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Dylan Dog compie 35 anni: la storia di un fenomeno sociale

Questo 30 settembre Dylan Dog compirà 35 anni, forte di una lunga serie di albi che, numero dopo numero, ci hanno raccontato la storia di questo eroe atipico, nato dalla matita di Tiziano Sclavi. Il nostro Dylan era ed è tuttora un detective dell’occulto, dalle caratteristiche ben poco conformi con i canoni di genere, soprattutto se prendiamo in considerazione il periodo storico in cui è nato. Scopriamo quello che rende Dylan Dog un fenomeno sociale.

Dylan Dog compie 35 anni

Eternamente squattrinato, vegetariano ed ex alcolista: sono questi i tratti che delineano la personalità di Dylan Dog. Il nostro eroe non possiede alcun superpotere, ma ha quel sesto senso che gli permette di svincolarsi anche dalle situazioni più disperate. Non a caso è il detective dell’incubo, che si occupa di gestire tutti quei problemi che emergono quando il sovrannaturale viene scomodato.

Zombie, vampiri, fantasmi e creature affini fino ad arrivare a semi dei di origini lovecraftiane; in 35 anni di Dylan Dog ne abbiamo viste davvero tante. E pare che questa deriva spiritica sia piaciuta oggi come allora al pubblico di Sergio Bonelli editore, il publisher della serie. Nonostante il primato assoluto di Tex, le storie di Dylan Dog raggiunsero picchi di 700.000 copie di tiratura, nel pieno degli anni ’80, consacrando la serie ad un vero e proprio cult.

Dylan Dog 35 anni

Un successo che con il senno di poi non sorprende più di tanto. I fumetti di Sclavi erano diversi da tutti gli altri in voga in quel periodo. Non aveva paura di fare compromessi, terrorizzando il lettore con ogni espediente horror necessario, senza se e senza ma, il tutto in un’ambientazione molto poco romanzata rispetto ai canoni del periodo. Il tutto colorato dalla tagliente ironia del protagonista.

Dal 1986, anno in cui uscì il primo numero, ad oggi, Dylan Dog non ha mai smesso di essere amato dal suo pubblico in maniera piuttosto trasversale, riuscendo a coinvolgere nelle sue storie generazioni molto diverse tra di loro. Questo per due ragioni: in parte perché gli scrittori della serie dopo Sclavi hanno saputo dare un sapore moderno alle nuove storie e in parte perché queste stesse storie sono universali, trattando di temi che non invecchiano mai.

Uno specchio del suo tempo

In un certo senso si può considerare il personaggio di Dylan Dog come uno specchio del tempo in cui è stato creato, nonché della personalità del suo creatore originale. Come abbiamo detto infatti non ci troviamo di fronte ad una figura eroica in senso stretto, ma non solo. Dog è contradditorio, spesso fa il suo lavoro in modo parziale e ha spesso dubbi tanto su sé stesso quanto sul mondo che abita.

Un protagonista non diverso da un normale essere umano, con le sue ansie e le sue paure, e forse è anche per questo che divenne un vero e proprio fenomeno di costume. Tutti erano un po’ Dylan Dog, in un modo o nell’altro. Senza contare il fatto che non ha si è mai fatto bloccare nel parlare di temi forti, come l’eutanasia o il tema dell’auto determinazione.

Dylan Dog 35 anni

Proprio qualche anno fa l’attuale autore della serie, Roberto Recchioni, ha spiegato: “Dylan è entrato nelle case di tutti, ed è stato il fumetto più venduto in Italia per qualche anno, tornando poi al secondo posto dietro all’intramontabile Tex, ed ha sollevato dibattiti culturali importanti, avendo una capacità realmente forte di farlo. Lo ha fatto quando c’era Tiziano Sclavi, ed in tempi più recenti l’ha fatto con Mater Morbi, numero della serie che fece parecchio rumore, tanto da sollevare una polemica con alcuni esponenti della vita politica italiana circa il tema dell’eutanasia e del diritto ad auto-determinarsi. Non è un caso se Umberto Eco ha parlato più volte di Dylan Dog in pubblico“.

Durante i tanti anni di pubblicazione le avventure di Dog hanno alternato l’orrore tradizionale con numerosi “omaggi” ai mostri classici, fino ad arrivare allo splatter moderno come quello delle pellicole di George Romero. Ma non è stato tralasciato anche il giallo e il fantastico in genere, trattato sempre con grande ironia e un pizzico di critica sociale. Questo è il mix che ha permesso al fenomeno Dylan Dog di diventare massivo, consacrandolo nell’olimpo dei fumetti più venduti in Italia.

Sì può dire senza paura di sbagliare che, con Dylan Dog, per la prima volta, un fumetto pop è diventato anche un prodotto d’autore, vista la buona ricezione da parte di critica e esperti di letteratura.

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