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L’indie da scoprire – GRIS

Ne avevamo parlato ai tempi della sua prima uscita, tre anni fa. Lo abbiamo citato nella nostra selezione dei migliori indie finora pubblicati sulla scena videoludica. Non possiamo non citarlo di nuovo nella nostra serie di speciali “L’indie da scoprire”, proprio per la bellezza intrinseca che questo titolo rappresenta. Sfornato dalle menti creative del team Nomada Studio e Blitworks, GRIS è uscito il 13 dicembre 2018 ed è tra i titoli indie maggiormente citati per le sue caratteristiche artistiche e semantiche. Se infatti lo stile espressivo con il quale è stato realizzato non manca di sorprendere a un primo sguardo, non può mancare un secondo sguardo, più profondo, al significato della storia. Non per nulla, ricordiamo che GRIS è stato anche premiato ai Game Awards 2019 nella categoria Games for Impact. Dunque, dopo aver esplorato la magia dolorosa del lutto in Last Day of June e il passato doloroso di un anziano in To the moon, in questa uscita de “L’indie da scoprire” torniamo a parlare di GRIS.

GRIS, tutti i colori della psicologia umana

Come quasi tutti i titoli di questo ampio settore della produzione videoludica, anche GRIS non vanta una longevità particolare. Ma non è la durata del titolo a determinare la qualità del contenuto. Disponibile su Steam e console, qui siamo proiettati in un mondo distopico, che rende visibile e palpabile il vissuto emotivo della giovane protagonista. Il gioco comincia con una grande mano che la sorregge, ma ben presto la fa precipitare nel vuoto, precipitando e cadendo nel trambusto della vita quotidiana. Questa mano materna quindi la abbandona in un mondo complesso e pericoloso, difficile da affrontare.

Affrontando una serie di saliscendi di scale e scoprendo edifici abbandonati, la ragazza si lancia anche in lunghe discese a rotta di collo, attraversando fondali bidimensionali, e solo a tratti in 3D. Il nostro incedere non sarà però così facile. Le asperità dell’esistenza e venti fortissimi che ci spingono indietro lungo il percorso, in un mondo fatto di polvere, vento e colori annacquati, saranno i principali ostacoli sul nostro cammino. Un viaggio che non ci mette contro le forze che ostacolano l’avanzata, ma per continuare dobbiamo sfruttare le loro caratteristiche, senza incontrare minacce concrete. Il game over non esiste e l’unico antagonista, se vogliamo, siamo noi, che dobbiamio farci forza e recuperare globi luminosi avanzando e uscendo dalle tenebre.

Un percorso tra pennellate ad acquerello

Guardiamo quindi all’aspetto puramente tecnico e di gameplay di questo titolo, sicuramente tra i più facili sotto questo punto di vista. GRIS è un platform a scorrimento che non richiede abilità particolari, con alcuni momenti di puzzle game che ci conducono verso la meta. Ci vengono impartite indicazioni per indicarci il cammino unidirezionale, omaggiando titoli come Journey, Child of Light o Limbo.

Perché dunque chiamare questo gioco GRIS, “grigio”, quando è pieno di colori? Proprio il cambiamento costante della tavolozza di colori che ci viene proposta sullo schermo ci mostra il passaggio da un mondo grigio, doloroso, a lutto, alla capacità di riscoprire man mano tutti i colori della vita, un passo dopo l’altro. Solo grazie alla nostra forza interiore e ineluttabilmente da soli. Sono proprio questi colori a prendere vita sul nostro schermo man mano, dipinti come pennellate ad acquerello. Questi realizzano una rappresentazione artistica di indiscutibile valore. Uno dei motivi per cui il titolo, ancora oggi, viene annoverato tra le migliori offerte sul panorama indie.

Perché giocare a GRIS ancora oggi

Lo abbiamo ormai detto più volte, e lo ripetiamo in breve: GRIS è un gioiello. Un titolo citato tra i migliori videogiochi indie proprio per la sua capacità di simboleggiare l’unione tra arte e videogioco. Un viaggio onirico e psicologico quello della protagonista di questo titolo, che si presta con facilità a una serie di interpretazioni anche personali. Queste consentono a ogni giocatore di elaborare sulla propria pelle in una sorta di allegoria del dolore. Più che un gioco, una vera esperienza quasi sensoriale, che ci coinvolge in un’atmosfera ultraterrena e ci emoziona nel profondo. Un’opera d’arte che incontra le console, in grado di rappresentare la psicologia umana e il percorso della vita in modo semplice, ma toccante ed efficace.

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Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.

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