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Gli UFO esistono ma la scienza rifiuta di studiarli
Gli "oggetti volanti non identificati" restano tali perché non vengono studiati in maniera sistematica


Gli UFO esistono. Ma questo non significa che dobbiamo temere un’invasione aliena o credere in un’inverosimile cospirazione internazionale per tenere nascosti i contatti con gli altri pianeti. Gli UFO sono “oggetti volanti non identificati”, anche se oggi si preferisce chiamarli UAP (Unidentified Aerial Phenomena, quindi Fenomeni Aerei Non Identificati). Il 95% degli avvistamenti di oggetti nel cielo ha una spiegazione raggiungibile facilmente. Restano però un 5% di questi fenomeni che richiedono ulteriore studio per essere capiti e classificati: sono UFO (o UAP).

La loro esistenza non è più un mistero: sia la Marina che l’Esercito degli Stati Uniti hanno confermato degli avvistamenti. I militari hanno visto qualcosa nel cielo che non si muove come nessuno dei velivoli che conosciamo. Al momento non hanno una spiegazione, eppure sono pochi gli scienziati che hanno intenzione di ricercarla.

UFO: fenomeni che si possono spiegare solo con lo studio scientifico

Nei video che emergono in rete e che l’Esercito degli Stati Uniti non riesce a spiegare si vedono oggetti che viaggiano incredibilmente veloce, oppure che hanno forme e movimenti mai visti prima. Nella maggior parte dei casi ci sono articoli online che analizzano le informazioni nel video, dando spiegazioni varie: può essere un uccello, un jet distante, un pallone aerostatico. Da scettici, tendiamo a credere a questo genere di spiegazioni. Il punto è metodologico: perché queste discussioni avvengono su internet fra non esperti o all’interno di incontri segretati delle Forze Armate? Quando non riusciamo a spiegare i fenomeni, negli ultimi 400 anni almeno, abbiamo usato una metodologia testata: la scienza.

L’esigenza di non rivelare questi “incontri ravvicinati del terzo tipo” finché si pensa siano aeromobili nemici è capibile. Ma le dichiarazioni del Pentagono espongono chiaramente che non pensano che questi oggetti siano droni super avanzati costruiti in Cina, Russia o Iran. Se la segretezza non è più necessaria per la sicurezza nazionale di chi scopre il fenomeno, perché non chiedere aiuto alla comunità scientifica?

Lo studio degli UFO non è un’esigenza nuova

La necessità di dare una spiegazione ai fenomeni aerei non identificati non nasce su questa pagina web. Il primo tentativo di organizzare la comunità scientifica per lo studio degli UFO risale agli anni ’60 del secolo scorso. Tra il 1966 e il 1968 l’Aviazione americana aveva commissionato una ricerca all’Università del Colorado, guidata dal fisico Edward Condon. Il “Condon Report” disse che lo studio di questi oggetti era privo di interesse scientifico.

Già l’anno successivo, nel 1969 in cui sbarcammo sulla Luna, il Congresso degli USA mise insieme le migliori menti per rivalutare il problema. Il professore di astronomia alla Cornell e divulgatore scientifico Carl Sagan concluse che l’ipotesi che questi fenomeni non spiegati fossero dovuti alla presenza aliena sulla Terra era improbabile. Tuttavia, disse che gli UFO (o UAP) fossero meritevoli di ricerca scientifica.

carl sagan congresso
Carl Sagan nel 1985

Sagan però fece già in quell’occasione notare di aver trovato una “forte opposizione” da parte degli altri scienziati che temevano di dare “credito a idee ‘non-scientifiche'”. Nonostante lui non credesse affatto alla presenza aliena, rimase perplesso riguardo questo approccio che secondo lui fomentava i miti trasformando “l’UFOlogia in quasi una religione”, quando invece si sarebbero dovute trovare spiegazioni scientifiche.

Sembra che la comunità scientifica abbia preso la questione reputazionale sul serio, preferendo non esporsi. Tanto che nel 1998 un altro pannello di scienziati si è  dovuto riunire alla Stanford University per dire che “ovunque ci siano osservazioni non spiegabili, c’è una possibilità per gli scienziati di imparare qualcosa di nuovo studiandole“. In quell’occasione la comunità scientifica aveva anche concluso che le relazioni con la “UFO community” potrebbero essere produttive e che sarebbe desiderabile un “sostegno istituzionale”. Le teorie strampalate si combattono con teorie scientifiche provate dai fatti, non evitando l’argomento.

Oggi però alcuni ricercatori si ritrovano a chiedere nuovamente sostegno alla comunità scientifica per analizzare il problema. Perché?

Nessuno scienziato vuole studiare gli UFO

Una ricerca sistematica potrebbe svelare l’arcano dietro questi eventi. Gli analisti informatici possono fornire informazioni sui video, gli ingegneri aerospaziali sugli strumenti di rilevazione e le spiegazioni tecniche. I fisici possono analizzare i movimenti, i meteorologi i fenomeni aerei. Lo sforzo dell’intera comunità scientifica potrebbe scartare rapidamente tutte le informazioni falsate o facilmente spiegabili e avrebbe la possibilità di fare qualche scoperta interessante. Magari un fenomeno atmosferico mai studiato o un effetto di rifrazione ottica che spiega altri fenomeni.

UFO studio spiegato
UFO spiegato: uno “spettro rosso” dovuto ad una tempesta di fulmini

La natura “effimera” degli UFO porta problemi nello studio di questi eventi. Non c’è modo di replicare un fenomeno in laboratorio se non sappiamo cos’è. Identificare e analizzare questi oggetti è complicato. Ma lo stesso vale per la stragrande maggioranza dei fenomeni astronomici: eppure abbiamo sviluppato apparecchiature capaci di individuare esplosioni di raggi gamma e onde gravitazionali.

Il limite più importante per lo studio degli UFO non è metodologico. Il problema è reputazionale. Il mondo degli UFO si è popolato negli anni di persone senza background accademici che hanno confuso la reticenza a parlare del fenomeno per una cospirazione per nascondere la presenza aliena sul nostro pianeta. Questo porta le istituzioni universitarie e i ricercatori ad allontanarsi da questo campo di studio. Temono di essere sminuiti dai pari e soprattutto dalla stampa generalista, che finirebbe per tacciarli di complottismo o credulità.

Presente e futuro degli studi sugli UFO

La stigma per la ricerca sugli UFO continua anche oggi. Tuttavia, proposte per studiare questi fenomeni aerei che non riusciamo a spiegare si stanno ampliando. Il progetto norvegese Project Hessdalen cerca di dare sistematicità agli eventi osservati, provando a distinguere i fenomeni in base alla caratteristiche. L’italiano Massimo Teodorani ha pubblicato uno studio sugli UFO osservati nel nostro Paese, mettendo in evidenza i problemi nella metodologia e come affrontarli.

Lo studio degli UAP sta prendendo sempre più piede, nonostante sia ancora visto con scetticismo. Qualcuno dei ricercatori vede in questi studi la possibilità di trovare davvero prove della presenza aliena sulla Terra. La maggior parte di queste persone invece parte da un presupposto molto meno esoterico: cercare la spiegazione di un fenomeno. Il domandarsi “come funziona” è la base della ricerca scientifica.

Carl Sagan era scettico riguardo la spiegazione extraterrestre (come chi scrive). Era solito dire che “dichiarazioni straordinarie richiedono prove straordinarie” e le prove che gli UFO siano astronavi aliene sono minuscole ad essere generosi. Ma credeva che non analizzare questi fenomeni sarebbe stato anti-scientifico. Diceva che “gli scienziati sono particolarmente tenuti ad avere una mente aperta; questo è la linfa vitale della scienza”. Il fatto che questi oggetti o fenomeni siano Non Identificati non significa sia impossibile identificarli, se si applica il metodo scientifico.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.