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News a pagamento su Facebook? Il social torna sui suoi passi

Sarà modificata la legge sul pagamento delle notizie agli editori, oggetto di un duro scontro

Nei prossimi giorni Facebook Australia revocherà il blocco sulle news. Il governo emenderà la legge secondo la quale le grandi aziende del web dovranno pagare i media ogni volta che condivideranno un loro contenuto.

Facebook Australia: il ritorno delle news

La polemica rovente è dunque destinata a placarsi: Facebook tornerà sui suoi passi e gli utenti australiani riavranno le loro news sulla popolarissima piattaforma di Mark Zuckerberg.

Il ministro delle finanze australiano Josh Frydenberg e i vertici di Facebook hanno annunciato di aver raggiunto un compromesso su alcuni aspetti fondamentali della legge. “Come risultato di questi cambiamenti”, ha dichiarato Will Easton, direttore generale di Facebook Australia, “possiamo adesso lavorare a nostri investimenti futuri nel giornalismo di interesse pubblico e ripristinare le news su Facebook per gli australiani, già dai prossimi giorni”.

I motivi della disputa

Come abbiamo riportato in altri articoli, una proposta di legge sull’editoria ha chiesto a Facebook e Google di pagare per la pubblicazione di contenuti provenienti dai siti d’informazione. Alla base della proposta c’è la volontà di tutelare le aziende e i lavoratori dei media messi in crisi dallo strapotere delle aziende big di Internet. Basti pensare che, su 100 dollari spesi in Australia per la pubblicità online, 28 finiscono nelle tasche di Facebook e ben 53 in quelle di Google.

Australia

La mossa di Facebook

Come reazione alla proposta di legge, il social fondato da Zuckerberg ha preso una decisione estrema, attirandosi un coro di critiche provenienti non solo dall’Australia.

A partire da giovedì 18 febbraio gli utenti di Facebook Australia si sono trovati senza news. Inoltre, forse per errore, sono state oscurate anche diverse pagine di importanti informazioni istituzionali. Per l’occasione Scott Morrison, primo ministro australiano, ha addirittura accusato l’azienda di Menlo Park di “bullismo”.

“L’Australia stabilisce le regole su ciò che può essere fatto nel Paese. È il nostro Parlamento che decide”, ha pubblicamente dichiarato il premier. “Le persone che sono disposte a lavorare in questo contesto in Australia sono le benvenute. Ma non ci pieghiamo alle minacce”.

Facebook Australia: cosa prevede l’emendamento

L’accordo è dunque arrivato grazie a un emendamento alla legge. Secondo cui Facebook non andrà incontro ad alcuna penale se dimostrerà di aver stretto un numero sufficiente di accordi con i media per il pagamento dei contenuti. Oltre a ciò, Facebook e gli altri colossi della Rete hanno un mese di preavviso per conformarsi alla legge.

Will Easton si è dichiarato soddisfatto: “Dopo ulteriori discussioni, siamo lieti che il governo australiano abbia accettato una serie di modifiche e garanzie che affrontano le nostre preoccupazioni principali, per consentire accordi commerciali che riconoscono il valore che la nostra piattaforma fornisce agli editori rispetto al valore che riceviamo da loro”.

Facebook Australia, che secondo le fonti locali sarebbe già in uno stadio avanzato nelle negoziazioni con molti editori australiani, dovrebbe ripristinare quanto prima le sue news.

Facebook

Il caso dell’Australia e la proposta di Microsoft

Non a caso lo scontro è avvenuto in Australia, patria della Newscorp della famiglia Murdoch, uno dei maggiori gruppi editoriali del mondo.

La legge in via di approvazione è guardata con grande interesse da tutto il resto del mondo. Il problema degli scarsi o assenti introiti degli editori nella condivisione delle loro news da parte dei giganti di Internet riguarda tutte le realtà.

A renderlo quanto mai scottante sono due fatti recentissimi. Uno è appunto il dietrofront di Facebook, che dovrà quindi prendere accordi con gli editori australiani, facendo così segnare un punto a favore del governo di Canberra.

L’altro è l’intervento nel dibattito di un altro colosso del settore, Microsoft. Un intervento dai contenuti certamente inattesi: l’azienda di Redmond si è infatti schierata dalla parte degli editori. E ha addirittura proposto di creare in Europa un sistema sul modello di quello australiano. La presa di posizione sembra dovuta al fatto che Microsoft è proprietaria di Bing, un motore di ricerca antagonista a Google. Mostrando una particolare sensibilità nei confronti degli editori, Microsoft punta probabilmente a guadagnare simpatie, e fette di mercato, anche nell’Unione Europa.

Nel frattempo, la questione della condivisione online delle news, e il relativo problema dei pagamenti agli editori, è un tema caldo anche negli Stati Uniti e in Canada. E Facebook, nonostante le parole di Will Easton, in Australia ha dovuto chinare il capo.

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Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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