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Apple contro Facebook e Google: certificati abusati e attriti tra colossi tecnologici

Facciamo chiarezza sulla vicenda che ha portato ad una "guerra fredda" tra i tre colossi digitali

Da qualche giorno il mondo digitale ribolle degli attriti di alcune delle più grandi aziende di tecnologia del mondo. È infatti in corso una “guerra” tra Apple, FacebookGoogle, con queste ultime due prese di mira dalla prima per quanto riguarda la privacy e la gestione dei dati degli utenti. Proviamo quindi a ricostruire la vicenda, per capire come è nata e quali sono gli sviluppi attuali.

Facebook compra (letteralmente) i dati dei suoi utenti

Tutto è cominciato martedì 29 gennaio, quando il sito TechCrunch ha pubblicato un’inchiesta riguardante un programma di Facebook volto a monitorare l’attività dei suoi partecipanti in cambio di gift-card mensili da 20$. Questo controllo avveniva attraverso un software chiamato “Facebook Research“, in grado di analizzare cose come le applicazioni installate, il loro tempo di utilizzo ed il traffico generato. Il programma si spingeva addirittura al chiedere agli utenti degli screenshot della loro cronologia di acquisti su Amazon. Uno degli scopi del programma, indirizzato per persone tra i 13 ed i 35 anni, era quello di capire quali applicazioni concorrenti “portassero via” tempo rispetto ai servizi di Facebook, in modo da poter agire di conseguenza, copiando o inglobando i servizi avversari (basti pensare alle storie di Instagram ispirate a quelle di Snapchat o all’acquisizione di WhatsApp).Facebook Research ad uTest

A causa delle politiche stringenti dell’App Store riguardanti ciò che un applicazione può e non può fare, e che in passato avevano portato alla chiusura di un’altra applicazione analoga per la raccolta dati chiamata Onavo Protect, il software era installabile solo scaricandolo da un link esterno. L’indirizzo veniva pubblicizzato attraverso canali social come Instagram e Snapchat, come un generico “studio retribuito sull’utilizzo dei social”. Cliccando il link, autorizzando il trattamento dei dati personali e confermando di essere maggiorenni (o di aver ricevuto il consenso dai proprio genitori), l’app veniva installata sul proprio dispositivo, con permessi root, quindi da amministratore, sull’intero sistema operativo.

La ritorsione di Apple

Per poter distribuire questa “applicazione” senza passare dall’App Store, Facebook ha utilizzato un certificato concesso da Apple alle aziende per sviluppare software per dispositivi iOS. Utilizzandolo però per installare un programma sui dispositivi di normali consumatori, l’azienda ha violato i termini di utilizzo, ed Apple non ha tardato a reagire.

Facebook cancellato iphone

Nonostante mercoledì, subito dopo l’inchiesta, Facebook abbia annunciato la chiusura del programma sui dispositivi iOS, Apple ha comunque reagito revocando in toto la possibilità per Facebook di distribuire internamente applicazioni per iPhone. Questo include le beta di app come Facebook, Instagram, Messenger, così come tutte le app aziendali utilizzate dai dipendenti dell’azienda. La revoca del certificato non ha portato solo alla impossibilità di distribuire nuove applicazioni, ma ha disabilitato anche le applicazioni già installate, creando grattacapi non da poco all’interno di Facebook.

Anche Google perde la certificazione

Ma non è stata solo Facebook ad abusare del certificato per sviluppatori: come molti hanno fatto notare durante i primi scambi tra Apple e Facebook, anche Google ha portato avanti un programma di raccolta dati, disabilitato a seguito dell’inchiesta. L’applicazione, chiamata Screenwise Meter, fa parte di un programma in piedi dal 2012 e mirato agli utenti maggiorenni (ma aperto anche agli over 13 parte del nucleo familiare di altri utilizzatori).

Google Screenwise installazione
Screenshot di TechCrunch

Apple ha quindi deciso di revocare anche il certificato di Google, con conseguenze simili a quelle subite da Facebook: le versioni beta di app come Google Maps, Hangouts e Gmail per iOS hanno smesso di funzionare, così come applicazioni destinate ai dipendenti dell’azienda di Mountain View, tra cui una per i trasporti ed una per la caffetteria.

La nostra privacy in mano a Tim Cook?

Nel frattempo, ieri Facebook ha riannunciato di aver ottenuto il ripristino del suo certificato aziendale, ma la faccenda è tutto fuorché finita. In passato Tim Cook, CEO di Apple, ha criticato il metodo con cui Facebook gestisce i dati dei propri utenti:  privacy e sicurezza sono da tempo centrali per il brand dell’azienda (nonostante il recente scandalo con FaceTime).

tim cook mark zuckerberg

Questo episodio mostra come Facebook, nonostante la sua posizione di forza nel panorama dei social network e delle comunicazioni, abbia molto da temere da un’azienda con interessi diversi e in grado, a comando, di tagliare fuori i suoi servizi dai propri dispositivi. Allo stesso tempo è difficile, da parte di noi consumatori, capire da che parte stare, o se c’è in primo luogo un lato per cui tifare: le pressioni di Apple hanno sì portato alla chiusura dei programmi di raccolta dati, ma quest’ultima rimane comunque un’azienda, con i suoi interessi commerciali ed economici. E se oggi questi interessi tendono verso il mostrarsi una paladina della privacy, non è detto che domani non cambino, con conseguenze incerte.

In sostanza, non possiamo aspettarci che le aziende si regolino a vicenda, in un settore dove c’è un chiaro vuoto legislativo ed esecutivo, e dovremmo quindi gioire che le cose in questo caso siano andate apparentemente bene, mantenendo però un sano senso di allerta e scetticismo. Nei prossimi giorni sicuramente ci saranno ulteriori evoluzioni, sia per quanto riguarda il certificato di Google che le politiche delle tre aziende.

Via
The Verge
Fonte
TechCrunch
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Giovanni Natalini

Chi mi conosce mi definisce come una persona 'entusiasta' e 'appassionata': scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi. A tempo perso, sto finendo una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica.
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