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Xiaomi rimossa dalla blacklist USA: arriva l’ufficialità

Una corte degli Stati Uniti rimuove Xiaomi dalla lista che la designava come Azienda Militare Comunista Cinese

Una corte americana ha rimosso ufficialmente dalla blacklist del Ministero della Difesa USA Xiaomi, che era stata designata come Azienda Militare Comunista Cinese nell’ultima settimana di amministrazione Trump. Gli investitori americani possono ora tornare a comprare azioni dell’azienda senza temere alcuna ripercussione.

Un giudice rimuove ufficialmente Xiaomi dalla blacklist USA

Il 14 gennaio il Ministero della Difesa USA aveva dichiarato Xiaomi un’azienda CCMC (Communist Chinese Military Company). L’amministrazione Trump (nell’ultima settimana di governo, a elezioni già perse) aveva dichiarato preoccupazioni circa l’affiliazione dell’azienda con i militari cinesi e aveva bloccato l’acquisto di azioni agli investitori americani. Che avrebbero dovuto venderle entro la fine di quest’anno.

Arriva invece il 25 maggio l’ufficialità della rimozione dalla blacklist. La corte distrettuale del Distretto di Columbia (dove c’è Washington) ha reso nulla questa designazione, sbloccando le transazioni finanziarie. Sul suo blog, Xiaomi si dice grata per il supporto e la fiducia di utenti, partner, dipendenti e investitori. Nel farlo, riassicura sul fatto di essere un’azienda indipendente dal governo cinese.

azienda Xiaomi ban usa

La risposta di Xiaomi

Aggiornamento: pubblichiamo l’annuncio di Xiaomi relativo all’annuncio della rimozione dalla blacklist:

“Xiaomi (la “Società”) è lieta di annunciare che in data 25 maggio 2021, alle ore 16:09 (Eastern Standard Time), il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha emesso un ordinamento definitivo per annullare la designazione della Società da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti come “Communist Chinese Military Company” (CCMC). Annullando la designazione, il tribunale ha formalmente eliminato tutte le restrizioni sulla capacità delle persone statunitensi di acquistare o detenere titoli dell’azienda.

La Società è grata per la fiducia e il sostegno dei suoi utenti globali, partner, dipendenti e azionisti. Ribadisce di essere una società aperta, trasparente, quotata in borsa e gestita in modo indipendente. La Società continuerà a fornire prodotti di elettronica di consumo e servizi affidabili agli utenti, e a costruire incessantemente prodotti incredibili a prezzi onesti per permettere a tutti nel mondo di godere di una vita migliore attraverso la tecnologia innovativa.”

Xiaomi ha risolto, ma restano molte aziende nella blacklist

Circa due settimane fa il Dipartimento della Difesa dell’amministrazione Biden aveva comunicato che “sarebbe appropriato” rimuovere l’azienda dalla blacklist. L’obiettivo era quello di trovare una soluzione condivisa al contezioso. L’ufficialità dai giudici di Washington DC certifica che i rapporti sono ora normalizzati.

La stessa cosa non si può dire per alcuni ban somministrati durante la presidenza trumpiana, che restano tutt’ora in vigore. Oltre a Xiaomi, altre 35 compagnie cinesi sono finite nella blacklist. Alcune come Xiaomi nell’elenco del DoD per bloccare gli investimenti. Altri come Huawei hanno ricevuto un ban per tutti i rapporti commerciali, che comportato l’esclusione dai servizi di Google e molti altri problemi.

La situazione per Xiaomi sembra essersi risolta, ma vi terremo aggiornati riguardo le aziende ancora bandite.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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