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Inquinamento degli oceani: la plastica che dal mare arriva nei bicchieri

Il fenomeno delle microplastiche è più che mai un problema per l’inquinamento degli oceani. I residui di plastica finiscono anche nell’acqua che beviamo. Facciamo il punto della situazione analizzandone origini, cause e possibili soluzioni.

Inquinamento degli oceani: un problema in bottiglia

Gli oceani sono indiscutibilmente tra le più grandi meraviglie della Terra. Essi sono fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo, in quanto regolano la temperatura terrestre e ci forniscono cibo. Tutta questa bellezza è tuttavia minacciata dalla mastodontica quantità di plastica che è presente nei mari di tutto il globo. Ogni anno più di 8 milioni di tonnellate di rifiuti vengono versati in mare, di cui il 75% sono proprio plastiche. La minaccia più grande è costituita dai frammenti più piccoli di questo materiale, le microplastiche, le cui dimensioni variano da un millimetro a un micron. Questi detriti finiscono, oltre che nell’aria, anche nell’acqua che beviamo, persino in quella in bottiglia. Un problema che tuttavia non sfugge ai cittadini. Infatti, secondo una ricerca condotta da Culligan, il 47% degli italiani è consapevole della presenza di microplastiche nell’acqua in bottiglia.

Il fenomeno dal punto di vista geografico: Italia e resto del Mondo

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, che è prevista per l’8 giugno, sono state messe in atto diverse campagne di sensibilizzazione. Per capire bene il fenomeno è bene comprendere nello specifico in cosa consistono le microplastiche. Il materiale più presente nelle acque analizzate è il polipropilene, utilizzato per realizzare i tappi delle bottiglie. Al secondo posto di questa speciale classifica troviamo il nylon. Il dilagare del fenomeno, fortunatamente, risulta parecchio disomogeneo dal punto di vista geografico. Sul territorio italiano, per esempio, le plastiche risultano minime o assenti nei servizi idrici di Milano, Brescia e Torino.
A livello globale invece l’inquinamento delle acque risulta maggiore nei Paesi più sviluppati. Questo è un qualcosa di molto curioso, dato che le zone più industrializzate, almeno in teoria, dovrebbero disporre di migliori strutture idriche.

Inquinamento degli Oceani: da dove arrivano le microplastiche?

Per capire bene l’origine del fenomeno è necessario suddividere le microplastiche in due macro categorie: primarie e secondarie. Le prime sono rilasciate nell’aria da azioni quotidiane, come ad esempio il lavaggio di capi sintetici o dall’utilizzo di cosmetici. Questa tipologia di microplastica rappresenta circa il 30% della totalità di frammenti riscontrata negli oceani. La restante parte (più del 70%) è costituita dalle microplastiche secondarie. Queste constano di oggetti di dimensioni maggiori, come bottiglie, buste o reti da pesca. La scienza si sta ancora interrogando sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana.

Le soluzioni da adottare secondo l’UE

Proprio per questo motivo, con una Direttiva Europea del Gennaio 2021, l’UE ha deciso di inserire le microplastiche tra gli elementi ad alto rischio. La normativa è stata redatta con il proposito di eliminare la presenza di microinquinanti nelle reti idriche domestiche. L’adozione di sistemi di filtrazione avanzati, come l’Ultrafiltrazione o l’Osmosi inversa, rappresentano un ottimo modo per eliminare la quasi totalità di sostanze estranee presenti nell’acqua.

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