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Roma, mille Bauli come simbolo di protesta del mondo dello spettacolo

Alla manifestazione del mondo dello spettacolo hanno preso parte anche le associazioni "La Musica che Gira" e "U.N.I.T.A." per far sentire la voce dei lavoratori.

Sabato 17 aprile si è tenuta a Roma la seconda manifestazione di protesta del mondo dello spettacolo. Non solo i lavoratori, ma anche gli artisti hanno deciso di scendere in Piazza del Popolo per rivendicare i loro diritti e denunciare la situazione tragica in cui si trovano.

Importante la partecipazione anche di “La Musica che Gira” e “U.N.I.T.A.” (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo), le due associazioni che hanno rappresentato gli artisti ai tavoli di confronto con il governo in questo anno di crisi provocato dalla pandemia e dalle chiusure che ha determinato, sono scesi in piazza con artisti molto noti del mondo della musica, del teatro, del cinema e dell’audiovisivo Per citarne alcuni: Fiorella Mannoia, Renato Zero, Carlotta Natoli, Brunori Sas, Manuel Agnelli, Max Gazzé tra gli altri.

La protesta del mondo dello spettacolo

protesta mondo dello spettacolo cantanti

Dopo la prima protesta del mondo della spettacolo avvenuta a Milano nell’ottobre 2020, ieri si è tenuto lo stesso flash mob, ma a Roma, in Piazza del Popolo. La scena è sempre la stessa: tanti lavoratori dello spettacolo, come tecnici e organizzatori, si sono appostati accanto a dei bauli, diventati emblema della protesta. Simboleggiano il lavoro nudo e crudo, poiché usati per trasportare gli attrezzi di lavoro dei tecnici.

Ad essi si sono affiancati tanti artisti noti, come Fiorella Mannoia, Giuliano Sangiorgi, Max Gazzè, Emma, Daniele Silvestri, Manuel Agnelli, Alessandra Amoroso, Diodato, Roy Paci. Anche loro colpiti dalla tragica situazione in cui il mondo dello spettacolo sta annegando.

L’adesione dei “Bauli”, che dovevano essere 419, è stata enorme. Erano infatti più di mille a occupare il suolo di Piazza del Popolo a Roma. Il tutto è avvenuto nel rispetto delle norme anti covid. Vestiti di nero, come a simboleggiare un lutto – quello del mondo dello spettacolo -, i manifestanti vogliono farsi ascoltare dal governo. Sono dunque alla ricerca di una svolta definitiva e di un accordo per mettere fine a questa situazione così precaria.

“I diritti sono uno spettacolo”

Grazie ai lavoratori e agli artisti è stata rilanciata la piattaforma di rivendicazioni e richieste della parte artistica che per molti aspetti coincide con quella dei lavoratori dello spettacolo. Questo ha dato l’avvio alla campagna “I diritti sono uno spettacolo”.

I suoi temi fondamentali sono la necessità di articolare e gestire la ripartenza del settore, una doverosa riflessione sulle misure emergenziali, una riforma strutturale che il settore aspetta da tantissimo tempo e che avrebbe protetto i lavoratori e le realtà produttive durante questa crisi provocata dalla pandemia.

Perché è nata la campagna?

Partita a marzo di quest’anno dal palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo, la campagna è nata per attirare l’attenzione del pubblico sulla necessità di una pronta ripartenza delle attività produttive dello spettacolo ferme da troppo tempo.

Inoltre, la campagna “I diritti sono uno spettacolo” ha espresso un giudizio molto negativo sulle misure emergenziali espresse fin qui dal governo e giudicate insufficienti. L’obiettivo è quindi quello di proporre una riforma che riconosca una volta per tutte il valore artistico, produttivo e sociale del settore cultura che ponga rimedio ai problemi strutturali alla base della sua fragilità.

“La Musica che Gira” e “U.N.I.T.A”

“La Musica che Gira” e “U.N.I.T.A” sono due associazioni che hanno rappresentato gli artisti ai tavoli di confronto con il governo in questo anno di crisi provocato dalla pandemia e dalle chiusure che ne sono derivate.

Nello specifico, “La Musica che Gira” è l’associazione che racchiude tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo toccate dalla crisi in seguito alla pandemia. Sono manager, produttori, artisti, musicisti, tecnici, consulenti, promoter, etichette discografiche, agenzie di Booking, proprietari di live club e uffici stampa.

“U.N.I.T.A.” (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) è un’associazione di attrici e attori che tutela la dignità professionale dei propri associati. Promuove inoltre iniziative di informazione e formazione per lo sviluppo del settore dello spettacolo.

L’opinione delle associazioni “La Musica che Gira” e “U.N.I.T.A”

«Senza un intervento definitivo e il più possibile unitario, le conseguenze di questa crisi saranno drammatiche. Stiamo già assistendo a ricadute insostenibili sulla vita dei lavoratori», dicono i portavoce delle due associazioni.

E continuano: «In questi lunghi mesi caratterizzati dallo stop forzato delle attività culturali abbiamo preso atto che teatri, cinema, live club e spazi culturali, nonostante si siano dimostrati luoghi sicuri, sono considerati attività produttive sacrificabili. A una legge sul lavoro per arginare il piano d’emergenza ed entrare finalmente nell’era del riconoscimento del lavoro discontinuo, è necessario affiancare una riforma sul riconoscimento degli spazi culturali e sulle imprese».

Protesta nel mondo dello spettacolo: occupato il Piccolo Teatro di Milano

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È dalla mattina del 27 marzo 2021 che il Piccolo Teatro, in via Rovello in pieno centro a Milano, è stato occupato. La giornata non è stata scelta a caso, dato che proprio il 27 marzo ricorre la giornata mondiale del teatro. Una cinquantina di persone, tra lavoratori dello spettacolo e studenti, ne hanno occupato il cortile in segno di protesta contro le misure adottate dal governo.

In particolare, quello che chiedono è un Parlamento Culturale Permanente, per riportare il lavoro delle attività culturali come urgenza sociale, perché sia prioritaria per il governo. L’iniziativa, denominata “Prove per uno spettacolo vivo” ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul settore. Così come per costruire una ripartenza sostenibile da tutti, a partire dai più fragili, considerando il lavoro come centralità e motore di tutte le categorie, non solo del settore culturale.

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