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Recensione Sekiro: Shadows Die Twice – Uno, nessuno, centomila game over

Si muore spesso, parecchio ed è frustrante. Ma ha anche dei pregi

From Software ha partorito un nuovo titolo. Bastano queste poche parole per far scappare molti di coloro che ne conoscono bene il significato, o al contrario incuriosirli, risentendo echeggiare il clangore delle armi nelle lotte del passato e riassaporando l’amaro sapore di una serie pressoché infinita di sanguinose sconfitte. Se siete tra coloro che hanno deciso di proseguire nella recensione, dimostrate ancora una volta di avere quel coraggio che ben caratterizza il pubblico di giocatori caduti nella trappola dei Souls e Bloodborne, pronti per affrontare il nuovo titolo che sarà causa di improperi di ogni natura: Sekiro: Shadows Die Twice, pubblicato in collaborazione con Activision, che ha posto il suo nome su un gioco che farà parecchio discutere, e vi spieghiamo subito le motivazioni.

Non un soulslike, non un RPG

Se la prima domanda che si palesa nella vostra mente è “ma quanto assomiglia ai titoli precedenti?”, vi diamo subito una duplice risposta. Da un lato no, non si tratta di un soulslike, in quanto mancano molti degli elementi che connotano il classico gioco di ruolo, distanziandosi proprio dalle precedenti produzioni di From Software. D’altro canto, non si perde lo spirito che anima questo titolo, a partire dalla difficoltà. Pensavate di aver sparso ogni goccia di lacrime e sangue nei giochi precedenti? Vi sbagliate, e fareste bene a recuperare delle riserve ematiche per prepararvi a questa massiccia sequela di scontri. La frustrazione e l’arduità nell’affrontare un gioco sono tornati fortemente in auge con Hidetaka Miyazaki, proponendo un titolo ancora più difficile dei lavori precedenti. Non una boccata d’aria, insomma.

Addentriamoci dunque in questo mondo risalente al Sengoku Jidai, il Periodo degli Stati Combattenti.  Siamo in Giappone, verso la fine del XVI secolo, uno dei momenti più cruenti della sua storia, dove la guerra non riesce a placarsi e il sangue scorre a fiumi. Qui un giovane ragazzino viene preso sotto la protezione di un guerriero, che lo soprannomina Lupo, e scopriremo essere il protagonista di questa storia. Dopo vent’anni di allenamento duro e di appartenenza al clan Ashina, l’uomo, ormai uno shinobi, non avrà più nulla che gli appartiene davvero e sarà chiamato ad assolvere un compito preciso: riprendersi il suo signore, Kuro, meglio noto come l’Erede Divino, sottrattogli dallo stesso avversario che gli ha tagliato un braccio. Per porre rimedio a questa sventura, una delle tante che costellano la dolorosa vicenda di Sekiro, verrà installata una protesi, opera di uno Scultore ignoto.

Capiremo ben presto che non si tratta di un mero artificio per tentare di riequilibrare l’esistenza dannata del Lupo, ma di una vera e propria arma, o meglio di un sostegno efficace e migliorabile grazie a plurimi attrezzi che possono renderla utile in combattimento. Tra questi, avremo a disposizione una katana, Kusabimaru, donata dallo stesso Kuro, oltre che un’ascia potente per sfondare gli scudi avversari, a un lanciafiamme, oltre che un lancia-shuriken e tanti altri accessori non meno intriganti. I singoli attrezzi possono poi anche essere potenziati e modificati, rendendo la protesi del Lupo uno dei tanti elementi importanti nel progresso generale del gioco, oltre che chiaramente per lo sviluppo del personaggio.

Combattere non con forza, ma con strategia

Nemmeno una gioia all’orizzonte? Non esageriamo: almeno i tutorial ci sono, ben dettagliati e descrittivi, che non ci abbandonano nemmeno un secondo. Veniamo accompagnati alla scoperta delle varie dinamiche e funzionalità del gioco, per prepararci al meglio alle battaglie che inevitabilmente ci scaraventeranno nell’oblio oscuro della morte piuttosto di frequente. Gameplay e sistema di combattimento, infatti, pur non essendo necessariamente rivoluzionari, sono sicuramente molto originali. Come ben insegna ogni gioco di guerra, ma prima ancora la storia stessa, ogni scontro viene vinto davvero con la giusta tattica, non solo grazie alla fisica forza bruta. Per questo motivo, saranno fondamentali le nostre decisioni in fatto di spostamenti nell’ombra, balzi dall’alto, agguati e strategie che riterremo potenzialmente utili per sconfiggere i nemici riducendo le possibilità di game over.

Non è tutto: per marcare ulteriormente le differenze, mancano elementi RPG classici, come ad esempio la creazione del personaggio, ma non vi sono particolari pecche circa il level design, da sempre uno dei cavalli di battaglia della software house. In Sekiro risalta puntuale la voglia di stupire con nuovi elementi di rottura rispetto al passato: qui troviamo un maggiore senso di verticalità, dato dalla presenza del rampino. Questo attrezzo, in grado di far godere il personaggio di un’agilità e capacità di movimento piuttosto morbida e assolutamente dinamica, è limitata solo ad alcune zone indicate sullo schermo, rendendo questo strumento una sorta di evento abbastanza raro, ma per cui vale assolutamente la pena rimanere in attesa di incapparvi appena possibile.

Qualcosa di nuovo sotto il sole

Restando in tema di movimenti dinamici, non possiamo dimenticare un’altra novità di Sekiro: il salto libero, usato anche in combattimento, oltre che per esplorare il mondo di gioco, proprio come il sopracitato rampino. Due caratteristiche che non smettono di stupirci, in una più ampia visione del sistema di combattimento, che oseremmo elevare a fulcro oggettivo dell’intero gioco, momento in cui la nostra forza, dedizione e pazienza verranno testate in ogni modo possibile; il Lupo è armato della sua fedele Katana, principale strumento di danno, ma anche di difesa, oltre che della protesi di cui parlavamo poc’anzi.

La caratteristica più innovativa e importante del combat system di Sekiro è la Postura, la barra a cui bisogna guardare in modo particolare, quanto e forse anche più che alla barra della vita. Riempire la Postura di un avversario è sinonimo di sbilanciamento ed esposizione a  un attacco mortale. La stessa cosa, però, vale anche per noi: se la nostra barra è piena, subiremo danni importanti. Parare sicuramente impedisce di subire un danno alla barra della vita, ma non evita il danno a questo parametro. Che fare dunque? Il modo migliore per evitare danni e incidere anche sulla barra della Postura avversaria, è deviare gli attacchi nemici con una parata perfetta.

Neve rosso sangue

Spostandoci ora sul fronte riservato agli aspetti più tecnici, non possiamo astenerci dall’osservare la bellezza oggettiva del comparto grafico, dove sfondi artistici, colori poetici e fiamme parecchio verosimili circondano quello che diventa un campo di battaglia unico sui monti del Giappone. Qui il candore della neve conosce presto il rosso vermiglio del sangue che sprizzerà dalle arterie dei nostri avversari e dei mostri che incontreremo, talvolta con dettagli dal vago sentore splatter, ma che d’altronde sono parte integrante di quel mondo imbevuto di crudeltà che si snoda sotto i nostri occhi.

Un notevole aiuto viene somministrato dal framerate che non dà alcun problema di sorta e ci permette di affrontare al meglio i vari scontri, sostenuti con diverse armi, la cui bellezza starà anche negli effetti sonori che accompagnano ogni singolo combattimento. In questi momenti potremo udire il clangore delle spade e le urla degli avversari in modo parecchio verosimile e naturale, aumentando il coinvolgimento nel gioco.

Purtroppo non manca qualche piccolo neo grafico: la dimensione dei caratteri è davvero ridotta al minimo, rendendo davvero difficile leggere le scritte e i sottotitoli dei dialoghi da una distanza consona dallo schermo. Anche le impostazioni grafiche nel menu non sono particolarmente fresche e accattivanti, ricordando in parte la suddivisione un po’ rigida e poco creativa delle schermate nei vari Nobunaga’s Ambition. Allo stesso modo,  la telecamera ci segue con fluidità e morbidezza in ogni momento dello scontro, permettendoci di analizzare al meglio il campo di battaglia nelle immediate circostanze, seppure non sia risultata troppo convincente in alcuni momenti: talvolta risulta bloccata nei movimenti, soprattutto nelle inquadrature mentre siamo in luoghi ristretti o vicino ad angoli, dove avremmo bisogno di guardarci intorno al meglio. Non particolarmente soddisfacente è anche il doppiaggio della voce narrante nella localizzazione dei dialoghi, la quale risulta piuttosto artefatta e non abbastanza coinvolgente.

Il tema del game over si para di fronte a noi senza riserve, facendoci sentire impotenti di fronte a una IA che non ne vuole sapere di farsi clemente e darci una chance. Per quante sconfitte potremo subire, siamo di fronte a una vittoria di From Software, grazie a un titolo che ha dalla sua una concezione brillante dell’intero universo e dei suoi abitanti, che essi siano nemici o NPC, che si tratti di battaglie o di tecniche di sopravvivenza, ordendo una trama sempre più fine, complessa ed elaborata per cercare invano la sopravvivenza.

Dunque una medaglia dalla doppia faccia, questa difficoltà così accentuata e in crescendo man mano che si avanza nel gioco: se da un lato distingue Sekiro da altri titoli in commercio, ci richiama alla mente i dolori di un Ni-Oh o le imprecazioni di Bloodborne. Al contrario di una miriade di giochi dove la scelta del livello di difficoltà viene talvolta estremizzata a una manciata di opzioni, qui la legge primordiale della sopravvivenza del più forte domina incontrastata, facendo sì che le lame diventino le vere protagoniste, decretando vittorie e sconfitte spesso difficili da accettare.

Sekiro: Shadows Die Twice

  • Decisamente complesso...
  • Grafica dal tratto raffinato e realistico
  • Estensione del mondo e longevità ottimali
  • ...forse un po' troppo complesso
  • Ripetitività nelle azioni
  • Focus eccessivo sul combattimento
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Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino.
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