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La serie tv Mythic Quest e la sua critica al mondo dei videogiochi
Quella dei videogiochi è un'industria ormai adulta ma a a volte si perde in un bicchier d'acqua.


Se seguite il mondo delle serie TV con attenzione e soprattutto se siete utenti del servizio di streaming di Apple, probabilmente avete sentito parlare di Mythic Quest: Raven’s Banquet. Si tratta di uno show che ha debuttato lo scorso inverno, che porta gli spettatori all’interno di uno studio di videogiochi. Una comedy fresca e divertente, che potrebbe essere presto protagonista di un appuntamento della nostra rubrica Perché guardarla?. Ma oggi non siamo qui per darvi dei consigli di visione, ma per riflettere su una questione: in che stato è l’industria del videogioco?

Mythic Quest: Raven’s Banquet punta un faro sul settore

mythic quest ravens banquet stato industriaMettiamoci tutti a pari, anche chi non ha visto la serie. Come detto, in questo show lo spettatore si trova a seguire la vita in uno studio di videogiochi. Non uno qualsiasi, ma quello di Mythic Quest: Raven’s Banquet uno dei giochi di ruolo online di maggior successo al mondo. Nell’habitat dell’ufficio si aggirano e si scontrano figure diverse, dall’egocentrico direttore creativo al produttore esecutivo senza polso, passando per l’avido direttore della monetizzazione fino alla leader della programmazione, i tester e molti altri.

Nel corso degli episodi li vediamo alle prese con problemi di diverso tipo sia personali, sia soprattutto professionali. Dal lancio della nuova espansione di Mythic Quest chiamata appunto Raven’s Banquet, alla ricerca di nuovi streamer che possano promuovere il titolo, fino all’introduzione di nuove feature e molto altro ancora. Il tutto in maniera sempre rocambolesca e assurda. Le personalità dei diversi personaggi si scontrano, si incastrano e riescono sempre per il rotto della cuffia a raggiungere l’obiettivo.

Questo, come direbbe uno dei personaggi della serie, è chiaramente un espediente narrativo. Uno peraltro decisamente potente e funzionale. Assistere alle bizzarre avventure di questa compagnia di folli riesce assolutamente a intrattenere e divertire. Il momento in cui, in tante puntate, i diversi sgangherati ingranaggi dell’azienda riescono a incastrarsi alla perfezione è soddisfacente per lo spettatore, tanto più quanto più sono assurdi i comportamenti dei protagonisti. Però non si può ridurre tutto a esigenze di narrazione.

Mythic Quest: Raven’s Banquet, parodia o realtà?

mythic quest ravens banquet stato industriaLo stile umoristico alla base di questo show infatti funziona bene se parte dalla verità. Lo spettatore riconosce nei vari personaggi o nelle loro vicende qualcosa che in qualche modo ha vissuto in prima persona e lo rivede in chiave comica. In Mythic Quest: Raven’s Banquet non mancano situazioni riconducibili alla vita da ufficio, abbastanza generiche da poter toccare e coinvolgere chiunque. Tuttavia resta uno show sull’industria videoludica e per questo motivo ci permette di dare uno sguardo a quel mondo.

Certo, non si tratta di un documentario ed è chiaro che per esigenze narrative e comiche tutto sia esagerato. Come si diceva però, Mythic Quest: Raven’s Banquet funziona nel momento in cui parte da un fondo di verità. E se quindi non tutti i direttori creativi sono folli ed egomaniaci come Ian Grimm, non sono figure totalmente avulse dalla realtà. Chi è passato dall’industria del videogioco può confermarlo, ma ci sono aspetti evidenti anche a chi la segue da più lontano.

Come non rivedere nell’affanno della ricerca di uno streamer, delle sfide al rialzo somiglianze con il terremoto mediatico del passaggio di Ninja a Mixer (al di là delle sue recenti conseguenze)? O ancora, le discussioni in merito agli straordinari dei programmatori, che ricalcano quelle emerse negli ultimi mesi in correlazione a vari studi videoludici? Per non parlare dell’ossessione per il voto delle recensioni, che genera ampi dibattiti in tutto il settore in concomitanza con le release. L’uso di simboli più volgari delle classiche stelline lo rende più comico e assurdo, ma il problema di fondo resta.

L’industria del videogioco è cresciuta, ma non è maturata

mythic quest ravens banquet stato industriaQuesto suggerisce quanto il settore dei videogiochi, nonostante inizi ad avere una certa età, ancora non è davvero diventato maturo. Questi cinquant’anni di storia hanno portato lo sviluppo di questa industria, che ha sicuramente cambiato faccia (anche oltre la questione tecnologica) e ha conquistato una posizione di dominio nell’intrattenimento: spesso è più ricca di settori molto più antichi come cinema e musica. Tuttavia la struttura di fondo non si è modificata altrettanto, ci racconta Mythic Quest: Raven’s Banquet.

La ‘colpa’ (sempre che si possa parlare di colpa) è anche della componente tecnologica di questa industria. In un periodo di enorme innovazione come gli ultimi decenni, è difficile trovare l’equilibrio per crescere. Abbiamo visto innumerevoli casi di fenomeni emergere e diventare player importantissimi partendo quasi dal nulla e viceversa, colossi enormi cadere e sparire per una serie di scelte sbagliate.

Ora, non tutto questo è necessariamente un male. Un ambiente dinamico, capace di reinventarsi e trasformarsi, in cui potenzialmente una buona idea ha la possibilità di raggiungere un pubblico ampio è un obiettivo auspicabile per qualsiasi settore. Mythic Quest: Raven’s Banquet però evidenzia tramite l’esagerazione che non si è ancora arrivati esattamente a quel punto. C’è una differenza tra dinamismo e caos ed è lì che bisogna concentrare gli sforzi.

Venire a patti con sé stessi, trovare un nuovo bilanciamento tra creatività e business, tra passione e lavoro, magari educando il pubblico a vivere l’ambiente in maniera più sana, sarà la grande sfida dell’industria videoludica dei prossimi decenni. Un impegno che bisognerebbe raccogliere a ogni livello, dagli studios veri e propri ai distributori, alla stampa e agli appassionati.

Nel frattempo però, attendiamo con ansia la seconda stagione di Mythic Quest: Raven’s Banquet. Chissà che non ci offra altri spunti interessanti…

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
                   










 
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