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Scoperte le prime sequenze del Coronavirus

Un ricercatore americano recupera le prime 13 sequenze del Covid-19. Qualcuno le aveva fatte sparire

Una nuova clamorosa svolta riguarda le origini del Covid-19.

Jesse Bloom, ricercatore americano del Fred Hutchinson Cancer Research Center, avrebbe identificato alcuni dati che contengono le prime tredici sequenze del virus SarsCov2, risalenti all’inizio dell’epidemia a Wuhan.

Le sequenze, custodite nell’archivio del National Institute of Health americano, sarebbero state deliberatamente fatte sparire da ignoti.

Jesse Bloom, come si può leggere su Biorxiv o su Science, ha recuperato i file cancellati da Google Cloud e ricostruito le sequenze parziali di tredici sequenze del virus dei primi tempi dell’epidemia.

Cerchiamo di ricostruire cosa è accaduto.

Origine del Covid: le sequenze scomparse

Nonostante gran parte della comunità scientifica, come abbiamo riportato in un articolo, sia restia a prendere in considerazione l’ipotesi della creazione del Coronavirus in laboratorio, non mancano i misteri e le zone d’ombra.

Si sa, ad esempio, che qualcuno ha cancellato 241 sequenze del genoma di Sars-Cov-2 ricavate da pazienti cinesi all’inizio della pandemia. Sottraendole al database sul quale erano state registrate.

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Il rapporto dell’Oms e i dubbi di Jesse Bloom

Bloom è tra i molti scienziati non del tutto persuasi del rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, che lo scorso marzo aveva liquidato come “estremamente improbabile” l’origine del Covid in laboratorio.

Nel report dell’Oms si leggeva che “non ci sono evidenze di virus strettamente correlati al Coronavirus in nessun laboratorio prima del dicembre 2019, o di genomi che ricombinandosi potrebbero essere arrivati al genoma di Sars-Cov-2”.

La scoperta

Bloom ha quindi letto uno studio cinese che parla di mutazioni riscontrate in sequenze genomiche di pazienti positivi al Covid a inizio pandemia. Queste sequenze erano state conservate nel database Sequence Read Archive (Sra) del National Institute of Health (Nih) statunitense.

E qui il colpo di scena: tentando di accedere alle sequenze nel database, Bloom ha scoperto che qualcuno le aveva eliminate.

Lo scienziato non si è dato per vinto, ed è riuscito a recuperare 13 di queste 241 sequenze, che erano conservate nel backup in cloud.

La sequenze ritrovate

Pare che le 13 sequenze recuperate da Bloom confermino che Sars-Cov-2 circolava già in Cina prima del dicembre 2019. Inoltre somigliano al genoma del coronavirus di pipistrello individuato nel 2013.

Si cercano ora le altre sequenze scomparse, che potrebbero davvero fare luce sull’origine del Coronavirus. È lo stesso Jesse Bloom ad ammettere che le 13 sequenze ritrovate sono solo un piccolo tassello di un puzzle molto più grande. Ma che tuttavia forniscono “prove ulteriori che il virus stesse circolando a Wuhan prima di dicembre”.

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Il motivo del furto

Il mistero attorno alle sequenze trafugate è ancora fitto.

Un portavoce del National Institute of Health ha dichiarato in modo un po’ sibillino che l’eliminazione è dovuta al fatto che le sequenze sarebbero state caricate su un altro database.

Ma questa probabile sottrazione volontaria alimenta le fantasie di tutti coloro che, chi poggiando su basi scientifiche e chi soffiando sul fuoco del complottismo, ha forti dubbi sull’origine del Covid.

A tale riguardo, così si è espresso Jesse Bloom: “Non c’è una ragione scientifica plausibile per la cancellazione. Le sequenze sono perfettamente concordanti con i campioni descritti dagli autori di uno studio del 2020. E non ci sono correzioni al documento. Nel quale si afferma peraltro che è stata ottenuta l’approvazione dei soggetti e che il sequenziamento non mostra prove di contaminazione da campione a campione. Sembra quindi probabile che le sequenze siano state cancellate per oscurarne l’esistenza”.

E aggiunge una frecciata al rapporto dell’Oms: “L’analisi filogenetica di queste sequenze nel contesto di dati esistenti accuratamente annotati suggerisce che le sequenze del mercato dei frutti di mare di Huanan che sono al centro del rapporto congiunto Oms-Cina non sono pienamente rappresentative del virus che circolava a Wuhan all’inizio dell’epidemia”.

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Il parere di Francesco Broccolo

Sulla vicenda è intervenuto Francesco Broccolo, virologo dell’Università Bicocca di Milano. Che ha detto: “Non vi è alcun motivo scientifico per rimuovere da una banca dati delle sequenze di virus già depositate. Il ritrovamento delle sequenze di Sars-Cov-2 depositate e poi omesse getta sempre più dubbi sull’origine naturale di questo virus nel mercato del pesce”. Subito dopo Broccolo esplicita le sue perplessità: “Sembra che non si voglia far capire che l’origine del virus sia nel pipistrello”.

L’ipotesi del virologo è che le tredici sequenze ritrovate possano essere una sorta di variante-ponte tra il coronavirus del pipistrello e quello che si è diffuso nell’uomo.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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