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Smartwatch e Covid: una diagnosi precoce è possibile
Secondo un recente studio, gli smartwatch sarebbero in grado di rilevare in anticipo i sintomi del Covid-19


Smartwatch e Covid: la malattia potrebbe essere scoperta in anticipo. A rivelarlo è un recente studio dall’eloquente titolo Warrior Watch, condotto dai ricercatori dell’ISSMS (Icahn School of Medicine at Mount Sinai ) di New York: smartwatch e dispositivi indossabili per il fitness sarebbero in grado di fornire una precoce diagnosi di Covid-19. Il campanello d’allarme sarebbe dato da alcune piccole variazioni rispetto al normale ritmo cardiaco.

Smartwatch e Covid: lo studio dell’ISSMS

Nello studio del gruppo di ricercatori di New York sono stati coinvolti ben 297 operatori sanitari tra il 29 aprile e il 29 novembre 2020, a cui è stato fatto indossare un Apple Watch collegato a un’app in grado di monitorare particolari cambiamenti della cadenza del battito.

“L’orologio – ha dichiarato Robert P. Hirten, a capo del progetto – ha mostrato peculiarità significative nella frequenza cardiaca sino a sette giorni prima che le persone avessero fatto un tampone nasale risultato positivo, a conferma dell’infezione da Covid-19”.

L’esito clinico è forse opposto a quello che si immagina chi non ha competenze mediche: chi è risultato positivo al Coronavirus ha avuto una minore variazione della frequenza cardiaca rispetto agli individui sani. Un fisico in salute è infatti solito manifestare, nel lungo periodo, irregolarità nel battito e diverse oscillazioni nella frequenza cardiaca.

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Uno studio collegato

Parallelamente al Warrior Watch di Hirten è stato condotto uno studio simile dalla Stanford University, i cui partecipanti hanno indossato diversi marchi di tracker: Garmin, Fitbit, Apple e altri meno noti. Il risultato è stato che l’81% dei pazienti risultati positivi al Coronavirus aveva avuto cambiamenti nella frequenza cardiaca a riposo addirittura sino a nove giorni e mezzo prima dell’insorgenza dei sintomi.

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Diagnosi del Covid e pazienti asintomatici

Uno dei grossi ostacoli al contenimento della pandemia è rappresentato dalla difficoltà nel tracciare i casi di pazienti asintomatici con i metodi tradizionali. Ma adesso sembra proprio che l’innovazione tecnologica potrà dare un grande aiuto nella battaglia contro il Covid.

“Sviluppare un modo per identificare le persone potenzialmente malate anche prima che sappiano di essere infette – ha proseguito il dottor Hirten – sarebbe davvero una svolta nella gestione del Covid-19”. Una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire in modo tempestivo, isolando precauzionalmente i possibili casi di positività da Covid.

Diagnosi precoce del Covid: non solo smartwatch

Il binomio innovazione-Covid non passa solo attraverso gli smartwatch. La società NeuTigers, nata dall’Università di Princeton, ha sviluppato un prodotto di intelligenza artificiale chiamato CovidDeep, collegato a un dispositivo indossabile, l’Empatica E4. Il dispositivo legge una serie di dati, tra cui conduttività della pelle, temperatura corporea, frequenza cardiaca e pressione sanguigna. Una volta raccolte queste informazioni e comunicate a CovidDeep, è possibile rilevare la positività da Covid-19 con un’affidabilità del 90%.

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Smartwatch e Covid: il futuro prossimo

Che gli smartwatch potessero fornire una diagnosi precoce di positività al Covid era già un’ipotesi suggestiva durante la cosiddetta prima ondata di Coronavirus, ma oggi sembra qualcosa di molto più simile alla realtà. Al punto che, secondo alcune indiscrezioni, NeuTigers non tarderà a produrre un’app specifica per i più importanti produttori mondiali dei wearable device.

È indubbio che l’insorgenza di patologie come il Coronavirus crei un’alterazione dell’equilibrio omeostatico intercettabile ben prima dei sintomi evidenti. D’altronde, è altrettanto vero che la misurazione del ritmo cardiaco al polso tramite LED non è ancora una tecnologia di assoluta affidabilità: specie con alcune epidermidi, il risultato è ben poco attendibile.

Quello che è certo è che siamo di fronte a una possibile svolta epocale: i sempre più sofisticati smartwatch, nati per il wellness, potranno rivelarsi un validissimo alleato contro il Covid. Fornendo almeno un primo, importante strumento di screening.


Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti, prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale https://claudiobagnasco.com