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Facebook accusato di sessismo negli annunci di lavoro

Ancora un’accusa per Facebook, sanzionato per aver infranto le leggi sull’uguaglianza nella gestione degli annunci di lavoro. Un recente esperimento, infatti, ha dimostrato che quasi tutti gli utenti che hanno visualizzato gli annunci per meccanici sono uomini. Mentre gli annunci di ricerca di infermiere sono stati visualizzati per lo più da donne. Dal canto suo, la piattaforma ha ammesso che l’algoritmo mostra i contenuti alle persone che potrebbero essere più interessate. Proprio per questo, il social si è difeso duramente dalle accuse di sessismo mosse dalla Global Witness: “Il nostro sistema tiene conto di diversi tipi di informazioni per cercare di offrire alle persone annunci a cui saranno maggiormente interessati“.

Facebook accusato di discriminazione per gli annunci di lavoro

Già nel 2019, negli Stati Uniti, è stata intentata una causa legale contro Facebook riguardo ad alcuni annunci contenenti messaggi discriminatori riguardo l’etnia. Da allora la piattaforma ha deciso di non condividere più contenuti discriminatori negli Stati Uniti e in Canada. Naomi Hirst, che ha guidato l’indagine di Global Witness, ha dichiarato che “il fatto che sia possibile farlo su Facebook nel Regno Unito è particolarmente scioccante“. Dal canto suo, infatti, la compagnia ha portato avanti un esperimento per dimostrare che la piattaforma è discriminatoria nella proposta di annunci di lavoro. Per l’occasione, Global Witness ha condiviso 4 annunci relativi a ricerche effettive: infermieri, piloti, meccanici e psicologi.

E l’algoritmo del social li ha mostrati agli utenti in queste percentuali:

  • meccanici, 96% uomini
  • infermiere, 95% donne
  • piloti di linea, 75% uomini
  • psicologi, 77% donne.

E questo comprometterebbe di gran lunga la libertà degli utenti. D’altronde, una donna avrebbe pochissime possibilità di incontrare l’annuncio di lavoro per meccanico, anche se volesse praticare questa professione. Global Witness ha chiesto allora all’avvocato Schona Jolly QC di esaminare le sue prove. E in una presentazione alla Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani del Regno Unito, ha scritto: “Il sistema di Facebook stesso può, e sembra, portare a risultati discriminatori“. E anche Ravi Naik, avvocato della compagnia, ha dichiarato qualcosa di simile: “L’intero modello di business di Facebook è la pubblicità e se quel modello di business si traduce in pratiche discriminatorie, ciò mina la capacità di Facebook di operare correttamente in questo Paese“. Cosa succederà ora alla piattaforma quindi?

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Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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