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Facebook e fake news, tra atteggiamenti rigorosi e ambigui

Il social banna 20 milioni di bufale sul Coronavirus. Ma è sempre stato così virtuoso?

La notizia è freschissima e ve ne abbiamo già dato conto in un altro articolo: Facebook ha bannato 3.000 account di fake news sui vaccini.

Più precisamente, negli ultimi tre mesi il colosso di Menlo Park ha bannato 3.000 utenti che hanno ripetutamente infranto le regole sulla disinformazione condividendo bufale sul Coronavirus. La massiccia opera di rimozione ha coinvolto più di 20 milioni di contenuti. Inoltre, 190 milioni di post hanno ricevuto espliciti avvisi perché i loro contenuti erano parzialmente falsi, manipolati o privi di un adeguato contesto di riferimento.

Le fake news e il Covid

Ogni autocensura dei social nei confronti delle bufale è sempre benvenuta. Possiamo dirlo con cognizione di causa, dal momento che ormai da mesi con la nostra rubrica settimanale La bufala tech monitoriamo la disinformazione che appare sui social. E che negli ultimi tempi si è concentrata soprattutto sulla pandemia. I no vax hanno trovato terreno fertile nell’emotività della popolazione, scossa dal virus e da ciò che ne consegue.

Facebook fake news

Ecco quindi che la disinformazione da qualche mese a questa parte ha preso di mira in particolar modo l’efficacia della campagna di vaccinazione. Sono state diffuse notizie davvero bizzarre sui vaccini: dal fatto che lo Pfizer renda magnetici alla fantomatica apertura di campi nel Tennessee per internare i no vax.

Ma c’è da domandarsi se questa recente mossa di Facebook per isolare le fake news sia parte di un piano più strutturato, o se l’azienda in un passato anche recente abbia avuto atteggiamenti ben più morbidi nei confronti di chi diffonde disinformazione.

Joe Biden contro Facebook

È di poche settimane fa la tirata d’orecchi del presidente Usa Joe Biden a Facebook e più in generale ai social network, accusati nientemeno che di “uccidere persone” con la disinformazione.

La risposta di Facebook era stata dura: i social sarebbero i “capri espiatori” della Casa Bianca che ha “fallito l’obiettivo di vaccinazioni” che si era dato.

“Più di 2 miliardi di persone hanno visualizzato informazioni autorevoli sul Covid-19 e sui vaccini su Facebook: più di qualsiasi altro posto in Internet. Oltre 3,3 milioni di americani hanno anche utilizzato il nostro strumento di ricerca vaccini per scoprire dove e come ottenere un vaccino. I fatti mostrano che Facebook sta aiutando a salvare vite.”

Facebook e le fake news

Chi ha ragione tra Biden e Facebook?

O meglio: Facebook ha sempre fatto il massimo contro le fake news? A rileggere i nostri articoli in archivio, c’è il sospetto di un atteggiamento piuttosto ambivalente della piattaforma social rispetto alla disinformazione.

Facebook

Per esempio, prima lo scorso dicembre e poi all’inizio di febbraio avevamo segnalato la posizione intransigente di Facebook verso le fake news che riguardavano il Coronavirus. E che secondo la nota dell’azienda sarebbero state rimosse senza indugio.

Le notizie proseguivano con numeri mirabolanti: è di marzo l’annuncio della rimozione di ben 1,3 miliardi di account per disinformazione. E a maggio ecco la presentazione di una nuova strategia di oscuramento di chi propaga fake news su Facebook.

Tuttavia, a luglio (pochi giorni prima della rampogna di Joe Biden) il fulmine a ciel sereno: il procuratore distrettuale di Washington DC ha messo sotto inchiesta l’azienda di Zuckerberg, rea di non aver fatto tutto fatto il possibile per bloccare la disinformazione sulla campagna vaccinale contro il Coronavirus.

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Facebook e le fake news: innocenza o malizia?

Come interpretare questi dati oscillanti? Un punto di vista benevolo (forse sino all’ingenuità) potrebbe far dire che la mole di contenuti che quotidianamente viene riversata sui social è immane. E per quanto siano severe le operazioni di verifica e filtraggio, è fisiologico che un grosso numero di bufale sfugga al controllo.

A essere meno indulgenti, si può per esempio pensare alla recente e clamorosa mossa di Facebook, che ha bannato un gruppo di ricercatori intenti ad analizzare proprio le bufale presenti sul social di Menlo Park.

Forse l’azienda sta cercando un equilibrio complicatissimo tra censura e libertà d’espressione, che è il vero grande cruccio di ogni piattaforma social. Lo ha detto il presidente degli affari globali di Facebook, Nick Clegg: “Non possiamo eliminare il diritto delle persone in una società libera di esprimere riserve riguardo come è gestita la pandemia, anche perché il consenso scientifico cambia”.

Clegg ha aggiunto che Facebook non potrò mai diventare l’“assoluta polizia della verità”.

Anche perché, per dirla in modo semplice, più informazioni sono veicolate su un social, più utenti le leggono, commentano e condividono. Ma d’altronde lo stesso social non avrebbe alcun vantaggio nel perdere la credibilità accogliendo senza filtri qualunque contenuto. L’equilibrio difficile di cui parla Nick Clegg non è quindi qualcosa che Facebook e i suoi competitor subiscono passivamente. Ma è semmai la più proficua strategia di sopravvivenza.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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