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Quanto siamo digitali? Ce lo svela una ricerca

Quanto e come navighiamo online? Siamo abbastanza protetti dalle truffe? Il risultato non è esattamente quello che ci aspettavamo

Quali sono le abitudini digitali degli italiani? Sappiamo tutti navigare online, tranne forse la mia bisnonna di 98 anni, ma non ci giurerei. Utilizziamo Whatsapp, Instagram, Google e i più evoluti (e giovani) di noi perfino Tik Tok e Twitch, lavoriamo in smartworking senza problemi (a parte quando salta la connessione del router), ci videochiamiamo su Zoom e facciamo conferenze e convegni via Teams. Ma siamo veramente in grado di farlo in sicurezza? A quanto pare, non proprio.

Occhio alla cybersecurity

Una recente ricerca condotta da Avira ha evidenziato che, dall’inizio della pandemia (e quindi dello smartworking, delle videoconferenze, dei film in streaming ecc ecc.), oltre la metà degli italiani ha acquistato un nuovo computer o un altro dispositivo tecnologico. Ottimo, direte voi, era ora! Vero, anche se a questa “digitalizzazione” non è seguito un’altrettanto importante consapevolezza dei rischi che possono celarsi dietro internet. Infatti, solo il 31% di noi ha installato un software di sicurezza informatica sui propri device o sulla rete domestica.

Sempre più connessi, quindi, ma non protetti dal cybercrimine e dalle truffe online. La ricerca, che ha coinvolto 2.000 persone maggiorenni residenti in Italia, Francia, Germania e Stati Uniti, ha sottolineato come da marzo ad oggi siano cambiati i nostri comportamenti digitali e il rapporto che abbiamo con gli altri. A questo però è abbinata una mancanza di consapevolezza delle minacce alla sicurezza associate al nuovo stile di vita online.

Meno di un terzo degli intervistati ha adeguato i propri strumenti tecnologici a livello di sicurezza, nonostante la stragrande maggioranza (73%) di essi utilizzi i dispositivi personali per lavoro o per far seguire le lezioni online ai figli. Dando per scontato che questo riflette il comportamento di noi tutti,  si capisce come siamo facili prede dei cyber criminali. Una categoria, questa, che ha approfittato alla grande del lockdown e del lavoro da remoto. Senza protezione e antivirus, ma anche senza una buona formazione sulla sicurezza informatica, siamo in balia di truffe e furto di dati sensibili.

Abitudini digitali degli italiani: come stanno cambiando?

La ricerca ha evidenziato come stia crescendo sempre più l’uso di PC (78% in più), tablet e smartphone (75% in più) per lavorare ma anche per socializzare. Metà degli intervistati ha acquistato un nuovo computer o un dispositivo personale durante i mesi della pandemia, mentre il 42% ha ottimizzato il proprio router e il 25% ha cambiato il proprio piano internet.

antivirus aviraCome c’era da aspettarsi, sono gli over 55 ad aver modificato maggiormente le proprie abitudini digitali. A causa del distanziamento sociale, gli anziani hanno utilizzato molto di più il computer e sono stati costretti ad imparare a usare le tecnologie moderne come mezzo di comunicazione con i propri cari, oltre che per essere aggiornati sull’evoluzione della pandemia.

Tuttavia, quasi la metà degli intervistati ha ammesso di essere molto o abbastanza preoccupato per i rischi legati alla sicurezza informatica durante il lavoro da casa, mentre pare che ben il 61% dei datori di lavoro non ha fornito ai suoi impiegati strumenti per proteggere la loro attività, nonostante l’elevato rischio di condivisione delle informazioni riservate e di violazione dei dati.

I rischi di una casa “smart”

Infine, nonostante più della metà degli italiani usi una Smart TV e il 29% sia in possesso di uno smart speaker, gli utenti in Italia non sono consapevoli dei rischi di sicurezza associati all’Internet delle Cose e il 40% ha ammesso di non proteggere i dispositivi della propria smart home.

Questo è ancora più grave in un’ottica futura in cui quasi tutte le nostre azioni passeranno dal digitale, da accendere il riscaldamento fino a programmare l’antifurto e pagare i nostri acquisti. Questo significa che dobbiamo darci una mossa per prevenire i rischi legati alla digitalizzazione. E sì, installerò Avira anche alla mia bisnonna di 98 anni.

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