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Quinn, la prima persona transgender a Tokyo 2020

L'atleta canadese è la prima persona transgender ad esordire a Tokyo 2020

Sappiamo bene che le Olimpiadi di Tokyo 2020 rappresentano un’innovazione sotto molti punti di vista. Se mettiamo per un momento da parte il discorso dell’ecosostenibilità, possiamo concentrarci sull’estrema inclusività di questi Giochi. Qualche giorno appena prima della cerimonia di apertura, l’atleta Quinn ha fatto parlare di sé per essere la prima persona transgender a partecipare alle Olimpiadi. Il 21 Luglio ha esordito a Tokyo nella gara Canada-Giappone e ha scelto di celebrare questo esordio con un lunghissimo post su Instagram, in cui ha dichiarato di essere “First openly trans Olympian to compete“.

Tokyo 2020 Quinn

Tokyo 2020: Quinn è la prima persona transgender dei Giochi

Sono orgoglios* di vedere ‘Quinn’ in formazione e nell’accreditamento. Mi rattrista sapere che ci sono stati degli olimpionici prima di me incapaci di vivere la loro verità a causa del mondo“. Così ha scritto Quinn nel post pubblicato su Instagram in occasione del suo esordio alle Olimpiadi. “Mi sento ottimista per il cambiamento. Cambiamento nella legislatura. Cambiamenti di regole, strutture e mentalità. Per lo più, mi sento consapevole delle cose reali. Le ragazze trans vengono bandite dallo sport. Le donne trans affrontano discriminazioni e pregiudizi mentre cercano di perseguire i loro sogni olimpici. La lotta non è vicina alla fine…e festeggerò quando lo sarà“.

La partecipazione di Quinn a Tokyo 2020 arriva in un momento molto particolare per il mondo LGBT. Negli Stati Uniti, infatti, le leggi contro le persone transgender stanno riscuotendo sempre più approvazione. A Giugno, ad esempio, il governatore della Florida ha firmato una legge che vieta alle ragazze transgender di unirsi a squadre sportive femminili nelle scuole e nei college. E questa è solo una delle 13 leggi anti-trans che i legislatori conservatori negli Stati Uniti hanno approvato quest’anno, e una delle oltre 110 proposte di legge degli ultimi 12 mesi. Ma nonostante la situazione a livello “locale” sia questa, le Olimpiadi si dimostrano invece un’ottima occasione per includere le atlete transgender nelle discipline sportive.

La sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard, ad esempio, entrerà nella storia olimpica come la prima atleta apertamente transgender ad esordire nella squadra femminile di sollevamento pesi da 87 Kg. D’altronde, stando a quanto riferito da NBC Sport, le donne transgender possono partecipare ai Giochi Olimpici già dal 2004. Eppure, nonostante il Comitato Olimpico Internazionale abbia ampliato le leggi sull’inclusione del 2015, le Olimpiadi di Tokyo sono la prima kermesse in cui partecipano oltre 157 atleti LGBTQ+. Un aumento considerevole rispetto ai 56 atleti del 2016 e ai 23 del 2012. E Quinn è proprio un* dei portavoce di questo movimento di inclusione ai Giochi Olimpici. Dopo aver aiutato il Canada a vincere il Bronzo nel 2016, l’atleta ha lavorato duramente per supportare la comunità transgender nello sport.

Voglio che raccontino la mia storia perché quando abbiamo molta visibilità è lì che iniziamo a creare un movimento e a fare progressi nella società. Allo stesso tempo, penso che ci sia una grande responsabilità da parte mia nell’alzare la voce di altre persone trans emarginate al fine di diversificare il numero di storie trans che il pubblico generale sta ascoltando“. Così Quinn ha commentato la sua partecipazione ai Giochi di Tokyo 2020. Una vittoria importante, che va ben oltre la medaglia che il Canada guadagnerà in questa edizione.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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