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Privacy online, sempre più utenti chiedono la cancellazione dei dati

Le persone prestano più attenzione al trattamento dei dati, anche se le leggi sulla privacy restano poco conosciute

La questione della privacy diventa sempre più centrale per moltissime persone che passano il proprio tempo online. Le autorità garanti e le normative europee approvano normative e sanzioni per tutelare i nostri dati su internet ma gli utenti restano all’erta. Tanto che aumenta il numero di persone che richiede la cancellazione dei propri dati e che rinuncia a un servizio (soprattutto ai social) in nome della privacy. I nuovi dati di Cisco sembrano sottolineare questa tendenza: non si può più parlare del web senza il tema della sicurezza dei dati personali.

Utenti più attenti alla privacy, crescono le richieste per la cancellazione dei dati

Il Cisco 2021 Consumer Privacy Survey nasce con l’idea di illuminare le aziende sul tema del trattamento dei dati. Ma la ricerca può servire anche per dare un quadro generale del rapporto fra gli utenti e la privacy. Cisco ha infatti chiesto a 2600 adulti in 12 diversi Paesi (5 in Europa, 4 in Asia/Pacifico e 3 nelle Americhe) cosa ne pensano del tema della privacy e i dati sono piuttosto chiari. Andrea Negroni, country leader della cybersecurity per Cisco Italia spiega: “I consumatori vogliono sapere quali informazioni vengono raccolte, per quali finalità e in che modo vengono elaborate. La sfiducia verso le aziende dipende dalla capacità di quest’ultime di rispondere a tali domande e di garantire la protezione dei dati degli utenti”.

Una condizione cui l’aziende devono fare fronte. Ma anche un visione chiara del cambio di prospettiva da parte degli utenti. Il trattamento dei dati sta diventando centrale nell’esperienza online. Non si tratta più solo di ignorare o meno gli avvisi sui cookies. Infatti addirittura il 46% degli utenti si dice preoccupato perché non pensa di essere in grado di difendere i propri dati.

privacy cancellazione dati

Il motivo principale di questa mancanza di fiducia sembra essere la mancanza di chiarezza e trasparenza. Infatti il 76% degli intervistati non capisce come i propri dati saranno utilizzati dalle imprese. E questo li convince a chiedere la tutela della propria privacy attraverso la cancellazione dei propri dati.

Un terzo degli intervistati abbonda i social media, incerto sull’uso dei propri dati

Il numero di persone che chiedono di modificare o cancellare i propri dati continua ad aumentare. Tanto che alcuni utenti arrivano persino a interrompere il proprio rapporto con un’azienda pur di tutelare la propria privacy. Nel report infatti leggiamo che un terzo degli intervistati ha smesso i servizi di un social media perché timoroso del trattamento dei dati.

Ma se i social sono la categoria più “temuta” dagli attivisti per la privacy, l’abbondono di servizi riguarda molte altri settori. Il 28% ha cambiato fornitore di accesso a internet. Il 19% ha smesso di lavorare con un retailer (dai siti di e-commerce ai negozi fisici con servizi online). Il 19% ha cambiato fornitore di carta di credito e il 18% non si è fidato della privacy nell’istituzione bancaria o finanziaria.

Fra tutti, la categoria dei “millenials” mostra maggior attenzione alla privacy. Fra i 25 e i 34 anni, il 44% sono “attivisti per la privacy”. Persone che prendono provvedimenti quando sentono lesa la protezione dei propri dati. E questo fa supporre che il trend possa ancora aumentare.

E il nostro Paese risulta al terzo posto per la cancellazione dei dati da un servizio online. L’Italia infatti sale sul podio con il 25%, dietro a Brasile (26%) e India (37%). Questo si traduce in un quarto della popolazione che dimostra scarsa fiducia nel trattamento dei dati da parte delle aziende.

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Privacy e cancellazione dei dati, scarsa conoscenza sulle normative

Nonostante l’attenzione al tema della privacy sia in aumento, la conoscenza delle leggi che regolamentano questo diritto non cresce in maniera proporzionale, anzi. Solo il 44% degli italiani dichiara di comprendere il GDPR e la normativa sulla privacy. Un valore che sale al 46% in Germania, al 55% in Francia e al 58% in Regno Unito. Ma che nel resto del mondo risulta ancora più basso (Giappone 25%, Cina 33%, Brasile 37%).

Ma secondo gli esperti di Cisco, questa mancata comprensione è fisiologica. La conoscenza di normative complesse richiede tempo. Il fatto che molte persone siano interessate però potrebbe cambiare queste percentuali nei prossimi anni. Il numero di persone che hanno compreso il GDPR potrebbe crescere nel medio termine.

L’attenzione alla privacy non si limita poi solo al mondo online. Il 60% ritiene che sia corretto condividere lo status di vaccinazione prima di accedere sul luogo di lavoro. Resta quindi una percentuale notevole che mette l’attenzione alla privacy al primo posto, anche in questi momenti pandemici. In Italia la percentuale sale al 68%, il tasso più basso è in Germania (48%) mentre sale al 77% in Cina.

Timore per l’intelligenza artificiale, specie sul luogo di lavoro

Secondo i dati raccolti da Cisco, il 56% ha espresso timore nei confronti della gestione dei dati da parte dell’intelligenza artificiale. In particolare, non condividono l’utilizzo di questa tecnologia per determinare le assunzioni sul luogo di lavoro. Infatti questa tecnologia utilizza i dati raccolti per valutare l’etica lavorativa o lo status di salute mentale di un individuo. Un’analisi rapida ma invasiva, che oltretutto non spiega il metodo decisionale. Quindi c’è anche paura che gli esiti siano falsati o fuorviati dai bias dell’algoritmo.

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La privacy diventa un valore importante per valutare un’azienda

In ultima analisi, Cisco avverte le aziende che gli utenti fanno molta attenzione alla tematica della protezione dati. Andrea Negroni ribadisce che: “Per consolidare la relazione di fiducia con i consumatori, l’azienda deve distinguersi per una comunicazione chiara degli aspetti relativi al trattamento dei dati e deve dare garanzie agli utenti che sarà impedito ogni accesso non autorizzato alle sue informazioni. Dovrà anche dimostrarsi capace di proteggere i dati da eventuali violazioni e assicurare che anche i fornitori rispettino standard e certificazioni”.

In altre parole, l’attenzione alla privacy fa la differenza quando si sceglie un prodotto o un servizio. Diventa importante quanto altri valori come il costo e le funzionalità. Lo abbiamo visto nell’ultimo anno con la crescita dei download di Telegram, quando il cambio di policy di WhatsApp ha intimorito gli utenti. E Apple lo ha inserito fra i principi cardini del proprio marketing: basta guardare qualsiasi spot dei nuovi prodotti della Mela per rendersene conto.

Il rapporto di Cisco conferma quindi una tendenza che abbiamo già visto nel mondo della tecnologia. Le persone fanno sempre più attenzione alla privacy, tanto da arrivare a cancellare i dati raccolti e abbandonare servizi pochi chiari con le proprie policy. E questo può avere un impatto più forte di qualsiasi sanzione del Garante per la Privacy e normativa europea. Gli utenti “votano con i piedi”, abbandonando i servizi che non tutelano i dati. L’incentivo economico potrebbe far cambiare i piani aziendali molto più di quanto multe e denunce potrebbero mai fare. Com’è successo per le tematiche ambientali, nei prossimi anni vedremo sempre più aziende sostenere la privacy e investire per primeggiare in questo campo.

In questo modo, le aziende avranno più introiti. E (si spera) noi avremo più privacy.

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Source
La Repubblica

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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