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Unites States of Podcast spiega perché l’Italia è incollata alle cuffie

L’evento di Audible dedicato all’universo dei podcast in Italia esamina questo nuovo fenomeno culturale. E spiega la magia dietro le serie audio.

United States of Podcast giunge alla sua terza edizione. L’evento organizzato da Audible, società celebre in tutto il mondo per la produzione di audiolibri e podcast, torna quest’anno in una veste tutta digitale. Un modo per raccontare il panorama del podcast in Italia: le percentuali di crescita di questo nuovo fenomeno, le abitudini degli italiani riguardo questo nuovo fenomeno di massa. Ma anche un momento per fare ritrovare insieme (anche solo digitalmente) i migliori podcaster del nostro Paese, le voci che adoriamo avere nelle nostre orecchie. Che raccontano come creare una storia audio che tiene incollate alle cuffie.

United States of Podcast

La nuova formula digitale porta United States of Podcast in streaming in tutto il Paese. Partendo dai dati: il primo intervento del mattino ha riportato le informazioni raccolte in una ricerca condotta da Nielsen e commissionata da Audible. Il fenomeno podcast è ancora in crescita, anche quest’anno. Che sia per conoscere fatti di cronaca o vicende personali, opinioni di esperti o racconti improvvisati, la dieta mediatica degli italiani ha sempre più podcast nel mix.

Dopo i dati arrivano i workshop: Pablo Trincia e Matteo Caccia e il sound designer Luca Micheli parlano di come si realizza un podcast. Partendo da “La Piena”, “Oltre il confine” e “Buio”, tre podcast che tengono incollati alle cuffie.

La parte centrale della giornata spetta invece a “Professione Podcaster”, un concorso speciale. Vede infatti uno dei dieci podcast scelti da Pablo Trincia premiato da Audible, che produce il titolo per tutto il 2021.

United States of Podcast, USOP come lo chiamiamo noi di Audible, è un appuntamento importante per capire in che direzione va il mondo del podcast in Italia e di conseguenza anche il nostro lavoro e i nostri progetti futuri.” Spiega Francesco Bono, Content Director di Audible per l’Italia. “Crediamo molto nel valore dei podcast non solo come strumento di intrattenimento ma anche come mezzo di informazione e divulgazione, e per questo abbiamo voluto sin da subito dar vita a un appuntamento che servisse a dare importanza e prestigio a questa nuova modalità di consumo che in Italia sta crescendo di anno in anno, ma ha ancora un enorme potenziale di miglioramento. Noi di Audible siamo felici di accompagnare e sostenere la crescita del Podcast, producendo contenuti di altissima qualità che appassionano il nostro pubblico”.

Il mondo dei podcast in Italia

Il primo passo per capire il fenomeno dei podcast, come ogni altro fenomeno, sono i numeri. Avere un’immagine chiara del panorama dell’intrattenimento audio in Italia è fondamentale per tutti i podcaster. E per quelli che vogliono capire meglio il nostro Paese. Per questo motivo Audible ha commissionato a Nielsen una ricerca sul mondo del podcasting italiano. I numeri riportano una crescita chiara, un segnale di interesse per questo media da parte del nostro Paese.

Chi ascolta podcast in Italia?

Quasi 14 milioni di italiani hanno ascoltato almeno un podcast all’anno, 2 milioni in più rispetto al 2019: +15% anno su anno. Il 63% ascolta podcast mediamente una volta la settimana. La lunghezza media dell’ascolto sale a quota 24,5 minuti, anche se gli heavy user (che ascoltano tutti i giorni, sono il 6%) ascoltano 34,1 minuti.

Come accennato, gli heavy user sono il 6%: ascoltano podcast tutta la settimana. Ma non sono gli unici a consumare regolarmente podcast: il 12% ascolta un episodio audio più volte alla settimana. Il 10% ascolta almeno un podcast ogni settimana, il 17% ascolta su base mensile e il 19% meno di una volta al mese.

Ascoltano podcast sia uomini che donne (64% e 61% del campione diviso per genere), con l’ascolto che decresce in base all’età: 67-68% fra i 18 e i 34, anche se fino al 55% degli over 55 ascolta podcast. Lo zoccolo duro del 6% di heavy user sono soprattutto i 25-34 anni. Sono quindi soprattutto giovani e usano molto la tecnologia. Chi usa internet per 4 ore o più al giorno ascolta molti più podcast. Gli amanti del podcast utilizzano anche più social network, anche meno diffusi come Snapchat, TikTok.

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Quali podcast ascoltano?

L’89% utilizza solo contenuti gratuiti, il 7% ascolta anche a pagamento e il 4% solo a pagamento. Quindi solo uno su dieci paga. La maggior parte degli ascolti sono in casa (79 rispetto al 71% del 2019), in linea con il maggior tempo passato a casa quest’anno. In seconda posizione l’auto e al terzo i mezzi pubblici, in diminuzione per motivi storici. Sui mezzi pubblici lo ascoltano soprattutto i 18-24 anni. L’attività motoria è al quarto posto e quando si fa sport salgono i tempi di ascolto. La fascia oraria preferita va dalle 17 a mezzanotte. La maggior parte però non ha un orario fisso, soprattutto durante il weekend.

Programmi musicali e news sono i podcast più seguiti al 44 e 45 percento. Intrattenimento e approfondimento sono subito dietro con il 37% e il 34%. I podcast di approfondimento sono soprattutto per i 18-24: la media in questa fascia sale al 44%). Il 98% ascolta in italiano, il 26% in inglese, spagnolo 6% e francese 4%.

Il 41% degli ascoltatori predilige programmi originali, il 22% programmi radiofonici trasformati in podcast, mentre il 37% ascolta entrambi. Il 60% dei più giovani ascolta solo contenuti originali. Il 33% lo fa per informarsi, il 29% ascolta podcast per rilassarsi e il 27% per scoprire nuovi contenuti. I più giovani imparano anche una lingua (15%), gli heavy user ascoltano podcast soprattutto per divertirsi 43%.

Quelli che non seguono il mondo dei podcast preferiscono altre modalità di consumo mediatico per il 43%. Ma rimane ancora una grande fetta di ascoltatori potenziali che però non conoscono i podcast (39%) o non sa dove trovare quello che cerca 19%.

I tre workshop: dall’idea fino al suono perfetto per un podcast

Oltre all’interessante analisi Nielsen, United States of Podcast ha portato tre interessanti approfondimenti. Veri e propri workshop per partire da un’idea e arrivare alla produzione di un podcast. Pablo Trincia ha presentato le idee dietro al suo podcast “Buio“. Una struttura che l’ex-Iena ha definito a pettine: una base comune fatta di tragedia e tanti episodi per raccontare le storie di come le persone sono riuscite a superarle. Oppure la formula ad albero del suo lavoro con “Le guerre di Anna Prouse“, dove ha raccontato le diramazioni della storia dell’italiana che si è presa cura dell’Iraq.

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Pablo Trincia

Con l’attenzione a lasciare che le persone raccontino la propria storia, come ribadisce Matteo Caccia, autore di “La Piena” e “Oltre il confine“. Che spiega l’importanza di preparare una scaletta precisa e un copione attento, una volta raccolto il materiale. Che deve essere mastodontico rispetto al contenuto che si propone al pubblico: tagliare per arrivare alla storia, in mezzo a tutto il resto.

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Matteo Caccia

Per poi raccontarla anche attraverso il suono, come spiega Luca Micheli. Non solo decorazione ma un modo per raccontare il narratore, l’intervistato e la storia. Prendendo suggestioni e idee per trasformarle in una storia sonora.

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Luca Micheli

Dal 30 novembre trovate gli interventi dei tre podcast coach a questo indirizzo.

Professione podcaster

A metà giornata abbiamo avuto modo di assistere alla premiazione di Professione Podcaster, che ha premiato il migliore fra dieci progetti presentati a Pablo Trincia e il resto della giuria. Che ha dispensato un’altra lezione: non basta il pitch, bisogna raccontare qualcosa di particolare e con un target specifico. Soggetti troppo generali non funzionano: niente è per tutti, nessuno può raccontare il mondo da solo.

Cristiano Balducci vince una menzione particolare per il miglior episodio pilota “Farmatopia”. Vince Sara Enrico invece ha il podcast migliore:  “Figli del Carcere” che viene prodotto da Audible. Una proposta terribilmente interessante che abbiamo modo di ascoltare come podcast serie di Audible.

Questa giornata all’insegna dei podcast in Italia ci ha dato un’idea più precisa di questo mondo di storie sussurrate alle nostre orecchie, immagini sonore che prendono vita. Vi consigliamo ancora una volta di dare un’occhiata ai workshop presentati e di accogliere nei vostri padiglioni auricolari il mondo dei podcast.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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