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Vaccino AstraZeneca: la storia del farmaco affossato dalla cattiva comunicazione

Il vaccino AstraZeneca è stato sospeso in molti paesi, analizziamo la storia del farmaco per capire meglio i dubbi delle nazioni

Vaccino AstraZeneca e comunicazione, due parole che ultimamente sono sulla bocca di tutti. I continui errori da parte dell’azienda farmaceutica nella comunicazione dei dati sul farmaco hanno creato confusione e caos, ma soprattutto interrogativi la cui risposta tarda ad arrivare.

Cerchiamo di mettere ordine sulla questione.

Vaccino AstraZeneca: una comunicazione fallace

Partiamo dall’argomento più caldo: l’età di somministrazione consigliata.

In Italia il vaccino è stato oggetto di un numero incredibilmente alto di contrordini. Prima ne era suggerita la somministrazione ai pazienti under 55, poi agli under 65 e infine l’ultima direttiva vede il vaccino riservato in via preferenziale a tutti i pazienti con più di 60 anni.

L’impressione è che si stia procedendo per tentativi e questa concezione non è poi così lontana dalla verità.

D’altronde il farmaco è stato sviluppato in tempi record, esattamente come tutti gli altri suoi cugini prodotti per far fronte all’emergenza sanitaria. Per questo, man mano che insorgono effetti collaterali le autorità di regolazione correggono la fascia di popolazione verso la quale il vaccino può essere somministrato, in modo tale da limitare l’insorgere di ulteriori patologie.

AstraZeneca Comunicazione

Il caos comunicativo si crea in un secondo momento, quando la stampa esce con articoli atti a raccontare una realtà in continua evoluzione, difficilmente riassumibile all’interno del titolo di un giornale.

Ma dire che i problemi sono i quotidiani, i quali nella maggioranza dei casi limitano a riportare la notizia per quella che è, sarebbe riduttivo e poco corretto. E diciamo questo al netto di alcuni titoli a dir poco fuorvianti usciti durante le ultime settimane e che tutti abbiamo sentito almeno una volta.

È ragionevole pensare infatti che la situazione vada aggiustata partendo dalla fonte, ovvero dall’EMA e dall’AIFA. Sarebbe opportuno chiedersi quali dati gli enti dovrebbero comunicare all’esterno, perché è evidente che il flusso continuo di dati e revisioni, seppur naturale e insito nella natura del vaccino, sia controproducente nel lungo periodo.

Gli effetti sociali della pandemia

Stiamo affrontando una situazione mai vista prima nella storia moderna, e ora più che mai è necessario rivedere i processi decisionali ai vertici di stati e aziende, in modo tale da evitare allarmismi di massa.

Non dovrebbe sorprende scoprire che la pandemia di Covid-19 ha avuto e continua ad avere un impatto enorme sulla vita delle persone, tanto che alcuni definiscono questo periodo come di vita sospesa.

Dunque, è chiaro che in ottica di mitigare gli effetti sull’opinione pubblica vanno presi degli accorgimenti per mandare un messaggio univoco e semplice. In breve, serve una buona comunicazione.

Anche perché gli effetti dell’attuale gestione della campagna vaccinale li stiamo vedendo tutti: le rinunce al vaccino sono sempre di più e l’immunizzazione degli italiani diventa un obbiettivo sempre più remoto, nonostante il vaccino sia stato ritenuto sicuro degli enti preposti.

Il problema è che la sua reputazione scientifica ormai è compromessa in modo irreparabile.

Da AstraZeneca a Vaxzevria: le nazioni europee abbandonano il vaccino

Le nazioni europee che stanno valutando il blocco della somministrazione del vaccino AstraZeneca intanto sono sempre più numerose.

Il caso della Danimarca ha fatto particolarmente scalpore, dato che lì il vaccino non verrà più usato. Stando a quanto scritto nel Copenaghen Post, per via di questa decisione, potrebbe non completarsi entro la fine dell’anno come da previsioni.

In ogni modo gli stati UE procedono in ordine sparso in merito alla questione, e non è ancora emersa una linea di d’azione univoca.

La Germania, per esempio, ha deciso che gli attuali vaccinati con AstraZeneca faranno il richiamo con un vaccino differente, probabilmente con Moderna o Pfizer, con Francia e Olanda che stanno seguendo il suo esempio.

In Italia, al contrario i vaccinati AstraZeneca avranno il richiamo con lo stesso vaccino.

AstraZeneca Comunicazione

Diciamo lo stesso vaccino, anche se in realtà AstraZeneca non si chiama più così. Il suo nuovo nome è Vaxzevria. Il cambio di denominazione è semplicemente frutto della normale filiera produttiva dei farmaci, che ottengono una denominazione specifica solo in un secondo momento.

Nel caso del vaccino svedese abbiamo anche un foglietto illustrativo che elenca tutti i rischi, che rimangono di gran lunga inferiori ai benefici.

AstraZeneca, quindi, era solo una sigla generica, usata per identificare il farmaco in modo colloquiale. Detto questo, è difficile non vedere nell’ufficializzazione del vero nome del vaccino un tentativo di rebranding, che sfortunatamente per tutti sembra non essere andato a buon fine.

La storia del vaccino AstraZeneca, o Vaxzevria, è quindi tra le più travagliate viste nella storia moderna, anche per via della comunicazione che gli si è creata intorno. A ragione o meno il farmaco è stato bloccato e non verrà più usato. La speranza è che Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson non subiscano la stessa sorte.

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