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Jeff Bezos subisce un ricatto da un tabloid per delle foto osé

E risponde pubblicando su Medium tutta la corrispondenza e i dettagli della vicenda

Jeff BezosCEO di Amazon, proprietario del Washington Post e uomo più ricco del mondo, ha rivelato in un post di aver subito un ricatto dal tabloid National Enquirer, il quale sarebbe in possesso di alcune foto intime del miliardario. All’interno del post Bezos ha pubblicato integralmente sia l’email inviatagli dal giornale, contenete la descrizione delle foto in loro possesso, che le email di risposta inviate dagli avvocati del magnate.

La storia dietro il ricatto a Jeff Bezos

Il pezzo pubblicato da Bezos è intitolato “No thank you, Mr. Pecker“, e si riferisce a David J. Pecker, grosso editore statunitense specializzato in tabloid e proprietario del National Enquirer. Gli attriti tra il giornale e il miliardario sono cominciati già qualche settimana fa, quando il tabloid, durante la copertura del divorzio tra Jeff Bezos e sua moglie MacKenzie, ha pubblicato alcuni SMS privati, descritti come uno scambio tra Bezos stesso e la sua amante.

A seguito di questo episodio, Bezos ha ingaggiato degli investigatori per capire come il giornale avesse ottenuto quei messaggi, e con quale fine. La situazione infatti non è limitata ad un semplice attrito tra un VIP ed un giornale troppo ficcanaso in cerca di un pezzo scottante, ma ha delle fondamenta di natura politica. Da una parte abbiamo Pecker, molto vicino al presidente americano Donald Trump e parte attiva nell’insabbiamento degli scandali riguardanti quest’ultimo. Dall’altra abbiamo Bezos, proprietario ed editore del Washington Post, giornale critico nei confronti dell’amministrazione Trump e in generale percepito come liberal e di sinistra.

Già dopo la pubblicazione degli SMS, Bezos avrebbe ricevuto un primo “avvertimento” verbale, riguardante un’indagine condotta dal Washington Post su un possibile collegamento tra Pecker e l’Arabia Saudita. Il tabloid infatti ha minacciato, in caso di prosecuzione della suddetta indagine, la pubblicazione di altri messaggi e foto. La minaccia è stata poi riproposta via email: per evitare la pubblicazione del materiale scottante, il miliardario avrebbe dovuto dichiarare pubblicamente l‘assenza di prove riguardanti i fini politici dietro le scelte editoriali del tabloid, sostanzialmente smentendo la posizione e l’inchiesta portata avanti fino a quel momento dal Washington Post.

Il coltello dalla parte del manico

Invece di cedere al ricatto, però, Jeff Bezos ha deciso di condividere tutta la vicenda, in un pezzo disponibile a tutti sula piattaforma Medium. Questa mossa ha vanificato le minacce di Pecker: se è vero che da una parte Bezos rischia un certo imbarazzo nel caso le sue foto venissero effettivamente divulgate, il tabloid e il suo proprietario rischiano ora molto di più. Sarà infatti molto probabilmente aperta un’indagine per estorsione difficilmente evitabile, a causa della presenza di prove come l’email ricevuta da Bezos. Inoltre Pecker ha ricevuto da poco l’immunità: ha infatti collaborato con le autorità per quanto riguarda il riciclo di soldi destinati alla campagna elettorale di Trump nel 2016, ed invece utilizzati per insabbiare le sue relazioni extra-coniugali. Se però venisse condannato per questi nuovi reati, Pecker perderebbe l’immunità e riceverebbe una pena anche quest’altra situazione.

jeff bezos david pecker

La mossa di Jeff Bezos non è solo importante per i suoi retroscena o per il fatto di coinvolgere una persona così importante e di rilievo. È un passo importante anche per quanto riguarda la percezione culturale del revenge porn e dei ricatti basati su materiale osé. Se fino a qualche anno fa, infatti, parte dell’opinione pubblica biasimava la vittima di questi reati, sottintendo un giudizio morale alla pratica di scattarsi foto intime, ormai i tempi sono cambiati.

Il supporto trasversale ricevuto da Bezos per il suo coraggio (certamente facilitato dalla sua posizione di influenza, ma non di meno coraggio) dimostra come ormai la consapevolezza riguardo certe questioni sia cambiata, e che quasi tutti siano ormai d’accordo sul fatto che non ci sia nulla di male nel possedere foto erotiche di sé stessi, e che il furto e la divulgazione non consensuale di questo materiale non sia una colpa del suo proprietario, ma di chi ha compiuto il crimine.

Via
MashableIl Post
Fonte
Medium
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Giovanni Natalini

Chi mi conosce mi definisce come una persona 'entusiasta' e 'appassionata': scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi. A tempo perso, sto finendo una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica.
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