fbpx
Videogiochi

La recensione di Guilty Gear Strive: un picchiaduro complesso e accessibile

Il nuovo capitolo di Guilty Gear è un'esperienza perfettamente bilanciata

Guilty Gear Strive è l’ultimo arrivato della saga di Gulity Gear. A tutti gli effetti il quarto capitolo della saga principale, questo piacchiaduro nato dagli studi di Arc System Works si pone come un titolo tanto complesso quanto accessibile nelle meccaniche, che si propone di essere un punto di ingresso ideale per tutti i giocatori interessati alla saga. Dopo averlo provato a lungo vi proponiamo la nostra recensione di Guilty Gear Strive.

Guilty Gear Strive: la nostra recensione

L’esperienza nell’ambito dei videogiochi picchiaduro di Arc System Works è decennale e costellata di titoli di successo. Basti pensare che, oltre alla saga di Guilty Gear, la software house ha sviluppato anche quella di BlazBlue e recentemente si è cimentata in DragonBall Fighter Z. Quest’ultimo è forse uno dei prodotti con cui lo studio ha sperimentato soluzioni innovative e da cui il team ha tratto delle importanti conclusione sotto il profilo dell’accessibilità. Lezioni che, come vedremo, sono state riproposte anche in Strive.

Questo nuovo Guilty Gear era una vera e propria prova del nove, per Arc System, intenzionata a dare nuova linfa vitale al franchise, senza snaturare ciò che lo ha reso grande in passato. Per riuscire nell’impresa per prima cosa è stato snellito il sistema di combattimento, che ora annovera combo molto più brevi e decisamente più semplice da eseguire. Una scelta coraggiosa ma che abbiamo apprezzato, dato che negli scorsi titoli si rischiava spesso di finire vittima di minuti e minuti di combo ininterrotte da parte del nostro avversario.

Guilty Gear Strive recensione

Per scongiurare del tutto questa eventualità gli sviluppatori hanno anche inserito il Wall Break. Questa meccanica permette di rompere una delle pareti dell’arena lanciandoci contro il corpo del nostro avversario, spostando lo scontro in una seconda ambientazione. Il Wall Break è un’ottima aggiunta all’economia di gioco di Strive, dato che permetterà a chi la esegue di ottenere un potenziamento extra e a chi la subisce di riposizionarsi, dandogli la possibilità di contrattaccare.

Particolarmente azzeccata anche la barra della Tensione, che sarà necessario riempire per effettuare le mosse più potenti, come le Overdrive o il Roman Cancel. La presenza di questo indicatore incoraggia uno stile di gioco aggressivo, dato che rimanere sulla difensiva troppo a lungo la riporterà velocemente al minimo.

La modalità Missione

Naturalmente il gioco non ci lascia del tutto in balia del combat system che, sebbene più semplice rispetto al passato, è comunque incredibilmente stratificato e complesso da padroneggiare. Per venire incontro ai giocatori meno esperti i ragazzi di Arc System hanno creato la modalità Missione, una serie di tutorial strutturati in tante diverse quest, dove dovremo eseguire tutte le mosse da applicare poi nelle battaglie reali.

Al netto di alcune combinazioni poco intellegibili in un primo momento, questa guida a punti ci è sembrata efficace e chiara. Si tratta senza dubbio di uno tutorial meglio riusciti mai implementati in un picchiaduro e accontenta sia coloro che sono completamente a digiuno delle meccaniche di questi giochi, sia i più navigati, che troveranno approfondimenti molto utili.

Non è un caso che le missioni siano divise in livelli di difficoltà, chi ha bisogno di un’infarinatura generale può limitarsi a quelle da uno o due stelle, mentre i più esperti potranno spingersi oltre, andando ad imparare anche le meccaniche più bizzarre del gioco, come contrastare specifiche mosse e così via.

Al di là della buona qualità di queste guide troviamo importante sottolineare che avere una modalità del genere direttamente dentro il gioco è estremamente prezioso, dato che ci consentirà di capire tutte le nozioni del caso senza dover navigare tra YouTube e siti web.

Peccato soltanto che non ci siano missioni dedicate ai singoli personaggi.

Il comparto multiplayer

Il vero cuore pulsante di Guilty Gear Strive è, come era facile immaginare il comparto multiplayer, che a questo giro porta con sé delle particolarità degne di nota. Prima di tutto è necessario sottolineare che il gioco fa uso del Rollback Netcode, un codice già usato in altri titoli come Mortal Kombat volto a ridurre la latenza di gioco al limite massimo e a rendere i match online il più stabile possibile.

I ragazzi di Arc System hanno dimostrato di sapere che un netcode scadente avrebbe affossato la produzione e la scelta del Rollback li ha ripagati grandemente. Durante la nostra prova non abbiamo mai riscontrato fenomeni di lag e tutti gli schiaffi che ci siamo presi sono stati frutto della nostra scarsa abilità.

Meno efficace è la gestione delle lobby multigiocatore, che si strutturano in ambienti in pixel art su più livelli in cui il nostro avatar (creato ad hoc sempre in pixel art) può sfidare gli altri giocatori presenti sullo stesso piano. Qualora riuscissimo a vincere abbastanza sfide potremo passare al livello successivo, senza poter più accedere a quello più basso e così via, verso la vetta.

L’idea di creare fisicamente una torre da scalare con le proprie forze e abilità è certamente interessante, ma muoversi tra i vari piani è un’esperienza estremamente lenta e a tratti frustrante, dato che in più di occasione abbiamo cercato di sfidare un giocatore per scoprire che questo era già impegnato in un altro combattimento.

Combattere con stile

Una nota di merito è doverosa a tutto il lavoro di design fatto sia con i personaggi che con le ambientazioni. I protagonisti della saga di Guilty Gear appaiono più in forma che mai, pronti a menare le mani, o le armi, in arene dal dettaglio grafico sopraffino.

Ogni personaggio è caratterizzato in modo magistrale, al punto che è possibile farsi un’idea del loro stile di combattimento solo dando un’occhiata veloce al loro modello, nella maggior parte dei casi. Il roster attuale comprende 15 combattenti, ma sono già stati confermati dei nuovi arrivi tramite season pass.

Guilty Gear Strive recensione

Non da meno anche le ambientazioni, estremamente variegate e ben curate, che vanno dai deserti alla foreste, passando per città fantascientifiche il tutto con una colonna sonora di altissimo livello. Proprio la soundtrack merita una parentesi a parte, dato che mischia sonorità metal, hard rock e power metal in unico pacchetto che ci farà schizzare l’adrenalina alle stelle.

Molto meno incisiva la modalità storia, che consiste in verità in una semplice sequenza di filmati in engine della durata complessiva di circa 5 ore. Nonostante l’intreccio narrativo sia ben curato, infatti, non si può dire lo stesso della qualità delle immagini a schermo, che risultano spesso caratterizzate da animazioni approssimative e poco fluide. Una piccola macchia in una produzione di alto livello.

Guilty Gear Strive: la nostra recensione in breve

Guilty Gear Strive dimostra quindi di essere il quarto capitolo che i fan della saga stavano aspettando da anni. Accessibile e complesso allo stesso tempo, questo gioco promette ore di divertimento assicurato per tutti gli amanti dei picchiaduro, forte di uno stile unico del suo genere e che non era mai stato in forma così smagliante.

Guilty Gear - Strive - - Playstation 4
  • Rinnovati e nuovi accattivanti personaggi sistema di combattimento intuitivo ma più profondo
  • Esperienza online bilanciata con netcode rollback affinché tutti i giocatori possano giocare partite fluide sul campo...
  • Modalità storia in stile anime e altre modalità di gioco. -Colonne sonore composte da dai sul e ishiwatari, pensate...

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button