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Parler: il paradiso social per i sostenitori di Trump
I trumpiani bannati dagli altri social emigrano su Parler, che intanto offre 20.000 dollari ai democratici per venire a litigare sulla piattaforma


Parler è il social network di cui stanno parlando tutti. O almeno tutti i sostenitori di Donald Trump. Dopo che Reddit ha chiuso il sub /The_Donald, Snapchat ha smesso di promuovere i post del Presidente degli Stati Uniti e che Facebook, Instagram e Twitter hanno rimosso contenuti di Trump dalle proprie piattaforme, i conservatori hanno cercato un’alternativa. Mentre aspettano che il Presidente riformi i social, si sono spostati su Parler. Che solo nell’ultimo mese ha quasi raddoppiato il numero di utenti. Un social network che promette l’assoluta libertà di espressione. Ma che ha già bannato più di un utente e ha proposto di pagare influencer di sinistra per venire a discutere sulla piattaforma. Che molti dicono essere un fan club di Trump più che un luogo di discussione virtuale.

Parler, paradiso social della destra americana

Dal mese di maggio molti social media hanno iniziato ad effettuare il fact checking dei contenuti postati. L’esigenza è nata soprattutto per contrastare il diffondersi di notizie finte sul coronavirus e le possibili cure ma si è presto allargata. Twitter ad esempio ha segnalato la falsità di alcuni commenti di Trump sulla regolarità delle votazioni via posta. Il presidente ed i suoi sostenitori non l’hanno presa bene.

I conservatori hanno visto la decisione dei social come una presa di posizione. Una “dittatura del politicamente corretto” che limita la libertà di espressione. Una posizione in realtà non molto diversa da quella presa da Mark Zuckerber, poi criticato pubblicamente dai propri dipendenti. Per questo i conservatori hanno deciso di cercare nuovi lidi, approdando su Parler e trasformandolo nel paradiso dei trumpiani.

La piattaforma è stata fondata due anni fa da John Matze, che la definisce un “social media imparziale”. Da subito Parler ha però raccolto personalità dichiaratamente di destra e pro-Trump. Nel primo anno di attività si sono iscritti alla piattaforma il giornalista di ultra-destra Milo Yiannapoulos e Brad Parscale, che ha diretto la campagna elettorale digitale di Donald Trump fino ad un mese fa (licenziato dopo il fiasco del comizio di Tulsa) e che pensa che Twitter abbia i giorni contati.

Nel maggio dell’anno scorso oltre 200.000 account sono arrivati dall’Arabia Saudita, dopo che Twitter li aveva eliminati perché considerati un “esercito elettronico” non autentico che faceva propaganda per il governo saudita.

Nell’ultimo anno si sono aggiunti il figlio del Presidente Donald Trump Jr., l’ex sindaco di New York e avvocato implicato nel Russiagate Rudy Giuliani, la personalità televisiva di destra Alex Jones e il senatore Ted Cruz. Che in un tweet ha annunciato di passare a Parler insieme ad altri sostenitori di Trump (che durante le scorse primarie repubblicane aveva accusato il padre di Cruz di aver ucciso John F. Kennedy). Per “terminare la censura” dei “miliardari di sinistra della Silicon Valley“.

Problemi in paradiso

“La cosa migliore è che ognuno prenda una cattiva idea e la spenga attraverso il discorso pubblico” è l’idea alla base della piattaforma, secondo il creatore John Matze. Il problema è che le idee politiche su Parler sono tutte o quasi pro-Trump: diventa difficile condannare una cattiva idea o lodarne una buona se tutti sono d’accordo. Ci sono sfumature: il senatore libertariano Rand Paul non ha le stesse opinioni dell’ex diplomatica Nikki Haley. Ma rientrano tutti nel calderone del Partito Repubblicano, cosa che in un sistema politico bipolare come negli Stati Uniti riduce la possibilità di confronto.

Per questo John Matze è arrivato a proporre una ricompensa una tantum di 20.000 dollari a tutti gli influencer di sinistra con più di 50.000 follower su Twitter o Facebook perché si uniscano alla sua piattaforma. Finora non ha funzionato. Il fondatore di Parler ammette che la sua piattaforma sia “decisamente pro-Trump” ma dice che non è questo il motivo per cui è nata. Senza un confronto non c’è “engagment“, i follower perdono interesse. La discussione continua è uno dei motivi per cui non ci stacchiamo dai social.

Matze crede che anche Twitter non sarà più interessante quando tutti i conservatori finiranno su Parler. Non sembra però qualcosa destinato a succedere. Twitter ha oltre 300 milioni di utenti, con almeno 50 milioni di americani che twittano o interagiscono ogni mese. Parler sta già perdendo la spinta acquistata fra maggio e giugno, secondo Bloomberg. Adesso si attesta intorno ai due milioni di utenti mensili.

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Anche Parler ha delle regole

Parler è il Far West della libertà di parola o solo un paradiso per conservatori? Secondo Matze le regole ci sono. Ma sono poche. E alcune piuttosto strane. In un post su Parler (qui potete vedere lo screenshot) ha elencato alcune norme. Non si possono postare fotografie di feci in risposta ai post (?!?), non si possono usare nomi offensivi tipo “cassonetto di sperma” (traduciamo il più fedelmente possibile). Niente pornografia (concessa in certe condizioni su Twitter), niente spam, niente minacce di morte. Almeno delle ultime tre capiamo l’utilità.

Alcuni utenti Twitter che si sono uniti a Parler hanno però detto di essere stati bannati. Uno di questi è Devin Nunes cow, un account nato per prendere in giro il parlamentare trumpiano omonimo, bannato per aver postato una foto con una mucca che tiene un cartello che dice “Devin Nunes è un perdente”. E non è il solo ad essere stato cacciato dalla piattaforma.

Sembra evidente che anche Parler si ponga delle regole: per ogni libertà esiste un limite, una linea nella sabbia che viene tirata arbitrariamente. Nelle linee guida per la comunità di Parler si spiega come minacce, ricatti, sostegno al terrorismo e altri casi estremi non vengano tollerati (assieme agli insulti fatti da mucche, a quanto pare). E come per ogni altro social, le leggi statali e federali sul discorso d’odio si applicano. La linea nella sabbia c’è, anche se è in una posizione diversa.

Parler può essere la nuova Twitter?

Una piattaforma social deve avere un certo bacino di utenza per avere un “peso sociale”. Twitter è un ottimo esempio: negli Stati Uniti è la voce del Presidente e il tool necessario per ogni giornalista, mentre in Italia non è mai al centro del dibattito, visto lo scarso uso. Perché sono gli utenti a determinare l’importanza della piattaforma.

Se le ricompense monetarie possono attrarre persone fuori dalle file repubblicane, Parler potrebbe raggiungere il successo ma per farlo dovrebbe smettere di essere il paradiso dei sostenitori di Trump. Dovrebbe diventare un luogo di discussione. E la discussione funziona se si condividono le regole. Che la stragrande maggioranza degli utenti di Twitter e Facebook non ritiene troppo restrittive, mentre considerano osceno il linguaggio di alcuni post su Parler. Che usano epiteti considerati offensivi e sostengono teorie del complotto.

Il rischio è che Parler diventi una piattaforma sempre più per posizioni estreme, come è stato per Gab e 8chan. Sono molti gli studi che dimostrano che le “echo chambers”, ossia i luoghi anche virtuali in cui le proprie idee vengono sempre confermate e mai attaccate, finiscono per polarizzare le posizioni politiche. Questo può succedere anche su Twitter e Facebook se si seguono solo persone che la pensano come noi. A maggior ragione avviene per un social in cui tutti votano lo stesso partito.

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Stefano Regazzi

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Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.
                   










 
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