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Dati biometrici violati: Facebook risarcirà 650 milioni di dollari

L’azienda ha memorizzato i volti di un milione e mezzo di utenti dell’Illinois senza chiedere il permesso

Privacy violata da Facebook ai danni di oltre un milione e mezzo di utenti dell’Illinois. L’azienda di Zuckerberg ha memorizzato e archiviato i loro dati biometrici grazie al riconoscimento facciale, senza mai aver chiesto il permesso ai diretti interessati.

I quali si sono riuniti in una class action, che dopo una luna querelle ha avuto la meglio. E Facebook dovrà rimborsare 650 milioni per la protratta violazione.

Scopriamo la cronologia di una battaglia legale che ha avuto inizio a Chicago nel 2015.

 

Facebook e la privacy violata: una vicenda lunga sei anni

La sentenza di condanna da parte del tribunale del distretto settentrionale della California è del 26 febbraio scorso. L’accusa per Facebook è di aver violato la legge sulla privacy riguardante le informazioni biometriche di 1,6 milioni di utenti dell’Illinois. L’azienda di Menlo Park sino al 2019 ha memorizzato e archiviato i dati del riconoscimento facciale all’insaputa degli utenti, violando in questo modo una legge dell’Illinois.

E gli utenti, riunitisi in una class action, hanno finalmente avuto ragione, e ottenuto un risarcimento complessivo di 650 milioni di dollari. Diciamo finalmente perché tutto ha avuto inizio nell’aprile del 2015.

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L’accusa dell’aprile 2015

L’impulso è stato dato nell’aprile del 2015 da una citazione in giudizio da parte dello studio legale dell’avvocato di Chicago Jay Edelson: l’accusa al social era di memorizzare i dati biometrici tramite riconoscimento facciale senza permesso preventivo, violando così il Biometric Information Privacy Act (BIPA), severa legge vigente nello Stato dell’Illinois.

I volti degli utenti venivano non solo scansionati ma anche archiviati per un futuro riconoscimento.

riconoscimento facciale e privacy

La class action del 2018

Negli anni la causa contro Facebook si è sviluppata, sino a trasformarsi in class action nel 2018, quando la competenza è passata dal tribunale di Chicago a quello della California.

Un anno dopo, nel 2019, Facebook è corso ai ripari, trasformando il tag tramite riconoscimento facciale in un’opzione attivabile, eliminando quindi la sua presenza di default.

La class action è stata condotta da ben 6,9 milioni di utenti dell’Illinois, anche se i moduli per la richiesta di risarcimento sono stati compilati solo da 1,6 milioni di aderenti all’azione collettiva.

L’esito della class action

Facebook non sarà soltanto tenuta a risarcire 650 milioni di dollari, di cui 97,5 copriranno le spese legali. Dovrà anche disattivare il riconoscimento facciale per tutti gli utenti che non hanno dato il consenso alle scansioni biometriche, e cancellare tutti i dati ottenuti impropriamente.

Il giudice James Donato ha definito la decisione del tribunale “una delle condanne più significative della storia per quanto riguarda la violazione della privacy”.

“È un grande traguardo”, gli fa eco l’avvocato Jay Edelson. Che ha dichiarato al Chicago Tribune. “La sentenza manda un messaggio abbastanza chiaro: in Illinois i diritti alla privacy biometrici sono qui per restare”.

riconoscimento-facciale

Facebook, il riconoscimento facciale e la questione della privacy

Anche i vertici di Facebook sono intervenuti in una nota dal tono conciliante. Dove si legge: “Siamo lieti di aver raggiunto un accordo in modo da poter superare la questione, è nell’interesse della nostra community e dei nostri azionisti”.

Tuttavia l’azienda ha un’altra preoccupazione, legata al prossimo lancio dei nuovi “occhiali intelligenti”.  Il vice presidente del reparto della realtà aumentata di Facebook, Andrew Bosworth, ha detto che “la società sta valutando i problemi legali e di privacy relativi al riconoscimento facciale per il suo prossimo gadget indossabile”.

Nel frattempo, The Guardian ha sollevato forti dubbi sull’utilizzo di questi wearable, sottolineando come il riconoscimento facciale possa essere utilizzato in maniera inappropriata, sino ad arrivare ad episodi di stalking.

La campagna contro il riconoscimento facciale

I problemi legati al riconoscimento facciale sono sfociati in questi ultimi giorni in una campagna per chiederne il divieto all’Unione Europea.

La campagna si chiama Reclaim Your Face, è partita lo scorso 17 febbraio e in Italia è portata avanti dal Centro Studi Hermes. L’obiettivo è quello di vietare l’uso delle tecnologie biometriche. Dice Laura Carrer di Hermes: “È come se le telecamere puntassero direttamente su di te. Prendono un dato biometrico e lo comparano con un archivio. Questo rischia di portare a un condizionamento delle nostra vita, anche inconscio. Le nostre giornate sarebbero uguali? Frequenteremmo le stesse zone della città? Gli stessi locali? Le stesse manifestazioni?”

Il sospetto è che i prossimi dispositivi indossabili di casa Facebook dovranno essere perfettamente a norma di privacy per non finire al centro di una nuova bufera.

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Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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