collison su Twitter, Clubhouse si sta concentrando su “gli introiti dei creatori prima che sulla monetizzazione interna o la pubblicità”. Dimostrando la volontà della piattaforma di focalizzare tutte le sue attenzioni sulla crescita della piattaforma prima che sui guadagni diretti. Se la piattaforma continua a restare al vertice del mercato dei social audio (nonostante la crescente concorrenza), il valore societario può crescere anche senza incassare un solo dollaro. C’è sempre tempo per monetizzare più avanti, anche perché le “novità” promesse nel blog possono portare introiti in altri modi.

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Il modello “a mance” può funzionare (e funziona per altre piattaforme)

Questo primo intervento a monetizzare di Clubhouse non richiede nessuna percentuale ai creatori. Una scelta degna di nota, che segnala l’interesse della società a continuare a crescere nonostante la competizione sempre più agguerrita. Ma anche un segnale di voler scegliere la modalità delle “mance virtuali” come modello di business.

Un modello sempre più diffuso: chi ascolta molti podcast o segue dirette su Twitch ha di sicuro sentito parlare di Patreon. Questa piattaforma infatti permette agli utenti di pagare un abbonamento direttamente al creatore di contenuti: la stragrande maggioranza dei soldi vanno ai podcaster o agli streamer. Che possono anche offrire contenuti unici a chi si abbona, come “premio” per la mancia virtuale. Un modello che sta sostenendo il podcast negli Stati Uniti, dove è un vero fenomeno sociale.

Ma ci sono anche piattaforme on demand come Cameo dove le celebrità e i creatori offrono servizi in cambio di un pagamento diretto. Per esempio potete farvi cantare tanti auguri dalla vostra star preferita, un regalo divertente da fare anche a distanza. La piattaforma in questo caso trattiene il 25% del pagamento di ogni video venduto sulla piattaforma.

Clubhouse

Pagamenti su Clubhouse, spazio ai creator

Il social audio sembra aver deciso il proprio modello per i pagamenti. Anche se ci aspettiamo molta flessibilità dalla piattaforma, con strumenti per incentivare ancora di più i pagamenti ai creatori. Che si dimostrano ancora una volta il centro delle attività social. Infatti sembra che tutte le social media company hanno capito che la chiave per il successo sono i contenuti di qualità. E che per ottenerli c’è bisogno di fornire ai creatori gli strumenti e le possibilità di monetizzazione che cercano.

Clubhouse al momento sa di essere il centro dell’attenzione: sulla sua piattaforma di incontrano celebrità, esperti e persone interessanti di ogni tipo. Le tantissime alternative che stanno nascendo in questi mesi (da quella di Facebook a Spaces di Twitter, passando per Spotify e LinkedIn) hanno lo svantaggio di essere arrivate per seconde, quando molti creatori hanno già creato un account Clubhouse. Ma perché questo status si mantenga il social deve fornire la possibilità ai creatori di sostenersi. Anche perché tutte le alternative sono realtà già affermate e con una grande base utenti. E per prima cosa hanno pensato a come attrarre influencer e speaker con forme di monetizzazione dal grande potenziale. Oppure fornendo un hub per promuovere il proprio business come il modello presentato da LinkedIn.

La piattaforma dipende strettamente dai creatori: se domani i vostri speaker preferiti lasciassero in massa Clubhouse, attratti magari da un piano commerciale interessante su un’altra piattaforma, presto anche voi li seguireste. Puntare su chi crea contenuti è l’investimento migliore che Clubhouse possa fare in questo momento. E lo sta facendo con questi nuovi pagamenti diretti.

La funzionalità dei pagamenti su Clubhouse avvia oggi la fase di test in un “piccolo gruppo”, anche se non abbiamo ancora dettagli su quale gruppo sia. Ma dovrebbe presto arrivare per tutti gli utenti. Non resta che aspettare per capire se funziona e mantiene alto il livello dei contenuti.

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Source
TechCrunch

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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