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AESVI presenta il quarto censimento dei game developer italiani

L'industria dei videogiochi cresce e si consolida, ma gli ostacoli non mancano

Come si sta evolvendo l’industria dei videogiochi in Italia? A svelarlo è il quarto Censimento dei Game Developer Italiani, una rilevazione affidata da AESVI al Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia de Territorio dell’Università Milano-Bicocca.

Consolidamento e formazione

L’industria dei videogiochi italiana si sta finalmente stabilizzando, mantenendo comunque una buona percentuale di crescita. Sono infatti aumentati gli studi operanti sul territorio (da 120 a 127) così come l’età media degli imprenditori (da 33 a 36 anni) e l’età delle imprese (il 54% delle imprese ha meno di tre anni, contro il 62% della rilevazione precedente). Crescono anche gli addetti: ora sono 1.100 le persone che lavorano in questo settore.

A rendere possibile tutto questo però è la formazione, soprattutto universitaria. Vi basti pensare che il 58% degli operatori è in possesso di un titolo accademico. Due su tre possiedono un diploma di laurea magistrale, hanno
conseguito un master o un dottorato di ricerca. A farla da padrona sono naturalmente le materie tecnico-ingegneristiche, mentre scarseggiano ancora le figure professionali con competenze di economia e gestione d’impresa.

E la distribuzione territoriale? In realtà poco è cambiato rispetto alla rilevazione precedente. Il Nord Italia si conferma ancora una volta l’area geografica che ospita la maggior parte degli studi di sviluppo (57%), seguita dal Centro Italia (24%) e dal Sud Italia e dalle isole (18%). A livello regionale il primato resta ancora una volta alla Lombardia, seguita da Lazio ed Emilia Romagna, mentre la provincia che attrae più sviluppatori resta Milano. La seguono Roma, Napoli, Torino, Bologna e Firenze.

Piattaforme e digital delivery

La produzione di videogiochi per PC è cresciuta prepotentemente nel 2018, arrivando a contare oltre la metà dei titoli realizzati (51,5% contro il precedente 37%), mentre si contrae ulteriormente quella mobile, che comprende circa un terzo dei prodotti sviluppati (29% rispetto al 35% del 2016). Rimane invece stabile la posizione coperta dalle console (circa il 15% del totale), mentre cala quella del web gaming. Sembra invece essere scemato anche l’interesse verso la realtà aumentata e virtuale, ambiti per i quali sviluppano soltanto il 9% e il 25% degli studi intervistati.

Il modello di business più utilizzato continua ad essere quello della vendita digitale. La piattaforma preferita? Naturalmente Steam (72%), seguito da Google Play Store ed App Store.

L’importanza di fiere ed eventi

Partecipare a Milan Games Week ormai è un must. L’82% degli intervistati ha infatti partecipato almeno ad una fiera o evento del settore negli ultimi 2 anni. Tra queste il 44% ha preso parte soltanto a manifestazioni nazionali, il 7% ha visitato soltanto fiere internazionali e il 49% ha partecipato a fiere o eventi sia in Italia che all’estero.

Tutto questo però non in totale autonomia. La disponibilità di forme di incentivo o di supporto gioca un ruolo cruciale per la partecipazione alle manifestazioni di settore.

Ostacoli e limiti

Perché l’industria videoludica non cresce più rapidamente? In realtà sono ancora diversi i fattori che ostacolano la crescita degli studi di sviluppo italiani. La responsabilità viene in primis attributi all’inadeguata disponibilità di risorse finanziarie all’interno dell’impresa, ma non mancano ancora ostacoli formativi ed una generale carenza di competenze. Non tanto tecniche naturalmente, quanto manageriali e di marketing.

Altri elementi sono poi l’elevato rischio d’impresa, la mancanza di cultura commerciale adeguata e la presenza di un sistema fiscale e normativo non adeguato a una sana e robusta crescita del sistema imprenditoriale del videogioco.

È ora di intervenire

Thalita Malagò, Direttore Generale di AESVI
Thalita Malagò, Direttore Generale di AESVI

Non possiamo certo aspettarci che l’industria dei videogiochi cresca in autonomia. Ecco perché sono state individuate diverse linee di intervento. La prima riguarda la definizione di programmi strutturali di sostegno alla produzione di videogiochi. Tra questi sgravi fiscali e contributi per le aziende che operano nel campo dell’entertainment digitale e nell’ambito dello sviluppo tecnologico.

In cantiere anche programmi e incentivi volti ad attrarre capitali provenienti dai big player del settore e dagli investitori internazionali, mentre anche la creazione di poli d’eccellenza sul territorio nazionale e di un ecosistema che favorisca la condivisione di infrastrutture, competenze, conoscenze e know-how.

Da non dimenticare infine la formazione degli operatori del settore. Non solo fornendo loro le competenze tecnologiche, ma anche tutte quelle skill necessarie alla gestione e promozione dell’azienda e de suoi prodotti.

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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