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Samsung Wemogee: l’app dedicata a chi soffre di afasia

Samsung Italia lancia il progetto Wemogee, la prima app al mondo dedicata a coloro che soffrono di afasia. I miei anni universitari sono stati costellati da una serie di nomi che periodicamente si ripresentavano, pronti ad infestare i miei incubi e le lunghe ore di studio trascorse sui libri. Tra questi c’è Paul Broca, antropologo, neurologo […]


Samsung Italia lancia il progetto Wemogee, la prima app al mondo dedicata a coloro che soffrono di afasia.

I miei anni universitari sono stati costellati da una serie di nomi che periodicamente si ripresentavano, pronti ad infestare i miei incubi e le lunghe ore di studio trascorse sui libri. Tra questi c'è Paul Broca, antropologo, neurologo e chirurgo francese vissuto a cavallo tra la prima e la seconda metà dell'800. A lui dobbiamo la scoperta di una zona dell'encefalo chiamata area di Broca ed adibita all'elaborazione del linguaggio.

Perché ve ne parlo? Perché l'area di Broca è una delle zone che, se interessate da un ictus, possono causare afasia, ossia la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio.

È proprio alle persone che soffrono di questo disturbo che è rivolta Wemogee, l'app realizzata da Samsung Italia in collaborazione con Leo Burnett Italia.

Wemogee: un ponte per ridurre le distanze

Samsung Wemogee, che sarà disponibile a partire dal 28 aprile su iOS ed Android, si basa sostanzialmente sulle emoji, le divertenti immagini che siamo abituati ad usare quotidianamente. A distinguere questa applicazione dagli altri servizi di messaggistica ci sono però due aspetti fondamentali: la quotidianità e la traduzione da testo ad immagini.

Wemogee infatti nasce con l'intento di fare da ponte, di facilitare la comunicazione tra coloro che soffrono di afasia e il resto del mondo, partendo naturalmente da amici e famigliari. Per rendere tutto questo possibile Samsung ha quindi ideato un software semplice ed intuitivo, capace di tradurre il testo in emoji e – ovviamente – le emoji in una stringa di testo.Tutto ciò permette agli afasici di comunicare in maniera naturale, non solo a distanza ma anche con coloro che magari si trovano nella stanza stanza o nella stessa casa.

Ovviamente Wemogee non può e vuole coprire tutto lo spettro della comunicazione umana, ma è stata pensata per supportare i pazienti che soffrono di afasia nella quotidianità, mettendo a loro disposizione stringhe di massimo 4 emoji che possano aiutarli ad esprimere concetti base come "Ti voglio bene", "Usciamo per un aperitivo?" o "Mi accompagni dal dottore?".

Il supporto scientifico di Wemogee

Samsung_Wemogee_app_afasici

Si, è vero, Wemogee nasce come progetto di responsabilità sociale di Samsung Italia, ma questo non significa che l'app non sia stata progettata seguendo rigidi principi scientifici. Ad aiutare Samsung in questo arduo compito ci hanno pensato Francesca Polini, Logopedista e Docente presso l’Università degli Studi di Milano, ed Elio Clemente Agostoni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Ospedale Niguarda.

Grazie al loro supporto è stata creata una library di più di 140 frasi divise in 6 macro categorie di riferimento, ossia vita quotidiana, mangiare e bere, sentimenti, aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni. Questo però è solo l'inizio: la Dottoressa Polini e il Dottor Agostoni continueranno infatti a seguire il progetto nel tentativo di ampliare le frasi disponibili, ma anche di aggiungere nuove funzioni all'applicazione. Nei prossimi mesi infatti Wemogee potrebbe arrivare ad integrare un lettore vocale, che interpreti la stringa di emoji per il paziente afasico, ed un servizio di training, che consente sia al paziente che ai famigliari di imparare a padroneggiare l'applicazione.

Weemogee: dall'Italia al resto del mondo

Samsung-Wemogee-screenshot

Samsung Wemogee è un'app nata in Italia, disponibile anche in lingua italiana e pensata per i 200.000 afasici presenti nel Bel Paese, ma questo non significa che rimarrà una piccola esclusiva del nostro territorio.

L'idea infatti è quella di farla conoscere anche all'estero per poter aiutare gli oltre 3 milioni di persone affette da afasia che, ogni giorno, devono fare i conti con i problemi che questo disturbo comporta.

Non ci resta quindi che attendere l'uscita dell'applicazione per capire se questo strumento compensativo possa davvero rappresentare una svolta per i pazienti afasici, sia italiani che stranieri.


Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.